Classifica FIMI: Chiara ed i Tokio Hotel sono le novità della top ten

Fedez

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Rimane invariato il podio della classifica FIMI/GFK degli album più venduti in Italia con “Pop-Hoolista” di Fedez in testa, “Il Padrone della festa” di Fabi, Silvestri, Gazzè in seconda posizione e “Una nave in una foresta” dei Subsonica sul terzo gradino. In quarta e quinta posizione troviamo le  new entries della settimana con “Un giorno di sole” di Chiara Galiazzo e “Kings of Suburbia” dei Tokio Hotel. Sesto Francesco Renga con “Tempo reale”, seguito dai Modà con “Gioia. Non è mai abbastanza”. Lenny Kravitz scende in ottava posizione con “Strut” mentre Biagio Antonacci resiste al nono posto con “L’amore comporta”. Chiudono la top ten i Club Dogo con “Non siamo più quelli di Mi Fist”.

“Sweet talker”, Jessie J torna con un nuovo album di inediti. La recensione

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“Sweet Talker” è il nuovo album di Jessie J, l’artista che ha venduto, ad oggi, oltre 4 milioni di album e 20 milioni  di singoli nel mondo grazie soprattutto al disco di debutto “Who You Are”. Nominata ai GRAMMY® Award, premiata ai Critics Choice BRIT Award e al BBC’s Sound of 2011, Jessie J è stata Ambasciatrice alle Olimpiadi di Londra. Con “Sweet talker” l’artista ritorna sullo scenario musicale internazionale con un lavoro in cui traspare un approccio diverso, forse un po’ più distante dal songwriting degli esordi. Delle 15 tracce proposte nella versione standard del disco, ci sono almeno tre o quattro hit sicure anche se è nelle ballads che la potenza vocale di Jessie riesce a raggiungere i risultati migliori. Prodotto da Max Martin, Savan Kotecha, Ilya, Tricky, e The Dream, “Sweet Talker” si apre con “Ain’t Been Done”, una canzone energica, veloce  e con un testo grintoso. Decisamente riuscita la formula musicale di “Burnin’Up” (feat. 2 Chainz), un brano forte, sensuale, destinato a rimanere in loop a lungo. Non risponde, invece, alle aspettative la title track “Sweet Talker” mentre i ritmi ritornano ad essere travolgenti e scoppiettanti nel super singolo intitolato “Bang Bang” , in cui Jessie duetta con le colleghe e amiche Ariana Grande e Nicki Minaj, una hit che farà sicuramente da traino per quanto riguarda le sorti commerciali dell’intero disco.

Jessie J Ph Matt Irwin

Jessie J Ph Matt Irwin

La voce di Jessie ritorna finalmente protagonista in “Fire”, un’intensa ballad che evidenzia e mette in luce la potenza vocale della giovane artista e che, insieme ad un’altra bella canzone intima e delicata come “Personal”, ci offre l’occasione di avvicinarci di più agli aspetti meno artificiali della personalità piuttosto costruita di Jessie.  Le sovrastrutture ritornano in “Seal me with a kiss” (feat De La Soul), un brano intriso di richiami tipici degli anni ’80. Open names and sick games s’incrociano e si scontrano in “Said too much”, un testo furente e ricco di pathos che ritroviamo anche in “Loud” (feat. Lindsey Stirling). Ritmi filtrati dal groove r’n’b animano le parole di “Keep us together” anche se la parte conclusiva del disco offre davvero pochi che potremmo definire “memorabili”. Brani come “Get Away” e “Your loss I’m found” dimostrano, comunque, con efficace immediatezza il fatto che le ballads rappresentano il modo migliore con Jessie riesce a trasmettere qualcosa di più intimo e personale oltre all’ottima tecnica. In conclusione “Sweet Talker” non offre una svolta importante all’interno del percorso artistico di Jessie J anche se sono  comunque numerosi gli spunti offerti, sui quali l’artista dovrebbe lavorare per individuare la dimensione espressiva a lei più congeniale.

Raffaella Sbrescia

Acquista “Sweet talker” su iTunes

Video: “Bang bang”

“Snob”, la recensione del nuovo album di Paolo Conte

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 “Snob” è il titolo del nuovo album di Paolo Conte, giunto a distanza di 4 anni dal lavoro precedente e riassuntivo della nuova identità artistica di un cantautore abituato a stupire il proprio pubblico con una personalissima e spesso ermetica dimensione sonora e testuale. A comporre l’album sono quindici brani eterogenei, variopinti, immaginifici e metaforici. La chiave interpretativa di questo lavoro sta nella ricerca di una neanche tanto velata critica al modus vivendi contemporaneo. Sono tante le suggestioni letterarie con cui Paolo Conte spennella note e parole creando speziati connubi semantici. Momenti intimi e raccolti irradiano “Snob” che, sia nei fatti che nelle intenzioni, si presenta come un lavoro elitario e ricercato. Ad aprire le danze è la grinta giocosa di “Si sposa l’Africa”: una terra acerba adornata a festa con monili di legno saluta ed introduce “Donna dal Profumo di caffè”, un brano sornione e sensuale, inebriato da pensieri d’amore e dai vocalizzi dello stesso Conte che, a più riprese, si diletta ad utilizzare la sua stessa voce come un vecchio trombone.

Paolo Conte Ph Alessandro Menegatti

Paolo Conte Ph Alessandro Menegatti

Gli appassionati echi di migranti di “Argentina”, le erre arrotate del dandy che irrompe tra i provinciali della title track “Snob” si accompagnano ai ritmi swing e retrò di “Tropical” contrapponendosi in maniera piuttosto decisa al mood solitario ed intimista di “Fandango”. Surreale è la magica storyline di “Incontro”, riscaldata dal pathos e dall’intensità di “Tutti a casa”: “bimba, tu non sai tutto il freddo che ho nel mio cuore”, canta Paolo Conte, tra respiro che illude e caldi mugolii d’amore. L’imponenza ed il carisma dell’ assolo al sax in “L’uomo specchio”illumina e arrotonda gli spigoli delle tracce più introverse mentre le clessidre del ritmo di “Maracas” lasciano che lo spirito ripiombi in un vortice nostalgico. Piedi, mani, sguardi e anime si incrociano in “Gente” (CSIDN) mentre i sogni e le visioni di “Glamour” prendono nuovamente le distanze dal genere umano con un certo vigore. Originale e controverso il racconto proposto in “Manuale di conversazione”: un camionista peruviano dà un passaggio ad una donna dall’idioma indecifrabile testimoniando un fallimentare tentativo di comunicazione. A chiudere l’album sono le metaforiche “Signorina saponetta” e “Ballerina”, tangibili testimonianze di visioni artistiche eleganti e classicheggianti attraverso cui Paolo Conte si riconferma instancabile esploratore di geografie esistenziali e sentimentali.

Raffaella Sbrescia

Acquista “Snob” su iTunes

Video: ” Tropical”

Queste le prime date del tour:

25 Ottobre 2014 Legnano Teatro Galleria
30 Ottobre 2014 Bologna Teatro Europauditorium
9 Novembre 2014 Munchen(D) Philarmonie
11 Novembre 2014 Barcelona(E) Auditori
20 Novembre 2014 Parma Teatro Regio
27,28,29 Novembre 2014 Milano Conservatorio Verdi
4,5,6 Dicembre 2014 Roma Teatro Sistina
26,27 Gennaio 2015 Paris (F) Le Grand Rex
27,28 Febbraio 2015 Amsterdam Theater Carré
14 March 2015 Frankfurt (D) Alte Oper
16 March 2015 Vienna (A) Konzerthaus
30 March 2015 Genova Teatro Carlo Felice

Intervista agli Strani Giorni: “Portiamo avanti con impegno e leggerezza il nostro piccolo grande sogno”

 

Strani Giorni

Strani Giorni

Gli Strani Giorni compiono dieci anni di attività. Il sound del gruppo strizza l’occhio al rock d’autore e si esprime al massimo in occasione dell’attività live coinvolgendo il pubblico con grande energia. In quest’intervista la band presenta il proprio ultimo lavoro, intitolato “L’invisibile spazio”, raccontandosi ad ampio raggio.

 Ci raccontate, a grandi linee, questi 10 anni di musica e di vita vissuta insieme?
Per raccontare dieci anni di Strani Giorni bisognerebbe scrivere un libro di parecchie pagine. La nostra band è il frutto di una profonda amicizia e nasce con l’idea e la voglia di creare un proprio spazio virtuale dove poter condividere idee ed esprimersi senza nessuna forma di censura, emozioni, pensieri, stati d’animo. Dieci anni indimenticabili di musica condivisa in giro per l’Italia a far concerti e a partecipare a innumerevoli festival con la forza di rimanere sempre uniti e di portare avanti con impegno e leggerezza il nostro piccolo grande sogno. Al nostro attivo abbiamo un Ep  “Strani Giorni” (2008) e due LP  “Un Passo Avanti” (2010) e “L’invisibile spazio” (2014).

Come siete riusciti a ritagliarvi un vostro spazio all’interno della sconfinata realtà musicale romana?
Credendo molto in noi stessi, mettendo passione ed entusiasmo in quello che facciamo; la nostra forza crediamo risieda proprio nel sound, nell’energia, nella semplicità ma soprattutto nell’onestà artistica. Le persone sono esseri molto sensibili e capiscono sempre quando un messaggio viene trasmesso con trasparenza…poi ci vuole volontà, pazienza, coraggio e tanta, tantissima fortuna!

Strani Giorni

Strani Giorni

Qual è la vostra dimensione live ideale?
Diciamo che il live in generale è la nostra dimensione!!! Si tratta sicuramente della parte più eccitante e liberatoria del percorso musicale di una band; ogni concerto è unico e irripetibile, anche quelli che non riescono benissimo ti insegnano tantissime cose che, alla fine, contribuiscono a formare la tua coscienza artistica. Sinceramente non abbiamo preferenze, suoniamo ovunque anche perchè dopo tanti concerti abbiamo capito che la differenza importante non la fa mai il posto nel quale ti esibisci ma la gente presente, attraverso la partecipazione attenta e la contagiosa voglia di divertirsi!

Che differenze ci sono tra “Un passo avanti” e “L’invisibile spazio”?
Con “L’Invisibile Spazio”, rispetto al precedente lavoro, abbiamo assecondato l’esigenza spontanea di rinnovarci, metterci in discussione, sperimentando con grande libertà tutto quello che ci è passato per la testa. Significativo l’inserimento dell’elettronica, del computer e dei sintetizzatori; abbiamo curato con minuziosa attenzione ogni piccolo dettaglio, parole, arrangiamenti, sonorità e grafica senza mai perdere di vista però la naturalezza e l’essenzialità che alla fine sono risultati essere i punti di forza dell’intero album

La vostra è una poesia urbana?
Questa è una domanda alla quale dovete rispondere voi. Amiamo semplicemente raccontare tutto quello che percepiamo intorno a noi in modo diretto, sincero, col nostro linguaggio!

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Quali tematiche affrontate in questo vostro ultimo lavoro?
“L’invisibile Spazio”, fondamentalmente è un concept album. Tutte le canzoni sono sempre in stretta connessione tra di loro,  alimentandosi in un rapporto di continuità. Ci siamo ispirati al concetto “l’essenziale è invisibile agli occhi”, tema centrale e ricorrente nel meraviglioso e famosissimo libro “Il Piccolo Principe”. I testi affrontano temi come il senso della vita, il significato dell’amore della fede e dell’amicizia…volevamo mettere in evidenza tutte quelle emozioni e cose astratte che non possono essere delineate e definite da uno spazio fisico e visivo ma che allo stesso tempo occupano un posto fondamentale nella nostra vita!

Il singolo intitolato “La speranza” racchiude un messaggio di rivoluzione concretamente realizzabile?
“La Speranza” è il brano che, in assoluto, focalizza e racchiude in sé il concetto di rivoluzione interiore: un inno alla gioia, al cambiamento…un vero e proprio canto di liberazione! La storia ci insegna che le rivoluzioni hanno sempre accompagnato e condizionato la vita degli uomini, noi crediamo che ci saranno ancora tantissime rivoluzioni e si manifesteranno in altrettante evoluzioni, in questo mondo niente è impossibile, “chi vivrà… vedrà!”

 Dove e quando potremo ascoltarvi dal vivo?
È appena iniziato il nostro tour invernale in giro per il nostro bel paese ma potete trovare il calendario delle date completo e sempre aggiornato sul nostro sito ufficiale www.stranigiorni.org o sulla nostra pagina www.facebook.com/ stranigiorniband

Avete altri progetti paralleli di cui vi occupate, anche singolarmente?
Per il momento gli Strani Giorni sono il nostro unico credo. Abbiamo realizzato un album nuovo di zecca che ci emoziona e ci rappresenta a pieno e sinceramente non vediamo l’ora di salire sul palco per trasmettere a più persone possibili tutte le nostre “strane vibrazioni”. Vi aspettiamo, veniteci a trovare e sempre buona musica!

Raffaella  Sbrescia

Acquista “L’invisibile spazio” su iTunes

Video: “La speranza”

DiscoDays 2014: una tredicesima edizione da record

Discodays 2014 ph Luigi Maffettone

Discodays 2014 ph Luigi Maffettone

Grande successo per la tredicesima edizione del DiscoDays, il consueto appuntamento con il disco e con il vinile che, per l’occasione, si è spostato dalla Casa della Musica al vicino e più grande Teatro Palapartenope di Napoli. Oltre centomila dischi in vendita, etichette indipendenti e note realtà operanti nel settore della musica, insieme a decine di  espositori, incontri, presentazioni di nuovi progetti musicali, mostre artistiche e diverse memorabilia hanno incuriosito e soddisfatto migliaia di appassionati di musica e vinili. Condotto, come ormai di consueto, dallo speaker e programmatore musicale Gigio Rosa, il Discodays è stato inaugurato dall’ultimo lavoro discografico dei Pennelli di Vermeer, il concept album “NoiaNoir” (Marotta & Cafiero),  musicalmente trasversale i cui testi denunciano in chiave ironica la speculazione attuata dal “sistema dell’informazione” intorno ai casi di cronaca nera. La presentazione è avvenuta contestualmente a quella del recentissimo album – settembre 2014 - “Dramedy” degli The Shak & Speares (Freak House) band folk-rock, che ha già calcato il main-stage del Neapolis Festival.

DiscoDays 2014 Ph Luigi Maffettone

DiscoDays 2014 Ph Luigi Maffettone

Subito dopo l’interessante dibattito incentrato sul tema  “L’evoluzione della musica: prima e dopo internet”, a cura dell’Associazione Nazionale Sociologi,  c’è stata la consegna del Premio DiscoDays  al celebre musicista, cantautore e percussionista italiano Tony Esposito per la sua versatilità ritmica,  perfetto connubio tra world music, etnica, funk e jazz. In occasione del ritiro del premio, l’artista ha presentato in anteprima “Kostabeat!” (Azzurra Music), il lavoro discografico realizzato in collaborazione con il pittore e compositore americano Mark Kostabi.  Altro importante e consueto riconoscimento attribuito in ogni edizione di DiscoDays è il Premio Rete dei Festival, in collaborazione con la principale rete dei festival italiani ed il MEI che, quest’anno, è stato consegnato a JFK e la Sua Bella Bionda. Le live session sono poi proseguite in serata con La Pankina Crew, la band nata e cresciuta nella periferia Est di Napoli e con i Titoli di Coda,  che hanno recentemente pubblicato il debut album “Stanza223″ (Full Heads). Ad arricchire l’ampia offerta proposta al pubblico, la mostra interamente dedicata al Festival della Canzone Napoletana a cura del super esperto Antonio Sciotti, la mostra artistica curata dal pittore rock Alessandro Ferrara, considerato uno dei precursori di una particolare tecnica di pittura sul disco in vinile e la mostra fotografica “Musica a Scatti”, giunta ormai alla sua quarta edizione, vinta dal fotografo Daniele Cambria che sarà il protagonista di una mostra a lui dedicata, in occasione della prossima fiera, il 29 marzo 2015.

Fotogallery a cura di: Luigi Maffettone

DiscoDays 2014 Ph Luigi Maffettone

DiscoDays 2014 Ph Luigi Maffettone

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DiscoDays 2014 Ph Luigi Maffettone

DiscoDays 2014 Ph Luigi Maffettone

DiscoDays 2014 Ph Luigi Maffettone

DiscoDays 2014 Ph Luigi Maffettone

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DiscoDays 2014 Ph Luigi Maffettone

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DiscoDays 2014 Ph Luigi Maffettone

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“Interlude”, il nuovo album di Jamie Cullum. La recensione

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Il giovane e talentuoso cantante e compositore jazz Jamie Cullum ha appena pubblicato il suo nuovo album intitolato “Interlude”, un lavoro discografico di notevole qualità e dotato di un particolare spessore. Co-prodotto insieme a Ben Lamdin, un producer che lavora sotto lo pseudonimo di Nostalgia 77, il disco è stato registrato in uno studio di registrazione analogico nel nord di Londra insieme agli stessi musicisti del suddetto studio e al bassista Riaan Vosloo. All’interno delle tracce proposte non ci sono  scelte standard, Jamie Cullum ha, infatti, selezionato brani e composizioni variegate, frutto della sua lunga esperienza in radio e di numerosi e particolari riferimenti musicali. Presenti nel disco anche due duetti di notevole qualità: oltre al vocalist, compositore e vincitore di un Grammy Gregory Porter, che duetta con Cullum nel singolo “Don’t Let Me Be Misunderstood”, in “Interlude”  è presente anche Laura Mvula, in coppia con Jamie nel brano “Good Morning Heartache” . Così come dal vivo, l’artista inglese è, dunque, riuscito ad irrorare le proprie composizioni con eclettica creatività, unendo ballate intense ed intimiste ad allegri e travolgenti beat boxing. In “Interlude” Cullum celebra e mette a nudo tutto quello che ha imparato nel corso degli anni, che lo hanno visto attivamente partecipe di numerosi progetti musicali concepiti da artisti di tutto il mondo. Spontaneo e divertente, “Interlude” è un album che si presta a molteplici ascolti, perfetti per i più disparati contesti. Dalle 12 tracce che compongono la versione tradizionale del disco si percepisce la genuina intenzione di Jamie di lasciarsi trasportare dalla poesia e dall’eleganza della tradizione senza perdere di vista un innovativo contributo contemporaneo. Ad arricchire la versione fisica della deluxe version sono i brani registrati dal vivo durante il Jazz a Vienne Festival.

Jamie Cullum

Jamie Cullum

Nello specifico della tracklist a colpire l’immaginario è la classe e la raffinatezza della title track “Interlude”, seguita dalla carica sensuale di “Don’t you know”. Il ritmo ondulatorio ed i richiami latineggianti di “The Seers Tower” differenziano le sensazioni, offrendo delle sfumature variegate. L’enigmaticità latente del testo di “Walkin’’” diventa arrendevole scioglievolezza all’interno del flusso delle vellutate e morbide note di  “Good morning Heartache”: le voci di Laura Mvula e Jamie si fondono in un irresistibile vortice di passione. Divertente e disinibito lo swing’n jazz della ritmatissima “Sack O’ Woe”. Originale e gradevole, invece, la rivisitazione in chiave jazz di “Don’t let me be misunderstood” (feat. Gregory Porter). Malinconico e struggente il mood di “My one and only love”, uno dei brani più intimi e romantici del disco insieme a “Losing you”. Spassosa e sorniona è “Lovesick Blues”: bando alle ombre e ai pensieri tristi, qui c’è solo da ballare. Decisamente fuori dal coro è “Out of this world”, tra le composizioni più controverse delll’album, che si chiude con la bellissima “Make someone happy”: una dedica d’amore incondizionato. “Love is the answer, someone to love is the answer”, canta Jamie, riempiendo, ancora una volta, il cuore di emozione.

 Raffaella Sbrescia

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Video: “Good Morning Heartache”

“…E Fuori nevica”: il film di Salemme nelle sale dal 16 ottobre. La recensione della colonna sonora

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Sarà in tute le sale italiane, a partire dal prossimo 16 ottobre, “…E FUORI NEVICA”, il film di Vincenzo Salemme, tratto dalla trasposizione cinematografica della commedia teatrale del 1994, nata da un’idea di Enzo Iacchetti. A distanza di 20 anni Enzo (Salemme), Stefano (Carlo Buccirosso) e Cico (Nando Paone) torneranno a divertire il pubblico italiano attraverso le loro storie ed il tentativo di incrociare tre universi paralleli. Incontri, scontri, gag,  amori, amicizie e drammi familiari saranno al centro di un lavoro incentrato su una comicità di situazione. Ad accompagnare il film, ci sarà l’omonima colonna sonora, in uscita il prossimo 14 ottobre, realizzata ad hoc da Paolo Belli, suonata dalla big band e prodotta da Roberto Ferrante per Planet Records. Sonorità swing e ritmi jazzati attraversano le tracce proposte in una tracklist allegra e legata a doppio filo con i temi proposti nel film.

Nel brano “Splash” Paolo Belli duetta con lo stesso Vincenzo Salemme, riprendendo i tratti caratteristici della tradizione musicale italiana. Molto più sbarazzine le melodie di “Italian Boogaloo”, “Veramente Jazz”, “Senti Che Rombombom” (versione italiana di “Hot Hot Hot”). Il tema della diversità viene affrontato con leggera spensieratezza in “Io Non Sono Uno Normale” mentre la drammatica brevità di “E’ Finito Il Teatrino” ci riporta repentinamente coi piedi per terra. Vincenzo Salemme bissa la propria performance canora nella versione solista di “Splash” mentre il brano che chiude i titoli di coda è “Rido”. Testo e melodia si intrecciano creando i cardini di una struttura inossidabile; parole intense, profonde e significative provano a fornirci gli strumenti per reagire alle difficoltà contingenti, continuare il cammino e guardare lontano, senza mollare mai. Le voci di Paolo Belli e della cantante ed attrice Loretta Grace si fondono all’interno di una dimensione sonora equilibrata e coinvolgente, offrendo, dunque, all’ascoltatore, una gradevole parentesi riflessiva.

L’intervista

Presente all’incontro di presentazione con la stampa, Loretta Grace si è gentilmente prestata ai nostri microfoni raccontando non solo la sua partecipazione alla realizzazione della colonna sonora del film ma anche alcune delle importanti esperienze professionali che stanno rendendo il suo curriculum artistico davvero prestigioso.

Loretta Grace con Vincenzo Salemme e Nando Paone

Loretta Grace con Vincenzo Salemme e Nando Paone

Come hai lavorato al brano “Rido” ed in cosa consiste il tuo contributo vocale?

“Rido è il brano che chiude la proiezione del film. Pur essendo già stato ritmato, ho modulato l’aspetto creativo della melodia. Per quanto riguarda il testo, credo che esso proponga dei temi e degli spunti interessanti; durante la promozione io e Paolo non ci stancavamo mai di sottolinearne la profondità”.

Sei stata la protagonista del musical “Sister Act” presso il Teatro Nazionale di Milano…come andò l’incontro con la leggendaria Whoopi Goldberg?

“Avvenne tutto grazie alla regista dello spettacolo. “Sister Act” viene rappresentato ormai in tutto il mondo e Whoopi partecipa solo ad alcune prime. Nel mio caso, lei era interessata a conoscere uno dei pochi neri italiani che avevano mai preso parte a questo show e fu un’emozione grandissima, mi ha dato molti consigli e mi ha caricato a mille”

Cosa ci racconti della tua esperienza in “Ghost”?

“Beh, sicuramente me la sono goduta di più. Il mio personaggio era scritto molto bene e ha messo in luce le mie qualità. Anche il compositore delle musiche del musical Dave Stewart è stato entusiasta della mia performance”.

La tua vocalità di presta molto bene a diversi generi musicali ma qual è la tua dimensione ideale?

“Partendo dal presupposto che mi sento italiana al 100% visto che sono nata a Teramo e che sono cresciuta nelle Marche, sono molto vicina alla componente black & soul della mia voce. Sono figlia d’arte, mio padre e mio nonno lavoravano in ambito musicale e sono davvero tanti i riferimenti che mi hanno fornito nel corso degli anni”.

Stai lavorando anche ad un disco tutto tuo?

“Sì. Attualmente sono in fase creativa, sto lavorando ad un disco di inediti ma, dato che sono anche nel cast di una parodia ispirata al best seller “50 Sfumature di grigio”, mi sto concentrando principalmente sui testi poi, presumibilmente da gennaio, sarò in sala di registrazione… non vedo l’ora!

 

 

“In Diverso Canto”: a Napoli suoni, rituali e racconti dal mondo

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Tutto pronto per “In Diverso Canto”, la rassegna ideata e diretta da Gigi Di Luca nata dall’esperienza ventennale del festival Ethnos, organizzata da La Bazzarra e presentata dal Forum Universale delle Culture di Napoli e Campania. Suoni, rituali, racconti e danze senza tempo, dall’Africa all’Asia, dal Medio Oriente ai Balcani daranno voce alle tradizioni secolari e storie di lotta, canti autentici e di rivalsa, liturgie sonore e popolari. Sono sette gli spettacoli in programma dal 12 ottobre al 2 novembre nel Villaggio del Forum presso la Mostra d’Oltremare di Napoli, contenitore creato ad hoc per tracciare un ideale percorso stilistico tra musiche, culture e linguaggi apparentemente lontani. Ad inaugurare la rassegna domenica 12 ottobre all’esterno dell’Arena Flegrea (ingresso via Terracina) sarà il New Trio del compositore e pianista cubano Omar Sosa, accompagnato dal pluripremiato trombettista tedesco Joo Kraus e dal percussionista venezuelano Gustavo Ovalles. La musica del combo, sospesa tra jazz, elettronica, etnica e contemporanea, creerà un’atmosfera magica originata dall’esperienza di ciascuno dei musicisti e dall’espressione delle loro differenti radici musicali.

Cuban composer and pianist Omar Sosa.

Il 13 ottobre al Teatro Mediterraneo (ingresso piazzale Tecchio)andrà in scena Al-Kindi, uno dei migliori ensemble di musica classica araba, che accompagnerà le suggestioni dei siriani Dervisci Rotanti di Damasco in uno spettacolo evocativo e ipnotico. Una sintesi perfetta tra ricerca spirituale, danza e canto. Sabato 18 ottobre ritornerà a Napoli Moni Ovadia: il drammaturgo, scrittore e cantastorie originario di Plovdiv con la sua Stage Orchestra presenterà, sempre al Teatro Mediterraneo, il recital “Senza confini. Ebrei e zingari”. Un concerto-spettacolo fatto di racconti e sonorità klezmer, di storie rom, sinti e melodie dell’est Europa. Il giorno seguente Seun Kuti & Egypt 80 porterà sul palco allestito all’esterno dell’Arena Flegrea sonorità tipiche della più ricercata black music, fatta di ritmi incalzanti, new soul, rap, funk e testi battaglieri. Il figlio del Fela Kuti – rivoluzionario musicista e attivista nigeriano, inventore dell’afrobeat – accompagnato dai 12 musicisti della più travolgente macchina ritmica dell’Africa tropicale, presenterà l’ultimo album “A long way to the beginning”.

moni-ovadia

Moni Ovadia

Come il padre, Seun lotta con la musica per l’affermazione del proprio popolo. Lunedì 20 al Teatro Mediterraneo, invece, andrà in scena “Donne d’Oriente”. Un affascinante connubio di danza e musica nel quale Sonia Sabri, accompagnata  da Sutapa Dey e Sarvar Sabri, esplorerà le radici del kathak, una danza tradizionale che unisce elementi hindu e islamici, diffusa nell’India settentrionale tra Uttar Pradesh, Rajasthan e Madhya Pradesh. In apertura, l’esibizione del duo coreano S:um, ovvero Jiha Park (piri, saenghwang, yanggeum) e Jungmin Seo (gayageum). Il 30 ottobre Trilok Gurtu renderà omaggio a Don Cherry col suo nuovo progetto “Spellbound”Ad accompagnare il virtuoso percussionista indiano sul palco del Teatro Mediterraneo ecco Frederik Köster alla tromba, Jonathan Ihlenfeld Cuniado al basso e Tulug Tirpan al pianoforte e tastiere. Gran finale il 2 novembre con un’icona della musica sudafricana e della lotta contro l’apartheid: Hugh Masekela.

Hugh Masekela

Hugh Masekela

Il leggendario trombettista e cantante classe 1939 vincitore di due Grammy Awards, in oltre 50 anni di carriera ha esplorato le melodie tradizionali e i ritmi della sua terra riversando nella sua arte sia i colori del jazz che il pop occidentale, inventando di fatto la world music. Nella sua unica data italiana, al Teatro Mediterraneo, presenterà un live set che racchiude il meglio del suo straordinario percorso artistico che ha segnato la storia del continente nero. “In Diverso Canto” è il progetto che il festival Ethnos ha pensato per il Forum delle Culture’ sottolinea il direttore artistico Gigi Di Luca. Un attraversamento culturale che va dal Sud America al Medio Oriente passando per i Balcani, l’Asia e l’Africa. Un Unico Canto di pace intonato a più voci, con più stili e in differenti religioni. Un diverso canto per un diverso futuro d’integrazione e di unione tra i popoli.

Intervista a Kìmel: Scrivere è un’esigenza che mi consente di “scavare dentro”

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La cantautrice-chitarrista cremonese Kìmel presenta “Distanti”, un brano autobiografico dalle sonorità pop rock, scritto e arrangiato da lei stessa e che anticipa l’uscita del disco, prevista per l’inizio del prossimo anno. Autrice e compositrice inquieta e particolarmente attenta al dettaglio, Kìmel propone un rock intimista, dal piglio immediato. In questa intervista la giovane artista ci accompagna alla scoperta del suo mondo fatto di note imprevedibili ed appassionate.

Kìmel, sei cantautrice e musicista diplomata in Conservatorio in Chitarra e Pianoforte. Quali caratteristiche di questi due strumenti rispecchiano maggiormente la tua personalità?

Entrambi influenzano notevolmente la mia personalità artistica. La chitarra elettrica rappresenta ‘l’alternativo” ovvero la mia inspirazione rock mentre il pianoforte rappresenta la classicità musicale che mi ha formata e continua ad essere fortemente presente.

In che modo la città di Cremona influenza i tuoi ascolti e i tuoi riferimenti musicali?

Cremona mi ha cresciuta per tutta l’infanzia e l’adolescenza. Ha influenzato i miei studi, ho respirato la sua tradizione musicale, che ho amato e da cui ho attinto molto . Si tratta di un’ impronta dominante.

Il tuo rock è molto personale, teso e viscerale… cosa intendi comunicare attraverso le tue composizioni?

Le mie composizioni raccontano ciò che vivo, ho vissuto e sento. Scrivere è un’esigenza che mi consente di “scavare dentro” … Ancora oggi mi aiuta a conoscermi, ad esplorare ciò che ancora è inesplorato.

Cosa ti dà e cosa ti toglie l’esibizione live?

Il live a mio avviso aggiunge sempre, difficilmente toglie. Personalmente è il mezzo più immediato che conosca per emozionare ed emozionarsi.

“Distanti” è il tuo nuovo singolo, in cui il niente pare essere il protagonista assoluto, è davvero così o c’è dell’altro?

Il “niente” è il vero protagonista del brano. Ho cercato di descrivere la sofferenza che causa l’incomunicabilità, quel sapore amore in cui tutto è vano ed ogni sforzo risulta “contro corrente”.

kimel

La tua voce potente travolge l’ascoltatore con intensità. Nel caso specifico di questa canzone, il tuo canto lascia trasparire una sensazione di drammatica disperazione…Ci racconti da dove nasce questo testo e quali suggestioni intende ispirare nell’animo altrui?

Sono una visionaria, mi avvalgo di immagini quando compongo. In “Distanti” l’immagine del “niente” ha preso il sopravvento. La consapevolezza che tutto è andato perso, è una sofferenza molto più dolorosa del non aver mai avuto nulla. Ho cercato di esprimere la profonda amarezza con il testo mentre ho volutamente discostato l’arrangiamento verso tinte molto più morbide,  “cautamente” solari e serene.  Questo per sottolineare ancora maggiormente quanto sia destabilizzante e in disequilibrio l’immagine contraddittoria del “niente”.

Questo brano anticipa il nuovo album in uscita il prossimo anno… cosa puoi anticiparci di questo lavoro? Come e con chi ci stai lavorando su?

Sarà un album in cui i veri protagonisti saranno i suoni, i silenzi ed il rock. I brani sono arrangiati da me, per cui mi avvalgo della mia collaborazione (ride ndr)

Quali sono le altre tue passioni e gli eventuali progetti paralleli?

Non ho altre passioni che non siano strettamente collegate alla musica, per cui i miei progetti restano totalmente indirizzati ad essa. Avrei un sogno più che un progetto: poter vivere di musica con la musica. Chiedo molto vero??!!

Raffaella Sbrescia

Acquista”Distanti” su iTunes

Intervista a Cucu Diamantes: ” La mia vita tra musica e cinema”

Amor crónico

Cantante e attrice versatile, capace di passare dal pop al rock alle sonorità caraibiche, Cucu Diamantes ha collaborato con grandi nomi del panorama musicale internazionale. Il prossimo 10 ottobre l’artista sarà ospite d’eccezione durante la serata conclusiva della terza edizione di “Scoprir, mostra del cinema iberoamericano di Roma”, organizzata dal Cervantes a cura di Gianfranco Zicatelli e Jose Cantos, per presentare il film di Jorge Perugorría, “Amor crónico”, di cui Cucu è protagonista. Il progetto è, in realtà, un docu-film che segue in tour per tutta Cuba una sgargiante ed eccentrica cantante ed intreccia riprese di spettacoli dal vivo con il racconto di una storia d’amore surreale, mostrando un ritratto unico di un’artista che viaggia alla ricerca delle sue radici.

In questa intervista Cucu ha raccontato se stessa, le sue emozioni e i tanti progetti che vedono coinvolta con ruoli di primo piano.

Che cosa racconta il brano “Amor Crónico” e in che modo si lega alla trama dell’omonimo film di Jorge Perugorrìa che presenterai alla III edizione della mostra del cinema iberoamericano?

Il brano in sè parla di un amore che non vuole finire e che, con il passare del tempo, diventa “cronico” quasi come una malattia. Il titolo del film riprende il tema dell’amore inteso come sentimento rivolto al proprio paese, alla propria cultura, alle proprie radici.

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Come hai lavorato alla realizzazione di questo docu-film e cosa ha significato per te dare voce a questo omaggio alla canzone d’amore cubana?

Questo film è nato dalla mia collaborazione con il regista Jorge Perugorria (aka Pichi) ed è un omaggio rivolto non solo agli immigranti che ritornano alle proprie radici ma anche al cinema d’autore cubano e al neorealismo italiano, fonte d’ispirazione del cinema cubano degli anni ‘60.

Cosa ami in particolare della cultura musicale cubana?

 Adoro il fatto che le sonorità e i ritmi non hanno frontiere.

Tu che sei passata dal pop al rock alle sonorità caraibiche, in quale dimensione sonora ti senti più a tuo agio?

La mia voce è irrimediabilmente molto cubana.  Sono influenzata da tutta la musica in generale e mi sento a mio agio con tutte le sonorità possibili.

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Hai tante prestigiose collaborazioni all’attivo… cosa ti hanno lasciato da un punto di vista artistico?

Una delle persone più aperte e disposta a rompere le regole quando collaboriamo insieme è Carlinhos Brown, la sua allegria e la sua vena creativa mi contagiano sempre tantissimo.

Come avete costruito tu e Andres Levin il collettivo YerbaBuena, uno dei collettivi più influenti del latin fusion di New York, e quali sono i tratti che contraddistinguono la cifra stilistica di questa realtà musicale?

Andres Levin ha portato la sua esperienza come produttore musicale (Tina Turner, Chaka Khan, Aterciopelados, David Byrne, Carlinhos Brown, ecc). Insieme abbiamo individuato sia i cantanti  che i musicisti per comporre la banda. Yerba Buena si è nutrita dall’ecletticismo musicale vivente nell’isola di Manhatan.

Cucu Diamantes in una scena tratta dal film Amor Crònico

Cucu Diamantes in una scena tratta dal film Amor Crónico

Sei stata testimonial per la campagna contro la violenza sulle donne organizzata da Amnesty International, come hai interpretato questo ruolo?

La filantropia è quello che mi fa scendere dalla mia torre d’avorio e che mi arricchisce spiritualmente. Di solito sostengo ogni campagna e movimento di non violenza contro gli esseri umani, non riesco a credere che  nel 2014 nella cosiddetta “società moderna” dobbiamo ancora lottare contro questo tipo di problemi.

Quali saranno i tuoi prossimi impegni in ambito musicale?

Ho appena finito di girare un altro film con la regia di Jorge Perugorria , la cui sceneggiatura è tratta dal racconto “Fatima o el Parque de la Fraternidad” di Miguel Barnet, vincitore del premio Juan Rulfo di letteratura.  Il mio personaggio  è quello di un transessuale della notte “habanera”. Per concludere, sto lavorando al mio nuovo album e sarò entusiasta di farvelo ascoltare molto presto!

Raffaella Sbrescia

Video: Amor crónico

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