Le Canzoni di Pasolini: Aisha Cerami e Nuccio Siano in concerto al Palazzo delle Esposizioni a Roma

Le canzoni di Pasolini - concerto Ph Roberta Gioberti

Le canzoni di Pasolini – concerto Ph Roberta Gioberti

Lo scorso 17 maggio la Rotonda del Palazzo delle Esposizioni a Roma ha ospitato l’evento intitolato “Le canzoni di Pasolini – concerto” con Aisha Cerami e Nuccio Siano, accompagnati da Andrea Colocci al contrabbasso, Roberto Marino al pianoforte e Salvatore Zambataro alla fisarmonica e clarinetto. Un appuntamento speciale, studiato nel dettaglio, per raccontare l’immenso talento di Pier Paolo Pasolini attraverso il suo amore per la musica. Le voci di Aisha Cerami e Nuccio Siano si sono fatte interpreti del ricco e variegato rapporto di Pasolini con la forma canzone.

Le canzoni di Pasolini - concerto Ph Roberta Gioberti

Le canzoni di Pasolini – concerto Ph Roberta Gioberti

Le parole: il più grande tesoro di Pasolini che, attraverso la sua inconfondibile genialità, riusciva a declinare, destinandole alla letteratura, al cinema, al teatro, alla musica. Un’esperienza sensoriale, un happening culturale a 360 gradi, realizzato con cura e passione. Ad accompagnare una nutrita scaletta anche proiezioni di video e fotografie rare per offrire al pubblico un ritratto fedele di una delle figure intellettuali più importanti del XX secolo. “Meditazione orale”, “C’è forse vita sulla terra”, “Valzer della Toppa”, “I ragazzi giù nel campo”, “Tango de li sette voci”, “Ballata del suicidio”, “Uccellacci e uccellini”, “Cosa solo le nuvole” sono i piccoli tasselli che, ad uno ad uno, hanno ricostruito esperienze, avventure, sofferenze, emozioni, riflessioni. A seguire “Beguine”, “Ay Desesperadamente”, “La rabbia del poeta”, “Notturno”, “Macrì Teresa detta Pazza”, “Teddy Boy”, “Cristo al Mandrione” e, infine “Soldato di Napoleone”. Canzoni scritte per il cinema, canzonette scritte tanto per divertirsi, poesie messe in musica, firmate da artisti eccellenti quali Morricone, Umiliani, Piccioni, Endrigo, Modugno, Hadjidakis, Fusco e De Carolis, oltre allo stesso Roberto Marino. Questi testi rappresentano solo alcuni dei frutti maturati da una mente sempre in fermento, sempre in fase di osservazione, studio, riflessione e soprattutto azione. Sarà forse anche per questo che la personalità di Pasolini venne ritenuta spesso scomoda a causa della diversità e della radicalità delle sue idee sulla società italiana.

Le canzoni di Pasolini - concerto Ph Roberta Gioberti

Le canzoni di Pasolini – concerto Ph Roberta Gioberti

L’evento rientra all’interno del programma di “Pasolini Roma”, la mostra visitabile fino al 20 luglio 2014, organizzata dall’Azienda Speciale Pala Expo, in coproduzione con il Centro de Cultura Contemporània di Barcellona (CCB), la Cinémateque Francaise di Parigi e il Martin-Gropius-Bau di Berlino, con l’appoggio del programma CULTURA dell’Unione Europea e promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica. La mostra sarà organizzata cronologicamente in sei sezioni, dall’arrivo dello scrittore a Roma nel 1950, fino alla notte della sua tragica morte ad Ostia nel novembre del 1975. Di tappa in tappa si ritroverà il filo conduttore che permetterà di tracciare il percorso dell’incredibile vitalità creativa di un artista straordinario, “un autore europeo, un personaggio sempre attuale in grado di parlare agli italiani, così come ai tedeschi, ai francesi e agli spagnoli”.

Info:

Pasolini Roma

Fino al 20 luglio 2014
Palazzo delle Esposizioni – via Nazionale, 194

Orari: Domenica, martedì mercoledì e giovedì: dalle 10:00 alle 20:00; venerdì e sabato: dalle 10:00 alle 22:30; Lunedì chiuso

Prezzi: Intero 12 Euro; ridotto 9,50 euro. Permette di visitare tutte le mostre in corso al Palazzo delle Esposizioni

Informazioni e prenotazioni: singoli, gruppi e laboratori d’arte: tel. 06/39967500; scuole: 848082408
www.palazzodelleesposizioni.it - www.pasoliniroma.com

Fotogallery a cura di: Roberta Gioberti

Le canzoni di Pasolini - concerto Ph Roberta Gioberti

Le canzoni di Pasolini – concerto Ph Roberta Gioberti

Le canzoni di Pasolini - concerto Ph Roberta Gioberti

Le canzoni di Pasolini – concerto Ph Roberta Gioberti

Le canzoni di Pasolini - concerto Ph Roberta Gioberti

Le canzoni di Pasolini – concerto Ph Roberta Gioberti

Le canzoni di Pasolini - concerto Ph Roberta Gioberti

Le canzoni di Pasolini – concerto Ph Roberta Gioberti

Le canzoni di Pasolini - concerto Ph Roberta Gioberti

Le canzoni di Pasolini – concerto Ph Roberta Gioberti

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Le canzoni di Pasolini – concerto Ph Roberta Gioberti

Le canzoni di Pasolini - concerto Ph Roberta Gioberti

Le canzoni di Pasolini – concerto Ph Roberta Gioberti

 

 

 

 

 

 

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band in “Area Mediterranea”

Vi proponiamo una nutrita fotogallery dell’evento che si è svolto lo scorso 9 maggio presso  l’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Area Mediterranea

con

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band
con la partecipazione del World Spirit Orchestra
special guest: Rodolfo Maltese

Dal ‘melòs’ delle loro radici legate al Mediterraneo, all’Atlantico della musica americana (nord e sud) questi due percorsi paralleli, attraverso il mare, si incontrano ed ecco che nasce la presentazione comune di due progetti discografici apparentemente lontani ma che si sono sviluppati in un contesto culturalmente omogeneo.

Fotogallery a cura di: Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

 

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

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Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Arb Trio e Mario Donatone & Giò Bosco Band Ph Roberta Gioberti

Concerto Primo Maggio Roma: il cast definitivo e le storie

primo maggioAccordi e disaccordi delle nostre radici, della nostra memoria e del nostro domani”. Sarà questo il tema artistico dell’edizione 2014 del concerto del Primo maggio, che si terrà in Piazza San Giovanni a Roma. Condotto dal regista e attore Edoardo Leo, la giornalista e scrttrice Francesca Barra e Dario Vergassola, l’evento sarà trasmesso in diretta tv su Rai 3 dalle 15 alle 19 e dalle 20 alle 24. Si tratterà di un omaggio alla storia del nostro Paese attraverso la musica di grandi artisti e la voce di importanti ospiti tra cui Aldo Cazzullo, Carlo Petrini, Giancarlo De Cataldo, Federica Sciarelli e Gildo Claps, Max Paiella, Nino Frassica (che sarà protagonista anche di un set musicale), Gherardo Colombo, Maurizio Maggiani, Paola Minaccioni, Livia Travia e Paolo Tumolo, Marzia Ercolani. Gli ospiti saranno accompagnati dai solisti Mimmo Epifani, Alfredo Verdini, Giuliano Gabriele, Lucia Cremonesi, Fabrizio Bosso, Francesco Loccisano, Attilio di Giovanni per raccontare delle storie speciali.

Sul palco tanti rappresentanti della musica italiana: Clementino, Bandabardò, Piero Pelù, Rocco Hunt, Riccardo Sinigallia, Tiromancino, Modena City Ramblers, Stefano Di Battista e 50 sax del Conservatorio di Santa Cecilia, Velvet, Orchestraccia con Sabrina Impacciatore, Agricantus, Statuto, L’Orange, Francesco Di Bella, Taranproject con Daniele Ronda, Perturbazione, Brunori Sas, Enrico Capuano, P- Funking, Levante, Alberto Bertoli, Piotta, Kachupa, Crifiu. Per il contest 1MFESTIVAL, nato in difesa e a sostegno delle musica dal vivo con l’utilizzo della rete, sul palco anche i finalisti Bastian Contrario, Kutso e Disco Sock.

 Di seguito tutte le storie che troveranno spazio nel corso della lunga maratona musicale e che, come accennato sopra, saranno interpretate dai numerosi ospiti invitati:

Il combattente

Lo scrittore Giancarlo De Cataldo racconterà la funambolica evasione dal carcere di Sandro Pertini durante la guerra. Sarà accompagnato dai mandolini di Mimmo Epifani e Giuseppe Grassi che suoneranno un brano ispirato alla colonna sonora del film “Il mandolino del Capitan Corelli”. Il ritratto di Pertini prenderà forma dalle mani della sand-artist Silvia Emme che lo rappresenterà con la sabbia.

Freedom

Gherardo Colombo in “Freedom… Imparare la libertà” con Sara Colombo, Dj Neelo e Cosimo Damiano Damato e performance live di Tommaso Piotta. In scena Gherardo Colombo ci ricorda il professor John Keating de “L’attimo fuggente”, racconta la libertà con la stessa passione e guitto poetico di Robin Williams. Colombo si rivolge al suo “Todd”, un giovane ragazzo disincantato (Cosimo Damiano Damato) che cerca di capire il valore della libertà in un mondo di “diritti negati”. A scandire lo spettacolo la performance live del rapper Piotta. Colombo racconta anche la bellezza e la poesia della Costituzione che in scena assume le sembianze di una giovane ragazza (Sara Colombo) regalandoci pagine di grande poesia civile.

Livia Travia e Paolo Tumolo

Livia e Paolo si sono conosciuti sul posto di lavoro. Un grande hotel romano dove Paolo ha messo la sua esperienza di cameriere di sala al servizio della tirocinante Livia. Da lì è nata un’amicizia, un’amicizia che ha superato con naturalezza gli ostacoli delle diversità. (Da questa esperienza è nato anche il programma televisivo Hotel 6 Stelle)

Ritorno al lavoro

Edoardo Leo e Francesca Barra raccontano la storia di Marcello e di tanti lavoratori in mobilità come lui che grazie ai corsi di formazione finanziati da Fondimpresa hanno trovato un nuovo posto di lavoro. La storia è tratta dal libro“Dal Fondo in poi. Storie di rinascita in tempo di crisi”. Fondimpresa, il Fondo per la formazione continua di Confindustria Cgil Cisl e Uil, ha finanziato finora l’aggiornamento e la riqualificazione di 3 milioni di lavoratori sui temi essenziali per il lavoro: dall’innovazione tecnologica alla sicurezza. Alcune iniziative sono state dedicate ai lavoratori in mobilità: la storia di Marcello è la storia di altre 8mila persone rimaste senza lavoro che hanno trovato, nella formazione mirata, una nuova possibilità di futuro. Il racconto sarà accompagnato dalle percussioni di Alfredo Verdini (hang drum) che suonerà una sincronizzazione ritmica ispirata a “Koyaanisqatsi” di Philip Glass. Il “ritorno al lavoro” prenderà forma visivamente dalle mani della sand-artist Silvia Emme.

Sono qui per mio padre

“Sono qui per mio padre”, suggestiva rievocazione di un primo maggio di 50 anni fa, scritta e letta dall’autore, Maurizio Maggiani. Un Primo Maggio dove lui bambino con il vestito buono viene preso per mano dal padre e portato in un corteo dei lavoratori come “Un re e il suo principino”. Il testo è un inedito e verrà accompagnato dall’organetto di Giuliano Gabriele e la viola di Lucia Cremonesi che suoneranno “L’Inno dei lavoratori” scritto nel 1886 da Filippo Turati. La sand-artist Silvia Emme rappresenterà con la sabbia questo Primo Maggio di tanti anni fa.

Elisa Claps

La giornalista Federica Sciarelli intervista Gildo Claps, il fratello della giovane Elisa scomparsa a Potenza, la sua città natale, il 12 settembre 1993 a soli sedici anni. Per sedici anni ne sono state perse le tracce finché il suo cadavere è stato rinvenuto nel sottotetto di una chiesa del capoluogo lucano il 17 marzo 2010. L’omicidio di Elisa Claps è un fatto di cronaca nera che ha interessato e continua a interessare opinione pubblica e media, divenendo uno dei casi simbolo del femminicidio. A raccontare sul palco del Primo Maggio la storia di Elisa il fratello Gildo che ne tiene viva la memoria. Il volto di Elisa Claps verrà rappresentato dalla sand-artist Silvia Emme che con la sabbia ne realizzerà il ritratto. Seguirà l’esibizione musicale del gruppo di Potenza Musicamanovella.

L’avventura di due sposi

“L’avventura di due sposi” racconto di Italio Calvino, tratto dalla raccolta “Gli amori difficili”. Due sposi, operai con inconciliabili turni in fabbrica, si incontrano solo per brevi momenti. Lettura di Edoardo Leo e Paola Minaccioni, accompagnata da Fabrizio Bosso alla tromba.

I due sindaci

Max Paiella porterà in piazza “i due sindaci” e canterà “I want to break free” (Rivoglio la DC) dei Queen, accompagnato da Attilio Di Giovanni alla tastiera.

Eroine

Il giornalista Aldo Cazzullo ricorderà le eroine partigiane che hanno lottato e perso la vita per la nostra libertà. La chitarra battente di Francesco Loccisano farò da sottofondo al racconto e la sand-artist Silvia Emme rappresenterà con la sabbia questo momento importante della nostra storia.

10.000 orti in Africa

Giornalista, scrittore, gastronomo, fondatore e presidente di Slow Food, Carlo Petrini sarà ospite del Concertone per raccontare il progetto della Fondazione Slow Food per i 10.000 in Africa. Realizzarli significa garantire alle comunità locali cibo fresco e sano, ma anche formare una rete di leader consapevoli del valore della propria terra e della propria cultura. In conclusione i Kachupa suoneranno “Siamo tutti africani” che è l’inno ufficiale di “Terra Madre 2014”.

Omaggio a Alda Merini

L’attrice Marzia Ercolani e il chitarrista Stefano Scarfone intrecceranno voci, suoni e melodie per omaggiare la grande poetessa Alda Merini portando sul palco un estratto del loro spettacolo tratto dal suo libro “L’altra verità: diario di una diversa”. La sand-artist Silvia Emme concluderà la performance scrivendo sulla sabbia “Anche la follia merita i suoi applausi”.

Nino Frassica

Nino Frassica leggerà la poesia di Ignazio Butitta che ricorda un primo maggio di tanti anni fa, il primo maggio del 1947, quando nella vallata di Portella della Ginestra vennero uccise undici persone. Il suo racconto verrà  accompagnato dal chitarrista Tony Canto.

Omaggio a Gabriel García Márquez

Edoardo Leo userà le parole di uno dei più grandi maestri del racconto, Gabriel Garcia Marquez, per sottolineare quanta forza può avere una storia. Ricorderà lo scrittore appena scomparso leggendo un suo racconto e Maurizio Filardo lo accompagnerà con la chitarra.

Alberto Bertoli

Alberto Bertoli tiene accesa la memoria del padre mettendo in contatto le loro canzoni, figlie a loro volta di un unico percorso che passa per le terre dell’Emilia e l’inquinamento e il terremoto che l’hanno colpita. Alberto canterà sul palco del Primo Maggio con le sue parole e con quelle di suo padre Pierangelo Bertoli.

Si rinnova anche quest’anno la collaborazione tra Radio2  e il Concertone del Primo Maggio:

Radio2 sarà la radio ufficiale dell’evento e sarà presente in Piazza San Giovanni con una diretta che inizierà alle 16:00 e terminerà a mezzanotte dell’1 maggio. Alla conduzione radiofonica e al commento della maratona musicale si alterneranno Lorenzo Scoles, Pier Ferrantini, Carolina Di Domenico, Massimo Cervelli, Nicoletta Simeone, Filippo Solibello e Marco Ardemagni.

Non mancheranno interventi dal backstage con interviste ai protagonisti della giornata. Radio2 Speciale Primo Maggio è a cura di Roberto Buttinelli e Rupert Bottaro.

“Gli Animali”, il nuovo singolo di Alessandro Mannarino

gli animaliDopo il clamoroso successo del “Supersantos Tour” e dello spettacolo intitolato “Corde: concerto per sole chitarre”, il giovane e talentuosissimo Alessandro Mannarino torna in pista con l’atteso terzo disco di inediti intitolato “Al Monte”, in uscita il prossimo 13 maggio  per Leave srl/Universal Music,  anticipato dal singolo “Gli Animali”, da oggi in rotazione radiofonica e disponibile negli store digitali.

Il nuovo singolo del cantautore romano rappresenta una brillante e controversa metafora del genere umano rivisitato e corretto alla Mannariniana maniera: “Gli animali ci somigliano? O siamo noi che somigliamo a loro? E in questa corsa a mangiarsi, annusarsi, inseguirsi, sbranarsi, ci sarà un modo per salvare la pelle?”,  si chiede Alessandro, mentre travolgenti sonorità latine si lasciano cullare da percussioni incandescenti e suadenti corde di chitarre cosmopolite. L’inconfondibile voce maschia e sensuale di Mannarino introduce, una dopo l’altra, una serie di immagini precise ma sempre dotate di significati traslabili all’interno di contesti figurati: Il coccodrillo è in cerca sempre di una preda. La preda fa di tutto perché lui la veda; il mondo dei media fagocita all’interno del proprio calderone gli esseri umani per poi ricacciarne fuori i resti mentre Il somaro va avanti e indietro da casa al cimitero.

Alessandro Mannarino 2014 Ph Simone Cecchetti

Alessandro Mannarino 2014 Ph Simone Cecchetti

I serpenti sono tanti, quasi quanto i santi. Cambiano i vestiti, son sporchi dentro, fuori eleganti. Stai attenta: parole forti per un monito diretto ed implacabile: fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, c’è bisogno di attenzione, premura e precauzioni per salvarsi dal bruttume che ci circonda.

Cambiano i governi ma non cambiano gli schiavi, scrive e canta lucidamente Mannarino, arrivando alla parte più intensa e più diretta dell’originale testo: Nonno, nonno posso farti una domanda sulla nostra vita dei pesci del mare? Perché ogni tanto qualche compagno scompare? Perché è stato preso dalla rete del pescatore. Ma ci sarà un modo per non farsi acchiappare? Bisogna saper distinguere la luce delle stelle da quelle delle lampare, a fornire il saggio responso è il vero Patriarca di casa Mannarino, una preziosa chicca che impreziosisce questo speciale assaggio di un album che si preannuncia ricco di contenuti.

Raffaella Sbrescia

Intervista ad Agnese Valle: “Anche oggi piove forte…”

agnese valle “Anche oggi piove forte…” è il titolo del disco d’esordio di Agnese Valle (in uscita il prossimo 11 aprile per l’etichetta Farfavole). Agnese  è diplomata in clarinetto al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma e ha conseguito numerosi masterclass e stage di perfezionamento musicali, canori e teatrali in Italia e all`estero. Il suo album rappresenta la fotografia del periodo storico corrente, in cui il brutto tempo sembra non avere fine, senza, tuttavia, rinunciare a nuovi moti di entusiasmo e di intraprendenza. Agnese Valle è anche supporter della campagna “Operazione fame”, promossa dall’organizzazione internazionale ActionAid, per la promozione del diritto al cibo in Italia e nel mondo, attraverso il videoclip del singolo “Lasciare riposare” che sarà proiettato, in anteprima, all’Asino che Vola di Roma il prossimo 11 aprile, in occasione della presentazione del disco.

Anche oggi piove forte…oltre che il titolo dell’album questo è anche un messaggio chiaro e forte?

Sì è un messaggio chiaro e forte perché racchiude la sintesi di questo momento, essere giovani, artisti e lavoratori in questo momento storico tutt’altro che semplice, “Anche oggi piove forte”…tuttavia ci attrezziamo!

Il disco è stato scritto da te e da Stefano Scatozza… cosa e chi raccontate in questi 13 brani?

Questo album racchiude un po’ tutto quello che mi è ronzato nelle orecchie fino ad ora. Potrei dire di aver raccontato la prima fase della mia vita a quattro mani con un grande amico, collega e maestro quale è Stefano Scatozza: dagli anni di conservatorio, agli ascolti da bambina, alle esperienze in orchestra a quelle da ascoltatrice e osservatrice di altre generazioni. Da un punto di vista musicale, abbiamo scelto di dividere il disco in 3 parti: ci sono dei piccoli interludi strumentali e la parte centrale del disco è quella dedicata al racconto vero e proprio.

Tu sei una clarinettista professionista, come motivi la scelta dei 3 divertissement strumentali inseriti nell’album?

La scelta di questi brani è dovuta alla voglia di dare spazio alla mia seconda voce, che è appunto il clarinetto, e, allo stesso tempo, volevo realizzare una fotografia di momenti al di fuori dello studio di registrazione: un brano è stato registrato durante una colazione a Colle Val d’Elsa, un posto vicino a dove eravamo stati a registrare, un altro è stato registrato durante una fase creativa mia e di Stefano, infatti è l’unico dei tre ad essere proposto in duo, chitarra e clarinetto. Il mio intento finale è stato quello di unire la parte ufficiale della registrazione a un momento di convivialità, di divertimento, di quotidianità.

Attraverso il brillante singolo intitolato “Lasciare riposare” detti le istruzioni per affrontare l’altro e sempre in relazione a questo brano, sei anche testimonial dell’ “Operazione Fame”, organizzata da Action Aid Italia… Ci racconti la genesi di questo brano e come stai vivendo questa esperienza?

 Partirei dal presupposto che secondo me l’artista non ha un ruolo fine a se stesso, la musica non deve solo preoccuparsi di se stessa deve, bensì,  partecipare al contesto storico e alla vita del proprio paese, io poi amo sposare cause inerenti anche ad altri ambiti oltre il mio. La ricetta che propongo in questo brano in qualche modo sostiene la campagna di Action Aid che prevede tutto un programma di educazione finalizzato a non sprecare il cibo. Da questa collaborazione è nato video, realizzato da Le Bain Production, che raccoglie e chiarifica una serie di cose.

Agnese Valle Ph Massimo Bottarelli

Agnese Valle Ph Massimo Bottarelli

In “Disposto a tutto” usi molte delle tipiche espressioni utilizzate nelle lettere motivazionali  di chi cerca lavoro ma soprattutto dai voce ad una richiesta di aiuto…

Canto questa canzone calandomi  nei panni di una portatrice neutra, non sono né maschio né femmina, sono un lavoratore con un curriculum privo di specializzazioni e qualifiche e,  nonostante l’inizio drammatico del brano, il ritornello torna sull’individuo che si mostra pronto a reinventarsi. Più passano i giorni e più trovo che questa canzone sia veritiera, la chiave è svegliarsi col piede giusto la mattina

Qual è il “lato caldo del letto”?

Il brano è ispirato ad uno dei racconti degli “Amori difficili” di Calvino in cui l’autore racconta la vita di una coppia di altri tempi che si rincorre all’interno di una routine giornaliera. Ho preso spunto da questa storia per raccontare un amore moderno, un amore dei nostri tempi in cui ci si rincorre, magari si vive distanti… Il lato caldo del letto è, quindi, quello che mantiene il tepore, il calore, la forma e l’odore dell’altro.

Chi è la “donna di pelliccia?

La protagonista del brano è una signora che vedo fin da quando ero bambina nel palazzo dove vivo, che in realtà è un enorme comprensorio con tante palazzine una interna all’altra. Le facce sono familiari ma spesso non si va oltre un buongiorno e un buonasera… La donna di pelliccia è una donna che ricordo da sempre, ha un aspetto bizzarro, sia nell’aspetto che nei modi, è difficile che parli, che comunichi con qualcuno, vive a metà strada tra una depressione alcolica e un mondo parallelo. Lei è l’emblema di tutte quelle conoscenze che ti risultano familiari ma che in realtà non conosci e su cui a volte ti ritrovi a fantasticare

Come mai omaggi Enzo Iannacci in “Io e te”?

Stranamente, pur essendo romana, sono cresciuta ascoltando anche  i cantautori milanesi che, alla fine, sono i più difficili… A mio parere Jannacci aveva un profilo artistico geniale e il brano “Io e te” mi è sembrato perfetto per creare un binomio con “Disposto a tutto”. La canzone è il ritratto di una realtà storica e sociale vista da una giovane coppia con tutte le problematiche annesse. Il brano è del ’79 e la cosa mi ha fatto molto riflettere, le tematiche affrontate sono assolutamente attuali e alla fine i due brani risultano complementari.

Come concili la tua attività performativa con quella di docente di propedeutica musicale, canto e clarinetto nelle scuole romane?

Insegnare è una cosa che mi piace moltissimo quindi cerco di farla bene lasciando sempre  il tempo necessario al mio progetto, che è prioritario per stare bene. Ho uno schema orario preciso però sono fortunata a fare un lavoro che mi piace e che è complementare alla mia attività artistica.

L’11 aprile presenterai il disco all’Asino che vola a Roma… tra gli ospiti dell’evento citiamo Renzo Rubino e Raffaella Misiti, come ti stai preparando al grande evento e come sarà strutturata la serata?

Sto praticamente facendo il conto alla rovescia! Sono orgogliosa di avere grandi artisti al mio fianco, Raffaella Misiti, in particolare, è una cantante straordinaria, una mia grande amica nonché mia maestra. Ci saranno dei duetti insieme agli ospiti per un battesimo festoso del mio progetto, l’organico sonoro sarà un quartetto, che è il mio gruppo, Stefano Scatozza sarà un ospite non ospite, in quanto parte della famiglia. Ci sarà anche Luca De Carlo e presenteremo il video di “Lasciare riposare”, prodotto da Le Bain…saremo tutti insieme e non vedo l’ora che arrivi il momento di salire sul palco!

Raffaella Sbrescia

Si ringraziano Agnese Valle e Artevox Musica per la disponibilità

I ritratti di… Roberto Panucci. L’intervista al fotografo delle emozioni sottopalco

Roberto Panucci

Roberto Panucci Ph. Fabrizio Caperchi

Roberto Panucci è uno dei fotografi professionisti più stimati d’Italia. La sua carriera, iniziata quando era ancora adolescente, lo ha visto protagonista di un percorso professionale estremamente variegato: dalla tradizionale camera oscura, Roberto è passato alla fotoriproduzione e alle arti grafiche conferendo un ulteriore aspetto di completezza alle sue competenze. Da tantissimi anni Roberto opera, con successo, nel mondo della fotografia musicale. Fotografo ufficiale di Pino Daniele e del concertone del Primo Maggio a Roma, Roberto collabora con alcuni dei più prestigiosi magazine specializzati in campo musicale. Sono centinaia i concerti che Panucci fotografa ogni anno attraverso la preziosa lente dei suoi super obiettivi ed è proprio per queste ragioni che l’abbiamo incontrato per conoscere i segreti, le problematiche e le soddisfazioni di un “ritrattista di note” come lui.

Roberto hai trascorso trent’anni e più dietro un obiettivo…Su cosa si orienta la tua ricerca visiva e come cambia in base al contesto in cui ti trovi ad operare?

Molte volte ti lasci trasportare dal momento, questo dipende anche dalla situazione e dal lavoro che stai facendo. In genere il lavoro durante i concerti è molto più difficile da gestire perché spesso abbiamo a disposizione solo uno, due o tre pezzi e, in un tempo minimo, devi riuscire a portare qualcosa di buono a casa. La cosa che sicuramente viene più naturale è lasciarsi trasportare, rapire da quello che succede di fronte a  te. Ognuno possiede, dentro di sé, il proprio modo di vede le cose ma, quando sei sottopalco, devi cercare di lasciare da parte i tuoi pensieri e gli eventuali problemi che attanagliano la mente. Il tuo compito è dedicarti anima e corpo a quello che succede sul palco.

Marco Mengoni Ph. Roberto Panucci

Marco Mengoni Ph. Roberto Panucci

Spesso le tue foto costituiscono un filo che unisce l’artista e lo spettatore, ti capita di pensare all’importanza che riveste il tuo ruolo?

Certo, ci penso spesso! Si tratta di un grande onore per me perché è una cosa bellissima. Secondo me riuscire a rendere anche un  solo decimo di quello che vedo e trasmettere alle persone che vedranno le mie foto i momenti e le emozioni, che ho il privilegio di poter vivere, spesso a pochi metri o addirittura  a una manciata di centimetri di distanza dagli artisti, è un dono molto prezioso. Magari alcuni di questi artisti sono degli idoli per tante persone mentre per noi, addetti ai lavori, non lo sono ed è molto importante cercare di lasciare da parte proprio questo. Molte volte capita, infatti, di fotografare qualcuno che non ci piace artisticamente ma, nonostante ciò, dobbiamo pensare di dover dare la possibilità alle persone di vedere qualcosa attraverso i nostri occhi. Gli strumenti di questo lavoro sono ovviamente le attrezzature che, insieme all’esperienza e all’intuito,  costituiscono le risorse fondamentali per riuscire nel nostro compito. Molte volte le persone ci scrivono, ci arrivano dei messaggi davvero emozionanti ed è in questi momenti che ci si rende conto del fatto che esiste una linea che collega l’artista che sta sul palco, noi che lo fotografiamo e le persone che, attraverso i nostri scatti, rivivono o si interfacciano con le loro emozioni.

Quanto e come cambia l’approccio tecnico e l’attrezzatura necessaria a seconda delle location in cui dovrai scattare le tue foto?

Ovviamente l’attrezzatura è cambiata negli anni e si è adattata anche ai cambiamenti del mio ruolo. Attualmente ho tre corpi macchina: una Nikon D3s, una D3 e una  D700, che ormai uso per le emergenze, poi ho una serie di ottiche professionali della Nikon: 14-24,  24-70, E 70-200, della serie Nano Crystal in f.2.8 fisso che, a qualsiasi distanza focale, mantiene nello zoom il diaframma minimo sempre a 2.8. Poi ho anche un duplicatore Nikon 2x ed è quello che sta sempre in borsa; se so che saremo molto lontani dal palco, uso quello perchè è  un ottimo compromesso tra qualità e luminosità e la perdita focale è veramente quasi impercettibile. Infine ho il 400 F  2.8 della Nikon, un gioiello che uso solamente quando mi trovo ad una notevole distanza dal palco. Per esempio artisti come  Madonna, Sting, Bruce Springsteen danno forti limitazioni di spazio mettendoci a 40-50 metri di distanza e questo obiettivo è l’ideale, anche se ha bisogno di un monopiede in grado di  reggere un peso fino ai 12 chili perché,  tra macchinetta, obiettivo e duplicatore arriviamo già a oltre 7 chili.

Giuliano Sangiorgi Ph. Roberto Panucci

Giuliano Sangiorgi Ph. Roberto Panucci

Cosa pensi del fatto che sempre più spesso ci siano sedicenti fotografi sottopalco?

Per risponderti a questo serve una piccola riflessione.

Questo è sicuramente un periodo particolare. Il dietro le quinte non è assolutamente conosciuto. Per andare avanti in questo mondo bisogna essere scaltri e flessibili. Spesso, infatti, mi chiedono cose un po’ particolari: ad esempio, in occasione del prossimo concertone del Primo maggio a Roma,  mi hanno chiesto, in qualità di fotografo ufficiale della manifestazione, di scattare e pubblicare delle foto in diretta;  con me ci sarà uno staff a darmi una mano e in pochi minuti manderemo gli scatti alla redazione del Primo Maggio che, a sua volta, posterà le foto sui social networks. Questa, che può sembrare una stupidaggine, implica l’utilizzo di un computer importante che normalmente  è un Mac che ha dei costi non indifferenti, a cui bisogna aggiungere tutto il resto, pulizie e manutenzione delle macchinette e degli obbiettivi… e son sempre cifre non indifferenti… a questa, e ad altre cose, non ci pensa mai nessuno e il professionismo si è un po’ perso. Quando faccio corsi e, oppure, vado in Sicilia, come socio Onorario di Castelbuono Arte&Immagine, partecipo a piccoli stage. Si tratta di chiacchierate poco tecniche, senza presunzione. Spesso, però, nascono dei discorsi che ruotano proprio intorno all’idea di poter frequentare la pazzesca  zona sottopalco. Alla fine di tutto questo ti devo dire che purtroppo il 90% dei ragazzi che si avvicinano a questo mondo chiede l’accredito per incontrare o vedere da vicino il proprio artista preferito. Questo è accettabilissimo però, spesso, non capiscono che più della metà dei fotografi svolge questa attività come un lavoro serio per riviste importanti e non per stare a cantare e a ballare. Molte volte questi personaggi ci sono d’impiccio perché non c’è tempo da perdere, facciamo un po’ per uno e ci dividiamo i punti strategici. Con Ligabue, ad esempio, il palco è alto almeno 2 metri ed è dotato di un impianto particolare, comprensivo di una terrazza in cui lavorano i cameraman e il fotografo ufficiale dell’artista. Ovviamente si tratta di cercare di beccarlo tra gli spazi vuoti e spesso abbiamo solo 7 minuti a disposizione. Proprio in questi casi ci si rende conto di quanto sia importante riuscire a svolgere comunque un buon lavoro in totale collaborazione tra tutti… ma senza cantanti e ballerini sottopalco.

Pino Daniele Ph. Roberto Panucci

Pino Daniele Ph. Roberto Panucci

Qual è la tua condizione ideale di lavoro?

Ovviamente quando sei fotografo ufficiale di un evento o di un artista hai a disposizione tutto il tempo e lo spazio che vuoi. Posso salire sul palco, come mi succede con Pino Daniele, con cui lavoro da due anni, posso muovermi tra i musicisti, sbuco nascosto dalle batterie e dagli amplificatori trovando angoli di visione che altrimenti è quasi impossibile avere, si tratta di un  premio alla fiducia da parte della produzione ed è proprio in questi casi che mi sento  in un angolo di paradiso.

Normalmente l’ideale è trovare un pit tranquillo in cui nessuno ci ronza intorno, in cui tutti abbiamo facilità di visione con un palco non troppo alto, senza troppi monitor. Esempio: al Rock in Roma il palco è altissimo, si tratta di almeno 2 metri, 2 metri e 10, le visioni sono molto frammentarie e non è facile lavorare per nessuno. Quando, invece, i palchi sono più comodi, riusciamo ad ottenere dei risultati davvero ottimi.

Skin Ph. Roberto Panucci

Skin Ph. Roberto Panucci

Ci parli della tua mostra personale “Dentro la musica?

La mostra è andata molto bene, è piaciuta  davvero molto sia al pubblico che alla critica specializzata. Stavolta non l’ho prodotta io bensì un locale romano, si tratta del LӧKoo, un’associazione culturale con belle idee, il loro ufficio stampa è una mia collaboratrice per cui si è trattato di un lavoro collettivo. La mostra è stata presa in considerazione anche dal Lanificio 159, sempre a Roma, e verrà riproposta probabilmente a maggio. Si tratterà di un evento con qualche ospite musicale importante che si esibirà dal vivo. Questo progetto mi ha regalato tante soddisfazioni, si tratta di un grande riconoscimento che mi riempie di emozione. Sono cose di cui non mi vanto e che non mi piace sbandierare, spero solo che quello che faccio venga riconosciuto e che passi prima di tutto l’emozione.

Dave Gahan Ph. Roberto Panucci

Dave Gahan Ph. Roberto Panucci

Qual è lo scatto migliore che hai realizzato e quello che vorresti realizzare?

Normalmente si dice che lo scatto che vorrei realizzare è quello che verrà. Questo è vero perché, in fin dei conti, quando fai 200 concerti l’anno per non cadere nella routine, cerchi un modo per andare avanti senza farti del male, artisticamente parlando. Devo ammettere di aver avuto dei momenti magici come, ad esempio, la foto in cui Robert Smith sembra avere un’aureola attorno alla testa o quella in cui, durante il Neapolis, riuscii a beccare uno sguardo incredibile di Skunk Anansie: lei saltava sul palco, ad un certo punto scomparve, il palco era molto basso, io mi guardai attorno e me la ritrovai a gattonare, correndo verso di me, a quel punto ho alzato la macchinetta più vicina che avevo e scattai tre scatti al volo, in manuale, ed è venuto fuori uno sguardo intenso a circa 2 metri da me, dritto dentro la macchinetta. In quell’occasione ho avuto un brivido perché poi subito dopo è scomparsa. Sono cose che ti rimangono dentro ed è bello riuscire ad avere questo tipo di scambio umano. Ci sono artisti freddi, quasi teatrali, che fanno le stesse cose, altre volte, invece, nasce anche un dialogo fatto di sguardi e di sorrisi tra noi che siamo sotto palco e loro che ci sono sopra e questo ci fa sentire considerati, al centro di uno scambio emotivo.

Qual è uno degli episodi più recenti che ti è rimasto nel cuore?

Lo scorso 7 marzo Craig David ha fatto un’esibizione dal vivo per Radio Rai 2 di cui non sapeva nessuno. C’eravamo io, lui ed il suo manager. Craig mi ha salutato subito, mi ha chiesto come mi chiamavo, ho potuto fotografarlo ad  metro e mezzo di distanza dalla consolle e queste foto hanno fatto grossi giri in soli due giorni. Dico questo non per vantarmi ma per sottolineare che sono molto contento del cammino che quelle emozioni sono riuscite a fare. Trovo giusto dire anche che 30 anni fa tutto questo non sarebbe stato possibile e che l’importante è non montarsi la testa e rendersi sempre conto delle cose che ci circondano. Ai giovani dico, invece, di farsi rispettare un po’ di più, di non limitarsi alla gloria dettata dai social. Bisogna avere il coraggio di farsi rispettare con educazione e di far comprendere il valore del  proprio lavoro.

Si ringrazia Roberto Panucci per la disponibilità

Raffaella Sbrescia

Fiorella Mannoia omaggia Lucio Dalla con “A te”

Fiorella Mannoia

Fiorella Mannoia

Lo scorso 27 febbraio è andato in onda “Canzone A te. Omaggio a Lucio Dalla”, il primo di alcuni speciali dedicati alla grande musica italiana, che andranno in onda su RAI 1. Protagonista della prima puntata, Fiorella Mannoia ed il suo omaggio a Lucio Dalla, un artista a cui lei era molto legata, specialmente dal punto di vista umano. Suddiviso per capitoli, scanditi da interventi parlati e stralci del concerto tenutosi lo scorso 23 dicembre presso l’Auditorium Parco della Musica a Roma, lo speciale, della durata di un’ora, si è trasformato in un prezioso racconto tra musica e parole: ricordi, aneddoti, incontri, screzi, riappacificazioni, emozioni di una vita.

mannoia 2Accompagnata dall’Orchestra Sesto Armonico, Fiorella Mannoia ha reinterpretato alcuni grandi successi di Lucio Dalla, contenuti anche in  “A Te”, l’album-tributo, registrato in presa diretta, che ha visto la partecipazione della band di Fiorella Mannoia e di cinque maestri che hanno curato gli arrangiamenti delle canzoni: Peppe Vessicchio, Pippo Caruso, Marcello Sirignano, Paolo Buonvino, Stefano Zavattoni. Sul palco con Fiorella anche le voci di Ron sulle note di “Felicità” e “Piazza Grande” e Alessandra Amoroso che ha duettato con Fiorella ne “La sera dei miracoli”.

mannoia 4Visibilmente emozionata, l’elegante Fiorella ci ha portato per mano lungo un sentiero di note e di sogni tra “Stella di mare”, “Milano”, “Tango”, “La casa in riva al mare”, “Cara”, “Chissà se lo sai”, “Sulla rotta di Cristoforo Colombo”, “Se io fossi un angelo”. Lei, scherzosamente chiamata Rosalba da Lucio, non ha tralasciato i particolari come la particolare intonazione del famosissimo ritornello di “Caruso”, purtroppo storpiato da tanti cantanti nel corso degli anni, ed una speciale versione di “Attenti al lupo”. «Lucio amava stare tra la gente, ascoltarla, viverla», ha spiegato Fiorella e, forse anche per questo, ha voluto inserire uno stralcio di quella speciale serata in Piazza Grande quando, insieme a Giuliano Sangiorgi, la cantante romana cantò “Anna e Marco”. Così Fiorella ha voluto omaggiare, a suo modo, l’uomo che “fischiava nel cappuccino” e saltava da un’ottava all’altra. Proprio lei,  che dice di aver ricevuto molto più di quanto potesse anche solo immaginare, ci ha fatto un  regalo davvero prezioso.

Raffaella Sbrescia

Il Gioco serio dell’arte: Finazzer Flory incontra Carlo Verdone

Continuano gli incontri de “Il Gioco serio dell’arte”, l’iniziativa promossa da Il Gioco del Lotto-Lottomatica, ideata e condotta da Massimiliano Finazzer Flory. Il prossimo appuntamento della rassegna culturale si terrà il prossimo 4 febbraio, alle 18.30, presso la Galleria Nazionaledi Arte Antica in Palazzo Barberini a Roma. Dopo aver interagito con i due grandi registi Paolo Sorrentino e Gabriele Salvatores, Finazzer Flory s’interfaccerà con Carlo Verdone, l’ospite del terzo appuntamento.
L’incontro sarà una proficua occasione di confronto in cui il noto l’attore, regista, sceneggiatore e doppiatore romano, in uscita con il film, intitolato “Sotto Una Buona Stella”, si confronterà con Massimiliano Finazzer Flory, attualmente impegnato con lo spettacolo “Gran Serata Futurista”, su cinema, arte e cultura. L’obiettivo della serata, ad ingresso libero fino ad esaurimento posti, sarà, come di consueto, una totale apertura verso il pubblico, con cui si ragionerà in modo serio e sincero, alla ricerca di “sentieri ininterrotti”…

I Muse nell’Olimpo del Rock

 

Imponente, maestoso, trascinante, entusiasmante. Il concerto che i Muse hanno tenuto lo scorso 6 luglio allo Stadio Olimpico di Roma, e che è stato filmato per la probabile realizzazione di un Dvd, rappresenta un grandioso scacco matto alla mediocrità imperante nel mondo.

Il trio britannico non bada a spese e trasforma lo Stadio in un pianeta rock: fantasie apocalittiche, scenari extraterrestri, 6 ciminiere sputafuoco, infiniti vulcani di coriandoli e sognanti scenografie danno vita alle manie di gigantismo dei Muse senza mai perdere di vista la vera protagonista dello show: la musica.
Un’enorme esplosione annuncia l’arrivo della band sul palco sulle note di Supremacy ed è subito incontenibile la carica entusiasta dei 60.000 presenti all’evento. La travolgente energia di Panic Station e la plateale ironia di Plug in Baby lasciano ballare anche i potenti del mondo: sugli schermi, in divertenti versioni caricaturali di cartoni animati,  Obama, Cameron, Merkel, Putin e Papa Francesco eseguono esilaranti coreografie mentre calpestano il mondo. Map of the Problematique e Resistance  tengono il ritmo senza dimenticare temi scottanti come la  geopolitica, le cospirazioni e il  controllo della mente, le delicate tematiche spesso al centro dei testi dei Muse. Veri e propri “Animals” sul palco, i tre suonano indemoniati mentre un banchiere in crisi viene risucchiato da una botola mentre migliaia di banconote della Zecca Muse vengono sparate a raffica inondando il prato, ormai oceano di braccia levate al cielo.
Un emozionante omaggio a Morricone con L’uomo con l’armonicaprepara l’ imponente cavalcata di Knights of Cydonia. Poi Dominic Howard alla batteria e Chris Wolstenholme al basso si concedono la cover strumentale Dracula Mountain, mentre Matthew Bellamy al pianoforte regala Explorers, rinunciando a Sunburn.
 Il concerto dei Muse è un affascinante viaggio tra le pietre miliari del prog, rock, musica classica, pop, elettrofunky e un inedito tuffo nel labirinto dubstep. Salti mortali tra emozionanti ballate e travolgenti jam strumentali  infiammano il pubblico: dopo le distorsioni di Hysteria, l’atmosfera si fa sinuosa con la cover Feeling Goodin cui una sensuale broker muore ingozzata di benzina lasciando ampio spazio all’immaginario erotico.
Si torna a The 2nd Law con l’ode alla paternità Follow me (un emozionato Matt spiega in italiano: «Questa canzone è per mio figlio»).

Poi ancora Liquid StateMadness: il celeberrimo Kaoss Pad integrato nella chitarra di Bellamy gli permette miracoli elettronici in grado di ipnotizzare il pubblico. L’intro di House Of The Rising Sun degli Animals è l’introduzione ad hoc per un classico senza tempo come Time Is Running Out, poi Stockholm Syndrome e la ballatona Unintended illuminano lo stadio di luci e sorrisi.

Guiding light e Matthew Bellamy, steso al suolo, sulle note di Blackout accompagnano la suggestiva coreografia di una ballerina che piroetta in aria, sorretta da  un’enorme lampadina volante. Gli assi nella manica non sono però finiti: subito dopo la travolgente Undisclosed Desires entra in scena il robot Charles  mimando un avvincente e fantascientifico scontro uomini contro macchine sulle note di Unsustainable.
Supermassive Black Hole, Isolated System e l’irresistibile Uprising sono le scariche elettriche finali, prima di lasciare i cuori esanimi del pubblico con la poesia di Starlight.
Quando il trionfo è così plateale viene spontaneo chiedersi cosa succederà dopo. Ma in fondo, perché domandarselo?

 

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