Polvere e Asfalto: la recensione dell’album di esordio di Vins

Polvere e Asfalto

Polvere e Asfalto

Che cosa vuol dire far musica sentendosi parte di una dimensione parallela, fuori dal tempo, dallo spazio e dalle necessità dettate dalle incombenze del vivere quotidiano? Prova a spiegarcelo Vincenzo Pennacchio, in arte Vins, con il suo album d’esordio “Polvere e asfalto”. Musicista e cantautore napoletano, Vins usa la penna e le corde per mettere a fuoco una serie di riflessioni ora estemporanee, ora più stratificate attraverso un modo di esprimersi autentico e privo di artifizi.

Il viaggio di Vins inizia con “Come si fa?”, un brano che inneggia a vivere e muoversi controtempo e controcorrente per non rischiare di restare mummificati dalla polvere e dall’asfalto che ogni giorno siamo corretti a schivare pur muovendoci esattamente al loro interno.

Le vibrazioni sonore che scandiscono parole ed emozioni sono figlie di ascolti standard. Tra blues e rock che hanno marchiato a fuoco intere generazioni, nella musica di Vins rimane questo flusso di continuità che è sinonimo di qualità.

C’è un tempo per odiare, un tempo per amare, canta Vins in “Domani”, una canzone per definire la propria identità. Lontano da stereotipi e mode, il cantautore mira alla sostanza delle cose, questo è ciò che avviene tra le righe di “Curami” in cui la musica nuda è la cura perfetta per evolversi dalla contingenze quotidiane e muoversi su strade nuove.

La cruda amarezza e il feroce disincanto vibrano ne “Il vento”: un po’ bisogna cedere e farsi il culo in tre, sporca è l’anima della rabbia che sento dentro, le certezze sono bandiere stuprate dal vento, non mi va di essere usato per pagare i vostri conti, il mio disprezzo è il mezzo di comunicazione. Più onesti, diretti e trasparenti di così davvero non si può essere.

La riflessione si fa urlo definitivo in “Io non sono qui”: il varco per uscire completamente fuori, allo scoperto, privati da vincoli e definizioni. Vins evade e in questa fuga attraversa “Polvere e asfalto”, percorrendo chilometri a piedi nudi, barcamenandosi tra bestie feroci fino a divenire entità astratta. Rimane una vibrazione strumentale, prima cruenta, poi dolce e struggente.

La trasIfgurazione è solo metaforica, la consistenza di Vins è ancora vivida e scomoda, esattamente come appare ne “Il mondo è qua”: benvenuto a euro-zona, tu sei zero, non sei persona, il codice a barre è la tua identità, scrive Vincenzo senza fare sconti. Ecco perché è il caso di individuare un “Punto di fuga”, come lui fa attraverso parole e canzoni.

Assurdo pensare che il rock’n’roll sia “Solo uno show” quando assurge a una tale potenzialità espressiva eppure questa consapevolezza piomba con forza ineludibile anche tra i sogni di Vins. A chiudere l’album è “Immobile”, una ballad amara ma avvolgente. Un monito a non crogiolarsi nel dolore e a credere che ci sia sempre e comunque un buon motivo per saltare nel buio.

Raffaella Sbrescia

 

 

 

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

E’ il sax dalla vibrazione garbata e onirica di Marco Zurzolo ad introdurre, al teatro romano di Ostia Antica, l’attesissimo recital ” Le Parole Note“. Un incipit musicale, quindi: si comincia dalle note.

Due tre minuti, e poi fa il suo ingresso discreto Giancarlo Giannini. Completo blu elettrico, cravatta, camicia bianca: il look del lettore. E di questo in effetti dovrebbe trattarsi: della lettura di alcuni stralci o componimenti poetici, accompagnati da musica di qualità.

Nulla di nuovo, un format già visto.

Ma un Istrione può, con un gesto, uno sguardo, un ammiccamento, un sorriso, trasformare la frittata di zucchine della mamma in un piatto di alta cucina, dai raffinati sapori, dall’aspetto invitante, dal gusto pieno, dall’effetto saziante.

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Un Istrione può.

Può molto, un Istrione. Può anche annoiare e diventare pedante ed antipatico. Non è sicuramente il nostro caso. Un Giannini che riesce ad essere giocoso ed intenso, commovente e potente, delicato e carezzevole, dominante e contestualmente schivo, lasciando agli intermezzi musicali ed agli arrangiamenti dell’ottimo Zurzolo tutto lo spazio che è giusto che prendano.

Si fa attendere, un Istrione, Ma solo quei cinque minuti sufficienti a invogliare il pubblico all’applauso.

Entra in scena, un Istrione, ma come un olimpionico al tuffo, con eleganza e senza far tracimare una goccia d’esuberanza in più del dovuto.

Può raccontarci, un Istrione, che parlerà della donna. Dell’Amore, della passione che la donna ispira.

E farci giungere alle lacrime interpretando sì, l’amore. Ma quello dagli aspetti più universali e assoluti.

Può, un Istrione. E Giancarlo Giannini può regalare al pubblico una serata come quella di ieri, carica di emozione, divertimento, suoni, scherzi, lazzi, commozione, fino a scoperchiarti il cuore.

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

E’ attraverso le poesie, lette da un semplice leggio, che ci parlerà d’amore. E sono le poesie che tutti conosciamo. Che abbiamo studiato a scuola, che abbiamo imparato a memoria, che ci hanno accompagnati nei lunghi e solitari pomeriggi adolescenziali, che abbiamo richiamato alla memoria, nella gioia, nella tristezza, nel commiato e nell’incontro. Non una ricerca, una lettura. Ma un Istrione può trasformare un leggio in una scenografia fantastica, complice anche la naturale bellezza del luogo, senza aggiungere altro che la voce, le espressioni, una parca ma significativa gestualità, un pizzico di ironia, e un poco di spavalderia da guascone.

I brani musicali sono di volta in volta richiesti, a seconda del poeta interpretato. Ora Neruda, su Ravel, ora Ariosto su un’aria medievale a tinte jazzistiche, Ora una tarantella, ora un’improvvisazione a soggetto, mentre riecheggiano i versi
di Alda Merini, Prevert, D’Annunzio, Petrarca, Ada Negri, Leopardi, Salinas, Dante, Pasolini.

Ma un momento su tutti prende alla gola lo spettatore e gliela stritola, ed è il capitolo dedicato ai versi di Shakespeare. Avrebbe potuto essere rappresentato dal dialogo tra “Romeo e Giulietta”, o dai fraseggi del “Sogno di una notte di mezza estate”. Invece no. Sono il compianto di Antonio su Cesare, e il monologo, totalmente fuori dagli schemi, reso quasi in prosa, del principe Amleto, umano, compassionevole, straziante.

E’ sicuramente questo l’attimo in cui la magia di questa notte di mezza estate si trasforma in incanto ed il pubblico sublima.

Intanto, tra una rima e l’altra, la musica si affaccia. Un jazz leggero e divertente, ma non per questo meno ricco di sofisticate sfumature, nella cui esecuzione un altro Istrione la fa da protagonista..

Scherzano, giocano, si abbracciano, i due fulcri di scena, e intanto emozionano, rompono schemi, riempiono di contenuti e significati uno spettacolo che potrebbe, nei suoi presupposti, prestarsi all’esaltazione della banalità.

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ma un Istrione può trasformare quanto potenzialmente banale in un dardo che ti arriva dritto nel centro del petto e ti spacca il cuore. Figuriamoci due Istrioni.

Il pubblico riconosce i versi, li recita sottovoce, si intenerisce di fronte alla “siepe che da tanta parte/dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”, e nel ricordare quale e quanto fosse l’amore di Pasolini per la madre.

Il pubblico riconosce tutto. E tutto apprezza e applaude.

Sono i versi che tutti noi abbiamo ascoltato, studiato, almeno una volta recitato.

Sono Parole Note.

J.R.

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

 

Irene Grandi in concerto: 25 anni di carriera e una carica rock incendiaria

Grandissimo Tour @Anna Vilardi Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour

Paola Turci live: grinta, passione e autenticità in una manciata di scatti.

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

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Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

 

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

 

 

J’ai Deux Amours: il carisma di Dee Dee Bridgewater all’Arena del Fuenti

J’ai Deux Amours è lo straordinario spettacolo proposto dalla cantante americana Dee Dee Bridgewater nella speciale location dell’Arena dei Giardini del Fuenti, ispirato a Josephine Baker. La cantante icona del jazz, vincitrice di Grammy e Tony Award, nel corso della sua folgorante carriera è stata custode della tradizione musicale ed esploratrice del jazz, del quale ha abilmente rivisitato i classici. Si è esibita con artisti del calibro di Max Roach, Sonny Rollins, Dexter Gordon e Dizzy Gillespie.

Le foto dell’evento a cura di Anna Vilardi

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Intervista a Giuseppina Torre: in “Life book” vi racconto il mio inno alla vita

Giuseppina Torre_ph Mariagiovanna Capone

Giuseppina Torre_ph Mariagiovanna Capone

Anticipato dalle composizioni “Never look back” e “Gocce di veleno, dal 21 giugno è disponibile nei negozi di dischi, in digital download e sulle piattaforme streaming LIFE BOOK”, il nuovo album di composizioni inedite di GIUSEPPINA TORRE, pubblicato da DECCA RECORDS e distribuito da Universal Music Italia (UMI.lnk.to/LifeBook_G_TorreWe).

Prodotto da Davide Ferrario, missato e masterizzato da Pino “Pinaxa” Pischetola e registrato presso Griffa & Figli e Frigo Studio, “Life Book” esce sulla scia del grande successo ottenuto dalla pianista con il concerto nel Cortile della Rocchetta del Castello Sforzesco, nell’ambito di Piano City Milano 2019. Le 10 composizioni del disco, con musiche composte ed eseguite da Giuseppina Torre, raccontano le suggestioni, i pensieri e il vissuto dell’artista negli ultimi anni, come un vero e proprio “racconto di vita” in musica.

 Intervista

Ciao Giuseppina, siamo felici di conoscerti. L’occasione è particolarmente propizia visto che è appena uscito il tuo nuovo album di inediti “LIFE BOOK”. Non possiamo esimerci dal chiederti come nasce questo progetto, il relativo titolo e lo spirito con cui il disco si presenta al pubblico.

- Questo progetto nasce dall’esigenza di raccontare la mia rinascita attraverso il Pianoforte e attraverso la mia musica. Sono “appunti di vita“ degli ultimi anni , racconto ciò che il mio cuore ha provato in questi anni, il percorso di rinascita attraverso il dolore laddove le avversità sono diventate opportunità  Si presenta al pubblico, traccia dopo traccia, come un inno alla vita, inducendo l’ ascoltatore a diversi punti di riflessione.

Il brano che ha anticipato la pubblicazione è quantomai esplicativo già a partire dal titolo:Never look back”. Quanto c’è di autobiografico in questa composizione e nel disco?

- In “Never look back”, come in tutte le composizioni del disco, c’è tutta la Giuseppina donna e artista poiché i due ruoli si fondono e si confondono. In questa traccia esprimo la volontà di chiudere definitivamente la porta del passato gettando tutti i sassi che appesantivano il mio cuore per intraprendere, con passi più sereni , il cammino della Vita.

A questo proposito le avversità che hai affrontato sono diventate forse la tua più grande risorsa. Cosa desideri raccontarci a riguardo?

- Le avversità mi hanno fatto comprendere quanta forza avessi. E’ stato un percorso lungo e laborioso, con tantissimi momenti di scoraggiamento ma quando ti trovi a un bivio dove devi scegliere se soccombere alle difficoltà o reagire, io ho preferito aggrapparmi alla vita con tutte le mie forze. Questo percorso di guarigione è stato possibile grazie alla vicinanza di mio figlio Emanuele, il mio faro, della mia famiglia, degli amici più cari e soprattutto all’ incontro di due persone che sono state fondamentali per la mia rinascita artistica: Riccardo Vitanza e Fatima Dell’Andro. Senza loro non saremmo qui a parlare di “Life Book “che è pubblicato dalla prestigiosa etichetta Decca Records e distribuito da Universal Music Italia .

Il disco è prodotto da Davide Ferrario, missato e masterizzato da Pino “Pinaxa” Pischetola e registrato presso Griffa & Figli e Frigo Studio. Come hai lavorata con loro e come siete riusciti a trovare la sintonia ideale?

- Ho avuto la fortuna di poter lavorare con un team composto da persone dove ognuna è un’ eccellenza nel proprio ambito lavorativo. Il team è stato creato da Riccardo Vitanza che mi presentò Lucia Maggi , assistente alla produzione, e Davide Ferrario . Conoscevo Davide di fama poiché ha lavorato per tantissimi anni con Franco Battiato. Con lui è scattato subito un feeling musicale ed è nata subito una sintonia artistica. Pino “ Pinaxa “ Pischetola è il massimo che si potesse desiderare al missaggio e alla masterizzazione, il mago del suono! Il disco è stato registrato nella Sala di Griffa & Figli su uno Stainway meraviglioso, il loro top di gamma, stupendo. Quando hai la fortuna di lavorare con un team composto da eccellenze non può non venir fuori un vero “gioiello”!

Ci piacerebbe che ci raccontassi i pensieri, le suggestioni e il messaggio che ci sono dietro brani come “Rosa tra le rose”, “Gocce di veleno”, “Un mare di mani”. Una triade particolarmente rappresentativa.

- “Rosa tra le rose “è la traccia che apre l’album ed è dedicata alla mia mamma che è venuta a mancare due anni fa . Lei si chiamava Rosa e i suoi fiori preferiti erano le rose. Tutto l’album è dedicato a lei . “Gocce di veleno “porta il titolo dell’omonimo libro di Valeria Benatti, scrittrice e voce di R.T.L. . Tratta il tema attualissimo della violenza sulle donne, infatti il libro narra la storia di un amore malato e della violenza fisica e psicologica che è molto subdola. Traendo ispirazione dalla lettura del libro e passando attraverso la mia esperienza personale è nata “Gocce di veleno”. “Un mare di mani “tratta un altro tema attuale quello degli sbarchi dei clandestini. Abito vicino a Pozzallo, meta di sbarchi, e ho visto dei filmanti originali di salvataggio. Sono stata malissimo nel vedere il mare di mani di questi esseri umani che cercano altre mani che li salvino dall’ annegamento. Sono scene forti e crudeli. Si dovrebbe riflettere molto a riguardo …

Quali sono invece le differenze tra questo album e “Il silenzio delle stelle”?

- Quello che si avverte subito nell’ ascoltare “Life Book “è l’ assenza di tormento che vi era ne “Il silenzio delle stelle”. Si respira, anche nelle composizioni più malinconiche, la voglia di pace e serenità interiore, pace e serenità che sono riuscita ad acquisire in questi anni non poco travagliati .

Come hai vissuto il fatto che il tuo nome è stato recentemente inserito all’interno del “Dizionario dei compositori di Sicilia”, opera del poeta e scrittore triestino Giovanni Tavčar?

- L’ essere inserita in questo dizionario la cui memoria storica va dal periodo dei greci fino ai tempi nostri mi onora immensamente e con orgoglio penso che lascerà una traccia di me ai posteri.

Dove suonerai dal vivo prossimamente?

- Dopo la presentazione ufficiale del disco avvenuta il 24 Giugno a Milano presso la Rizzoli Galleria , si stanno organizzando altre date che toccheranno le principali città italiane da nord a sud . E’ tutto work in progress.

Quali sono obiettivi a breve termine che poni davanti a te?

- Mi pongo di vivere sempre con e per la musica e di vivere in armonia con essa e con tutto ciò che mi circonda.

A che punto del tuo cammino artistico senti di essere in questo momento?

- Ho raggiunto obiettivi importanti, ho vissuto esperienze che sono andate oltre ciò che potevo sognare, ho avuto riconoscimenti internazionali importanti ma per mio carattere non mi sento “ arrivata “ e non mi adagio sugli allori . Tutto ciò che ho raggiunto con sacrificio e sudore sono solo l’inizio di un cammino appena intrapreso e di tanta gavetta ancora da fare.

Quali sono quei lati e quegli interessi personali che ad oggi sono rimasti nascosti?

- Mi affascina il mondo della medicina soprattutto il settore della ricerca e leggo riviste del settore. Sarei diventata una ricercatrice nel campo medico se il pianoforte non mi avesse “rapito “. Amo anche il cinema e la letteratura e quando voglio staccare coltivo queste mie due passioni.

Come porti avanti la tua ricerca artistica?

– Ascolto tantissima musica non solo classica ma tutti i generi dal pop al rock al jazz all’ elettronica. Allargare i propri orizzonti musicali sono motivo di arricchimento e crescita artistica.

Raffaella Sbrescia

Targhe Tenco 2019: i vincitori

vinicio capossela - ballate per uomini e bestie

TARGHE TENCO 2019 IL MAGGIOR RICONOSCIMENTO DELLA CANZONE D’AUTORE ITALIANA I VINCITORI

DISCO IN ASSOLUTO VINICIO CAPOSSELA – BALLATE PER UOMINI E BESTIE

OPERA PRIMA FULMINACCI – LA VITA VERAMENTE

CANZONE SINGOLA DANIELE SILVESTRI – ARGENTO VIVO

ALBUM IN DIALETTO ENZO GRAGNANIELLO – LO CHIAMAVANO VIENT’ ‘E TERRA

INTERPRETE DI CANZONI ALESSIO LEGA – NELLA CORTE DELL’ARBAT. LE CANZONI DI BULAT OKUDZAVA

ALBUM COLLETTIVO A PROGETTO ADORIZA “VIAGGIO IN ITALIA. CANTANDO LE NOSTRE RADICI”

17 – 18 – 19 OTTOBRE RASSEGNA DELLA CANZONE D’AUTORE PREMIO TENCO 2019

Roma, 1 luglio 2019 – VINICIO CAPOSSELA, DANIELE SILVESTRI, ENZO GRAGNANIELLO, ALESSIO LEGA, FULMINACCI e l’album a progetto ADORIZA “VIAGGIO IN ITALIA. CANTANDO LE NOSTRE RADICI” sono i vincitori delle Targhe Tenco 2019, il riconoscimento assegnato dal 1984 ai migliori dischi italiani di canzone d’autore usciti nel corso dell’anno trascorso. Gli artisti e i progetti discografici sono stati votati dalla più ampia giuria in Italia composta da giornalisti e critici musicali.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di musica in Castello

Notti di musica in Castello

Notti di musica in Castello

Notti di musica in Castello

 

 

Notti di musica in Castello

Notti di musica in Castello

Si è aperta Giovedì 27 Giugno la rassegna musicale “Notti di Musica al Castello”, che terminerà il 6 settembre.

Teatro (ed è proprio il caso di dirlo), la magnifica scenografia di Castel Sant’Angelo, dove settimanalmente sono previsti due appuntamenti musicali. Il primo vede protagonista il pianoforte ed i suoi talenti, il secondo è dedicato al jazz, al pop, al folk, ed alle loro declinazioni più innovative ed interessanti, soprattutto in ambito di eccellenti emergenze del panorama della musica nazionale ed internazionale, che si alterneranno a nomi che godono maggior notorietà.

Ad inaugurare la stagione, il giovanissimo pianista Italo Turco Francesco Taskayali, incredibile talento cresciuto tra Roma e Istanbul, dove da bambino mosse i suoi primi passi sul pentagramma. Ed è tra i ricordi di quei paesaggi e le esperienze recenti sul Lago di Paola, dove lo scorso anno tenne un concerto su una zattera, che scivolano le eclettiche ed originali composizioni del giovane pianista destinato sicuramente a far parlare molto di sé, oltre che per la bravura e la capacità comunicativa, anche per un particolare stile di vita, tutto incentrato sulla ricerca musicale, un poco distante dal moderno modo, a volte snaturato dai social, di intendere il rapporto con il pubblico (simbolica la richiesta di firmare il libro dei concerti, invece di lasciare un commento su Facebook).

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Molti i ricordi, nonostante la giovane età. E ad ogni ricordo corrisponde una nota. La vita “nomade”, tra l’Italia e la Turchia, la casa con vista sulla casa di Orhan Pamuk , desiderio di Bosforo, e la fantasia di un sensibile adolescente che andava prendendo corpo in un tessuto musicale sempre più personale e spontaneo.
Spontaneo al punto che i suoi brani non avevano titolo, e, quando divenne necessario dare loro un nome, furono le suggestioni più immediate a battezzarli. Con naturalezza, così come avevano visto la luce. Alla fine del concerto, sola composizione non originale, Taskayali si accommiata con una commovente “Caruso”, a ricordo di una sera trascorsa a Sorrento in un Hotel dove nella hall insisteva un pianoforte che la sera prima era stato suonato da Lucio Dalla.
Tante storie tante emozioni sul filo del ricordo, per un giovane emergente da guardare con molta attenzione.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Venerdì 28 giugno è stata la volta di un altro giovane talento, il riminese Federico Mecozzi, che in compagnia della sua band e con una coreografica proiezione di animazione alle spalle ha incantato la platea accaldata ma entusiasta, con composizioni anche queste originali, che sono state raccolte in un album uscito a gennaio.
AWAKENING il titolo dell’atteso cd di esordio del violinista, il più giovane direttore d’orchestra a Sanremo quest’anno, collaboratore assiduo di Ludovico Einaudi, collaboratore (ci piace ricordarlo), di Mingardi, polistrumentista, musicista di fatto da quando aveva sei anni.
C’è un poco di tutto, ma assai ben assortito in questo album, dal pop al folk, soprattutto celtico, a sonorità jazz, fino alla musica elettronica.
Un sound che arriva immediato, e pur restando raffinato, coinvolge e diverte.

La rassegna, ripetiamo, si concluderà il 6 settembre ed è caratterizzata da appuntamenti importanti.
Suggeriamo vivamente di seguirla, anche perché è possibile al costo del biglietto, visitare anche il Castello (che ispirò Puccini) in notturna, e sicuramente è un’esperienza da fare una volta nella vita.

JR

Photogallery

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

 

 

A ring in the forest: il nuovo capitolo di Erica Mou. Intervista

Da venerdì 14 giugno è disponibile nei digital store e in radio “A ring in the forest”, il nuovo singolo internazionale di Erica Mou, distribuito da Artist First.

La canzone in lingua inglese è strettamente connessa all’immaginario proposto nel videoclip, online sul canale ufficiale VEVO dell’artista al link http://www.youtube.com/watch?v=scrKjrK7GNU. Essa nasce come opera musicale e video che racconta la storia di un albero trasformato in chitarra. Il videoclip mostra il lento processo di evoluzione artigianale catturato nel tempo, in ogni fase creativa e in ogni gesto di cura del dettaglio per la produzione dello strumento. Così, in sintonia con la musica, mette in scena una sorta di mito moderno, che narra, tramanda e rinnova il legame solidale e di corrispondenza artistica tra la natura e l’uomo.

Il brano, interpretato da Erica Mou e prodotto a Londra dalla stessa cantautrice con la collaborazione di Matthew Ker (alias MaJiKer), è stato scritto dai due artisti insieme a Piers Faccini. La realizzazione creativa del tutto è durata dodici mesi, rispettando i tempi della natura, necessari alla sua trasformazione

Intervista

Erica Verticale ph OmarSartor

Erica Verticale ph OmarSartor

“A ring in the forest” rappresenta un nuovo capitolo della tua carriera. Come ti senti in questo periodo, cosa hai fatto negli ultimi due anni e come hai portato avanti la tua ricerca artistica?

Mi sento bene, è un bel periodo creativo e di sole. Il mio album precedente è uscito a dicembre del 2017 e nei mesi seguenti mi sono dedicata al tour di quel lavoro. Dopodiché ho ripreso a scrivere e a sviluppare idee nuove, come “A ring in the forest”. Sto cercando vie diverse, come sempre, sperimentando in studio e in fase di scrittura. Il messaggio di questo brano è tramandare il legame solidale tra natura e uomo, un tema di grandissima attualità.

Come ci hai lavorato e da dove nasce l’idea?

I legami sono il vero tema di ogni canzone (anzi, della vita, direi); tra persone e tra gli elementi che ci circondano. Ogni volta che provo un’emozione forte, positiva o negativa, io mi sento più legata alla terra, agli alberi, al cielo, al mare. È come se ogni scossone mi ricordasse forte qual è il posto a cui appartengo, la forza che la natura ha, l’armonia del farne parte. La canzone nasce dalla suggestione che mi ha dato il regista del video, Marco Callegari, di raccontare la storia di un albero che si trasforma in chitarra (attraverso le mani di un liutaio, Paolo Sussone).

Quando e perché hai deciso di cantare in inglese? La scelta è legata al fatto che vivi a Londra?

Il tema di questo brano mi ha suggerito di usare una lingua che fosse il più universale possibile e poi abitare a Londra mi ha ispirata ad usare anche l’inglese nella scrittura, cosa che non avevo mai fatto e che porta con sé anche un approccio diverso alla melodia e al canto, una nuova ricerca.

Quanto conta per te l’artigianalità e che spazio pensi possano trovare le realtà e i prodotti artigianali in un mondo sempre più votato al consumismo?

L’artigianalità è preziosa perché ci ricorda il tempo, quello necessario per cui le cose si trasformino e si riempiano di significato. Fare musica è come lavorare il legno, è un processo che ha bisogno di preparazione ma che deve anche fare i conti con ciò che stringi in mano in quel momento, con la materia, con i cambi di rotta.

Raccontaci del percorso collaborativo con Matthew Ker (alias MaJiKer) e Piers Faccini.

Sono molto contenta di lavorare di nuovo con MaJiKer, un artista che avevo conosciuto in studio di registrazione nel 2010, quando abbiamo lavorato al mio album “È” e con cui ho suonato in giro per il mondo per ben due anni. Poi le nostre strade si sono divise e Londra ci ha fatto finalmente ritrovare, a livello compositivo e produttivo. Piers Faccini invece è un cantautore che amo moltissimo e che ascolto da quando avevo sedici anni, dopo averlo visto suonare in un festival. Posso dire di essere una sua fan e trovarmi a chiacchierare con lui di musica e chiedergli aiuto per il testo di “A ring in the forest” è stato inaspettato e sincero.

Questo singolo è il preludio ad un nuovo album?

Non immediatamente, sto lavorando molto a canzoni nuove ma ci vorrà ancora un po’.

Come coltivi la tua creatività e cosa ti porti dietro delle tue esperienze precedenti?

Suono e scrivo praticamente ogni giorno, con la chitarra, su un foglio o nella mia testa. Leggo, ascolto, guardo… e i passi fatti, sì, me li ricordo tutti e li tengo con me.

Ci sono altri interessi personali di cui il tuo pubblico non è ancora a conoscenza?

Sì.

Quali sono gli argomenti che in questo momento ti stanno più a cuore?

Non dare il colpo di grazia alla Terra che abitiamo, costruire un futuro per i figli che la mia generazione ha o sogna di avere, parlare più di Arte e meno di paura.

Quali sono i prossimi progetti in cui ti vedremo coinvolta?

Quest’estate sarò impegnata con qualche live in giro per l’Italia, il prossimo il 29 Giugno a Polignano a Mare per l’apertura del Bari in Jazz. Poi sarò in studio e a scrivere fino a che qualcosa di bello accadrà.

Raffaella Sbrescia

PFM Premiata Forneria Marconi – Cristiano De André cantano FABRIZIO: il concerto evento all’Arena di Verona

PFM e Cristiano De André

PFM e Cristiano De André

Il cerchio si chiude. Per chi c’era, per chi avrebbe voluto esserci, per chi si è sempre chiesto come sarebbe stato. A 40 anni di distanza dal rivoluzionario incontro tra Fabrizio De Andrè e la PFM – Premiata Forneria Marconi, ci sarà un concerto evento all’Arena di Verona il prossimo 29 luglio. La grande sorpresa è che le poesie di Faber stavolta saranno interpretate direttamente da suo figlio Cristiano, come già da diverso tempo ormai accade.

Sono lontani i tempi in cui Cristiano si aggirava, poco più che bambino, tra le percussioni e la batteria di Franz Di Cioccio. Oggi il figlio d’arte e gli zii artistici si ritrovano commossi a affiatati per dare vita a una serata ricca di magia, ricordi, aneddoti e, perché no, nuovi spunti da tramandare alle generazioni che hanno imparato ad amare la poetica di Fabrizio De Andrè anche senza averlo mai ascoltato dal vivo.

Si tratterà di un concerto molto lungo, suddiviso in tre blocchi in cui la prog band italiana più famosa al mondo, PFM – Premiata Forneria Marconi, e il polistrumentista e cantautore Cristiano De André si alterneranno sul palco con le loro rispettive performance e condivideranno la terza parte finale di un concerto intitolato “PFM Premiata Forneria Marconi – Cristiano De André cantano FABRIZIO”.
Il concerto è prodotto da D&D Concerti e da BMU, in collaborazione con DuemilaGrandiEventi, VentiDieci e Verona Eventi, con il patrocinio morale della Fondazione Fabrizio De André.
Nato dalla scia dei fortunati concerti tenutisi nell’ambito del tour “PFM canta De André – Anniversary” e di “Storia di un impiegato”, storico disco di Faber arrangiato come una vera e propria opera rock da Cristiano De Andrè, il concerto si presenta come una preziosa occasione per riportarci indietro di decenni. Ogni arrangiamento del tour “Anime Salve” sarà fedelmente riprodotto a mano, esattamente nello spirito che da sempre accompagna le avventure nel mondo della PFM.
Le prove sono ancora da fare e i pezzi da scegliere. Non sarà un’operazione nostalgia, sarà bensì un modo per dare seguito al patrimonio di un Maestro mai dimenticato. Figli della stessa storia Cristiano De Andrè e la PFM viaggiano uniti su una grande “autostrada americana” che tutti potranno percorrere. Insieme a loro ci saranno Flavio Premoli, Lucio Fabbri, Michele Ascolese e Alessandro Scaglione. Sicuramente l’evento verrà ripreso ma è anche vero che sarà davvero intenso vedere che tipo di alchimia si creerà sul palco, soprattutto pensando alla leggerezza, al coraggio e all’autenticità con cui tanti anni Fabrizio De Andrè scelse ancora una volta di essere coerente a se stesso e di fare semplicemente quello che secondo lui meritava di essere fatto. L’obiettivo di tutti sarà portarsi a casa scopa, primiera e settebello. Nessuno dovrà rimanere seduto e nessuno potrà sentirsi indifferente. Per chi non si ferma alle apparenze e alle mode, ma soprattutto per chi cerca qualcosa in più l’appuntamento è per il 29 luglio all’Arena di Verona.

Raffaella Sbrescia

 

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