DAVIDE “BOOSTA” DILEO presenta il nuovo album “Facile”

 DAVIDE BOOSTA DILEO

DAVIDE BOOSTA DILEO

Esce oggi “FACILE”, il nuovo album da solita di DAVIDE “BOOSTA” DILEO(tastierista e co-fondatore dei Subsonica) per Warner Music Italy.

Il lavoro è completamente strumentale, si compone di 12 composizioni inedite e nasce con la predisposizione ad accompagnare gli stati d’animo perchè figlio delle ispirazioni e delle suggestioni scaturite nei mesi scorsi nel silenzio del Torino Recording Club, lo spazio privato di Boosta tra pianoforti, vecchi registratori a nastro e piccole incursioni di elettronica. Un racconto intimo, che non ha fretta né ansia, di cui lo stesso Boosta ha ampiamente parlato in videoconferenza stampa. Ecco le sue dichiarazioni.

Facile” si è fatto spazio nel dramma di questa pandemia e ha sancito una presa di coscienza importante. Pensavo che questa parte della mia carriera sarebbe iniziata tra 5 o 10 anni. Si sa che tra un disco e un tour i tempi sono ridotti, invece dopo “Microchip temporale” l’astronave madre dei Subsonica ha messo i motori al minimo e ho preso la palla al balzo per dare il via al progetto che accompagnerà la seconda parte della mia vita.

Quando scrivi canzoni hai la necessità di osservare e di fare riferimento a qualcosa che vedi e che senti. Qui l’esigenza è quella di poter suonare con l’unico fine di fare qualcosa che ti faccia veramente stare bene. Con il passare degli anni cerco di emozionarmi da solo, questo determina uno spostamento di baricentro fondamentale: non vedo l’ora di suonare cose che mi piacerebbe ascoltare. Questo non vuol dire essere presuntuosi, anzi. Sono convinto del fatto che più onesti siamo, più c’è la possibilità di affezionarci per primi a quello che facciamo e di conseguenza che qualcuno possa apprezzarle nella loro essenza. Mi sono stufato di fare cose nell’ottica di piacere agli altri, voglio fare qualcosa di cui essere fiero di proporre. Non si tratta di un esercizio di stile, in mezzo alla scrittura ogni tanto ci sono scintille di magia.

Ognuno di noi ha una relazione binaria con il suono, la musica è facile perché o ti dà qualcosa o non te la dà. La musica è uno strumento di vita, non importa per quale motivo la fai, è importante vedere cosa diventa per le persone che la ascoltano.

Video: Autoritratto

Questo è un disco insicuro e rassicurante al contempo. Il suono è dilatato, le melodie non sono mai forti, mai arroganti. Non è balbuziente ma il tratto è ancora a matita. Ho scritto anche dei pezzi molto definiti, molto simili a canzoni che ho messo da parte mentre compilavo la tracklist con l’intento di lasciare più spazio al suono. Questa è un’ammissione di mancanza di certezze, il riverbero di un contesto difficile in cui non ci sente perfettamente definiti. Mi sento una lastra sottile che potrebbe spezzarsi. Non avevo bisogno di mettere pezzi definiti, non era questo il momento giusto.

Le uniche parole che ho utilizzato le ho messe nei titoli, è stato come mettere la firma sotto il quadro. Per quanto riguarda il progetto grafico, mi sono avvalso di Instagram dove ho avuto modo di scoprire i lavori di Valentina Ciandrini. Mi divertiva molto molto di dare colore a questo lavoro, mi piaceva l’idea di una confezione che fosse anche bella e anche diversa.

Parlando invece del contesto generale, pur essendomi ripromesso di non fare polemica non ce la faccio a dare per scontato che questa sia una classe dirigente all’altezza della situazione. Capisco la difficoltà e i problemi però continuo a non avere la sicurezza e le certezza che le persone ci governano, partendo dal Presidente del Consiglio, passando per il ministro della cultura, abbiano la capacità di spiegazione, di onestà, di fiducia necessarie. Si sente proprio l’odore della politica in confusione.

Boosta di Davide D'Ambra

Boosta di Davide D’Ambra

Se mi chiedete che valore ha il silenzio, vi dico che mi piace stare da solo, che non ho particolare bisogno di compagnia. Il silenzio è uno spazio sacro e fondamentale, ne ho bisogno e mi sento molto a mio agio. Mi piacerebbe diventare come un minimalista del ‘900. Tra tutti mi ispiro a Federico Monpù, ha avuto una vita mediocre, la sua bio dura tre righe però ha scritto una serie di composizioni intense. Di recente mi sono avvicinato al Movimento Fluxus, sono finito in una mostra a Torino in cerca di ispirazione e come per magia all’improvviso ho scoperto una piccola esposizione del compositore Giuseppe Chiari che non conoscevo. In quella saletta c’era il video di una ripresa stretta delle mani che litigavano e che si accarezzavano, era davvero ipnotico. In uno dei 5 spartiti esposti c’ era scritto che la musica è facile, lì ho capito di essere nel posto giusto. Se mi metto a riflettere sui miei ascolti, mi viene spesso da pensare che una canzone come “Avrai” di Baglioni aveva mille accordi ed è difficile da suonare. Ora ho la sensazione che nel continuare a scrivere stia finendo l’inchiostro. Mi fa fatica distinguere quello che ascolto oggi, la grammatica della musica del ‘900 era un tomo, ora sta diventando un Bignami sempre più piccolo, da cui si strappa ogni giorno una pagina. Ritorniamo alla complessità, prendiamoci tempo per andare più a fondo.

Raffaella Sbrescia

 

La tracklist di “FACILE”:

1.Fiducia”

2.Lacrime di San Lorenzo”

3.Nella nebbia per mano”

4.Diva”

5.Sulle dita”

6.La danza delle api”

7.Una vecchia mappa”

8.Nello spazio abbracciati”

9.Autoritratto”

10.Amore per le geometrie”

11.Daimon”

12.Istruzioni per un abbandono”

 

Raffaella Sbrescia

 

Vent’anni: lo sfrontato ritorno dei Måneskin

Maneskin - Oliviero Toscani

Maneskin – Oliviero Toscani

Vent’anni” è il nuovo singolo che segna il fresco, sfrontato, ragionato ritorno dei Måneskin a distanza di due anni dall’album “Il ballo della vita”.

Damiano, Victoria, Thomas e Ethan, ospiti della web serie “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, hanno presentato in anteprima il singolo con una performance in live streaming dai palazzi imperiali sul Palatino e hanno incontrato virtualmente la stampa per approfondire la genesi, il messaggio e il significato di un brano che li traghetterà verso l’uscita del nuovo atteso album. Scritta dai Måneskin e prodotta con Fabrizio Ferraguzzo, “Vent’anni” è una rock ballad che ha preso il là durante il lockdown da un giro di chitarra di Thomas e da una visione avuta da Damiano. La band ha lavorato molto in analogico, dando spazio agli strumenti con l’idea di riportare i suoni dal vivo direttamente in studio e così è stato.

I pensieri di Damiano s’innervano con quelli del suo alter ego più maturo; il risultato è un dialogo sincero, crudo, spiazzante ma anche incoraggiante. La voglia è quella di liberarsi dal peso dei giudizi ed è per questo che il gruppo dedica il brano alla propria generazione con la voglia di lasciare il segno: “e c’hai vent’anni ti sto scrivendo adesso prima che sia troppo tardi e farà il male il dubbio di non essere nessuno sarai qualcuno se resterai diverso dagli altri ma c’hai solo vent’anni”, scrive Damiano seguendo un filone introspettivo con un messaggio che si amplia ambiziosamente alle generazioni dei non più ventenni. Ad accompagnare l’uscita del brano, il fotografo Oliviero Toscani firma la campagna di lancio ritraendo la band a nudo in un abbraccio di gruppo che racchiude volutamente un messaggio forte: liberarsi dalle sovrastrutture ed essere autentici, se stessi, senza veli inutili. Se queste sono le premesse, ne sentiremo e ne vedremo delle belle.

Raffaella Sbrescia

Con il senno di poi: la poesia solista di Marco Guazzone

Marco Guazzone

Marco Guazzone

Ci eravamo lasciati con un Marco Guazzone autore per Andrea Bocelli nell’album “Sì”, lo ritroviamo finalmente cantautore con il brano “Con il senno di poi”, una ballad prodotta da Elisa, la cui voce è presente anche in questa canzone, che fa da preludio al nuovo percorso da solista dell’artista romano.

Per gli estimatori storici, niente paura Stefano, Edo e Josh degli Stag continueranno a lavorare con Marco, tanti degli inediti presenti nel nuovo album sono nati proprio insieme a loro e ci saranno anche sul palco non appena sarà possibile. Ora però è tempo di lasciarsi andare ad una nuova avventura e lo sa bene Marco Guazzone che anche nel videoclip girato da Beniamino Barrese interpreta con coraggio una significativa coreografia di Paolo Ermanno dando vita ad una danza parlante.

Video: Con il senno di poi

Il brano veleggia sulla possibilità di rincontrarsi dopo la fine di una storia importante e scoprire che ci si può amare ancora ma con nuove consapevolezze. Il testo della canzone è ispirato a una poesia di Eugenio Montale del 1967 dal titolo “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” (poesia n. 5 di Xenia II, Satura). Marco Guazzone si è dunque lasciato ispirare scrivendo: In tutti i miei sogni si parla di te e più ti allontani mi chiedo perché. Non posso più amare nessuno, nemmeno per fingere danzando tra dubbi e certezze potrò svuotare le tasche dai pesi che ho. E vengo a cercarti leggero per dirti che ti raggiungerò addormentando i giganti e ti riporterò ma con il senno di poi dove eravamo io e te, dove eravamo io e te, come eravamo io e te. Io e te”. I versi selezionati mettono in rilievo la sensibilità, la delicatezza, la poesia con cui Guazzone esprime e disegna un mondo fatto di parole dolci, carezzevoli e pregne di significato. Il protagonista riconosce con saggezza gli errori, li individua e ne fa tesoro per ripartire con nuovo slancio e affrontare la paura, il vuoto, il viaggio, i pericoli, gli spettri del passato e sa che non si tratta di malinconia ma di puro, semplice, prezioso, genuino, amore. Lasciamoci cullare dalla poesia in attesa dell’album che ci auguriamo possa segnare la definitiva svolta artistica di un artista prezioso.

Raffaella Sbrescia

Laura Pausini presenta Io sì (Seen) e si racconta a cuore aperto.

Laura Pausini ha presentato il nuovo singolo Io Sì (Seen) pubblicato il 23 ottobre 2020 nel corso di una videoconferenza stampa molto sentita e ricca di spunti di riflessione. Ecco tutte le dichiarazioni dell’artista internazionale:

Io sì (Seen), il mio nuovo brano farà parte della colonna sonora di The Life Ahead / La vita davanti a sé. Sono rimasta affascinata da questa canzone pensata per me da Diane Warren e dal film di Edoardo Ponti con l’iconica Sophia Loren come protagonista. Io sì (Seen) è scritta da Diane con me e Niccolò Agliardi e accompagnerà il film in tutte le versioni internazionali. Chi vedrà il film in tutto il mondo ascolterà solo il brano in italiano ma ho fortemente voluto realizzare anche le versioni in inglese, francese, spagnolo e portoghese, che si troveranno solo nell’EP pubblicato il 23 ottobre.

Il singolo è nato quest’estate e ho deciso di cantarlo solo dopo aver guardato il film. Mi riconosco al 100% nella trama e questo mi ha entusiasmata ancora di più. Quando fai musica da tanti anni, hai bisogno di sentirti sempre curioso. In questo caso sentirmi pienamente coinvolta nel mettermi a disposizione del film mi ha dato la possibilità di vivere un’esperienza mai vissuta prima. Ho voluto rispettare il significato del film ma anche il punto preciso in cui la canzone arriva, si tratta di un momento importante della pellicola e arriva per dire una cosa. Ecco perché ci tenevo ad essere la voce narrante di quell’esatto momento. Questa collaborazione è arrivata nel momento giusto, ho aspettato tanto prima di accettare di far parte della colonna sonora di un film e sono felice di non averlo fatto fino ad ora. La canzone rappresenta un dialogo, Sophia Loren mi ha scelto per essere la sua voce, quello che dice a Momo racchiude il senso di protezione, comprensione e altruismo. Non ci sono barriere e pregiudizi né razziali né culturali. Sono fiera di questo lavoro e, anche se mi onora pensare che i produttori di Netflix abbiano inoltrato la candidatura agli Oscar 2021, non voglio gasarmi troppo. Il mio hamburger di festeggiamento l’ho già mangiato (ndr).

Io e Sophia ci siamo conosciute nel 2003 ad una festa di Armani a Beverly Hills e c’è stata subito una forte empatia. Sophia è materna e protettiva, ogni volta che ci siamo riviste, prima a Ginevra e poi in Messico alla sua festa di compleanno ci siamo sempre fermate a parlare delle nostre cose personali in modo naturale. L’impressione è avere di fronte un’icona in tutto quello che fa anche se a lei non piace sentirsi tale. Sono felice nel videoclip del brano ci sarà anche lei.

pausini

Nessuno ti vede, io sì. Nessuno ci crede, ma io sì. Ho voluto molto queste due frasi, non è stato facile mettere a punto in italiano questo concetto. Con questa collaborazione ho voluto cercare la profondità e l’impegno, la parte emozionale è quella che mi aiuta di più ad esprimermi. Io e Diane ci siamo conosciute a metà degli anni 90, siamo state un giorno a parlare, ci siamo riviste quando facevo il disco in inglese, alcune cose devono succedere nel momento giusto, sono felicissima che abbia chiamato me, Diane è un personaggio, ha mille idee, è molto divertente, mi è stata vicino anche per le versioni della canzone in portoghese, francese, spagnolo. Ho partecipato a questo progetto con amore, passione e orgoglio perché mi interessa la storia, mi interessa che venga fuori il significato, questo è il racconto di ciò che io penso dei rapporti tra le persone, la vita vale la pensa di esser vissuta perché esistono gli altri, che a volte vanno anche salvati; non possiamo sederci. L’ arte non deve arrendersi, dobbiamo venire fuori noi. Non mi è mai passata è la fame di capire cosa c’è oltre una canzone scritta e stampata in un libretto. Questa cosa mi agita e mi emoziona fortemente. Fare musica è una roba pazzesca. Mi sento attratta dalle cose complesse che mi richiedono responsabilità, in questi anni ho ricevuto altre proposte per film, in questo caso ho capito che ho fatto bene a dire di no prima, devo fare proprio le cose che mi piacciono, non devo avere paura a dire di no a un progetto che non mi appartiene seppur grande. Ritengo che oggi come oggi quando si parla di arte ci si accontenta molto anche a livello qualitativo, invece è importante essere più puntigliosi che mai, non si può fare tutto un po’, non mi butto a fare una prova.

Nei mesi scorsi volevo cominciare ad ascoltare le canzoni che mi sono arrivate, come sempre accade negli ultimi anni, faccio mettere i brani che mi vengono proposti in una cartella dropbox senza il nome dell’autore per non farmi condizionare. Ad oggi sono 124 solo le canzoni che iniziano con la lettera a. Dovevo fare questa ricerca a marzo, quando poi ci siamo rinchiusi per il lockdown mi sono sentita per la prima volta un po’ persa, mi sono chiusa in me stessa e ho pensato che non ci fosse qualcuno a cui potesse interessare se io cantassi ancora. Sono poi stata per tre mesi in Romagna dai miei, da settembre volevo cominciare a sentire qualcosa ma rimandavo sempre come per paura. Questa collaborazione mi ha rimesso in moto, sinceramente non mi ha lasciato un giorno libero, per scrivere la versione italiana del testo ci abbiamo messo 25 giorni in cui ho lavorato anche insieme a Niccolò Agliardi. Adesso ho molta voglia di ascoltare, in teoria nella mia testa mi piacerebbe riuscire a finire per Natale 2021 ma sono indietro e le canzoni che iniziano con la a non mi piacciono. La verità è che voglio fare degli esperimenti, voglio provare a cantare canzoni di altro genere e vedere com’è la mia voce con un altro stile. Voglio usare questo tempo per conoscere un altro aspetto delle mie corde vocali.

In questo momento viviamo nell’incertezza, ognuno vorrebbe rimediare ma è molto difficile. Ognuno fa la sua proposta, io avevo scritto un appello con i miei colleghi italiani rivolto al nostro governo ma non abbiamo ricevuto una grande risposta. Penso che in generale i cittadini del nostro paese non abbiamo ben capito quante sono le maestranze, si tratta di 570,000 mila persone, non possiamo prenderci cura di tutti, non si risolve così. Siamo 50 cantanti e possiamo sicuramente aiutare le persone vicine a noi che sono altre 40, un numero troppo piccolo, non so che suggerimenti dare se non di porre attenzione a questo appello. Noi cantanti non abbiamo bisogno di un aiuto economico ma i tecnici si, sono persone senza lavoro, questo è molto grave, aldilà di quello che noi possiamo fare privatamente. A proposito di quello che ha proposto Fedez, l’intento che abbiamo tutti è cercare di risolvere questo problema, ognuno ha un modo diverso di pensare. Federico ha proposto un modo secondo lui utile, io ho pensato che facendo un calcolo matematico, farei fatica a capire a chi destinatare questi fondi. Gli anticipi sui tour e sugli album non potrebbero mai coprire il reale fabbisogno delle maestranze, ecco perché ho preferito rivolgermi al governo, stiamo parlando di un totale importante di cui non possiamo farci carico. Per questo è importante parlarne e appoggiarci e non creare polemiche tra noi.

 

 

 

Manfredi presenta “Hollywood” e si racconta senza filtri. Intervista

Manfredi - Hollywood

Esce oggi venerdì 25 settembre HOLLYWOOD, il nuovo singolo di MANFREDI, prodotto da Matteo Cantaluppi e in uscita per Foolica. Il brano anticipa l’album d’esordio in arrivo nei primi mesi del 2021 e segna il ritorno del cantautore, noto nella scena indie per brani da milioni di ascolti quali: “CUFFIETTE” e “NOI MENO TU”.

HOLLYWOOD, prende ispirazione dai film romantici, che Manfredi descrive come “tutti uguali e con la stessa trama”, che tuttavia piacciono tanto. La verità è che grazie a quei film l’uomo sogna l’amore perfetto, che nella vita reale sembra sempre troppo complicato e drammatico. “Hollywood è una presa di coscienza” – commenta il cantautore – “Sono io che accetto che se le cose vanno male è perché io ho bisogno che vadano male. Sono io che accetto che “mi piace solo quando è complicato, sì, ma tanto”. Sono io che accetto che non era destino, che non potevo essere io la sua felicità. Questa canzone è un sorriso amaro a tutti gli amori che non ho saputo meritare.”

Intervista

Ciao Antonio, il tuo percorso musicale nasce nell’armadio di un tuo amico e si sviluppa vorticosamente nell’arco di una manciata di anni. Raccontaci le tappe salienti che hanno scandito questo tempo e le tue emozioni a riguardo.

In pochi lo sanno, ma la mia è una storia molto particolare. Non ho seguito quasi per nulla “il percorso standard degli artisti”, ho fatto un unico grande salto. In quell’armadio ho registrato la mia prima demo, l’ho inviata a Foolica, la mia etichetta, a loro è piaciuta e abbiamo iniziato a lavorare insieme sin da subito.

Grazie a loro ho avuto la fortuna di poter entrare in alcuni degli studi più grandi di Milano e di poter collaborare con produttori e artisti di talento da cui ho imparato molto. La gavetta me la farò e ne sono più che felice, la strada è lunga, ho avuto però la fortuna di essere affiancato sin da subito da persone di esperienza che mi hanno sempre saputo consigliare lasciando però il giusto spazio al mio lato artistico.

Il tuo modo di scrivere cavalca gli stilemi dell’onda indie, come sei approdato a questa modalità di intendere la musica, quali sono i tuoi ascolti e che tipo di sviluppo prevedi per le canzoni in arrivo nel tuo primo album?

Mi sono innamorato della scrittura dopo aver scoperto artisti come I Cani, Calcutta e in generale quella che era la scena indie degli anni in cui il genere non era ancora esploso. I miei ascolti mi hanno influenzato molto ma quando scrivo cerco di non auto-impormi dei paletti. Non dico mai “devo scrivere una canzone indie”, mi viene semplicemente voglia di scrivere una canzone e ciò che esce poi lo pubblico. Il disco contiene brani molto diversi tra loro, alcuni molto pop, altri più intimi e introspettivi. Ciò che provo a fare è trattare argomenti magari banali (come l’amore, il rapporto coi genitori, l’ansia per l’università), fornendo però un mio personale punto di vista, con delle immagini che spero possano arrivare alle persone, che possano emozionare.

Hai descritto il nuovo singolo “Hollywood” come un sorriso amaro a tutti gli amori che non hai saputo meritare. Sarebbe interessante capire quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a descrivere il brano in questo modo e come nasce la canzone.

Ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno fatto provare emozioni forti, che mi hanno reso a volte molto felice e a volte molto triste, che mi hanno insegnato a distinguere tra affetto e amore. Io di mio sono una persona che difficilmente riesce a trovare equilibri, vedo tutto o bianco o nero e sono consapevole di essere stato la causa della fine di alcune di queste storie. In Hollywood parlo proprio di questo. Questa canzone è una presa di coscienza, faccio i conti con me stesso e inizio a dirmi le cose come stanno. Accetto che se le cose vanno male è anche perché me le cerco, perché io, come molti altri, sono affascinato dagli amori impossibili e dagli alti e bassi delle storie difficili.

Ad un primo ascolto dei tuoi brani, si intravede uno spirito vivo, che tende a non accontentarsi delle cose semplici e che è sempre pronto a virare verso nuove direzioni. Confermi?

Sono una persona abituata a vivere la routine. L’università mi costringe ad orari sempre uguali e ad avere molte abitudini. Proprio per contrastare questa routine, nei rapporti umani e nelle esperienze extra-universitarie mi piace trovare qualcosa che mi smuova, che mi emozioni e che non scada nella monotonia. Molto spesso finiamo col frequentare una persona solo per abitudine. Io invece sogno qualcosa di più intenso, una passione che si confermi giorno dopo giorno. Nulla di eccessivo, però che mi accenda.

Insomma, sogno un amore da film e non credo di essere l’unico.

Facendo un passo indietro, ci racconti anche di “Cuffiette” e di “Noi meno tu”? Ci sono diversi frame in questi brani, proprio come se si trattasse di un susseguirsi di immagini cinematografiche.

Mi piace molto lavorare con le immagini, credo siano il modo più onesto e immediato per arrivare alle persone. “Ero sotto casa tua a chiederti di aprire”. É una situazione in cui molti di noi si sono trovati e immaginare questa scena ci fa rievocare quelle sensazioni, le emozioni di quel momento. Un’altra cosa che adoro sono gli slogan, frasi semplici che dicono tutto. Se ti canto “è solo noi meno tu” non c’è bisogno di aggiungere altro, hai capito tutta la storia che ci sta dietro e sono bastate tre parole. Immediatezza e immagini forti sono ciò che mi piace nelle canzoni, il mio modo di esprimermi. Un’altra cosa che reputo fondamentale è essere onesti, veri, non bisogna mai inventare. La gente non è stupida, se inventi storie lo capiscono e non ti prenderanno mai sul serio.

Manfredi ph Federico Cataleta

Manfredi ph Federico Cataleta

Come hai conciliato la musica e gli studi universitari? Farai anche la specialistica in ingegneria?

Ho iniziato da poco la magistrale, mi ci metterò di impegno e vedo come va, il mio desiderio è però quello di portare a termine gli studi. Al di là dei contenuti che centrano poco con la musica, il Politecnico mi ha fatto vivere l’esperienza universitaria, mi ha fatto conoscere persone nuove, mi ha costretto a muovermi verso Milano e mi ha fatto passare molte notti fuori a casa di amici. Tutte queste cose poi fanno la differenza quando scrivi una canzone. Gli impegni sono tanti, però a me piacciono entrambe le cose, sia la musica che l’ingegneria, quindi ho voglia di farle e quando c’è la passione puoi fare tutto coi giusti tempi, o almeno così dicono.

Come vivi il fatto di far parte dell’universo Foolica e come hai lavorato con Matteo Cantaluppi?

Foolica è una realtà meravigliosa, una famiglia prima che un’etichetta. Riescono a supportarmi in tutto e sono sempre presenti. Hanno molta più esperienza di me, sanno sempre cosa consigliarmi ma lasciano molto spazio al mio lato artistico. Grazie a Foolica ho avuto modo di collaborare con molti artisti e produttori, tutti davvero molto bravi e tra questi c’è anche Matteo Cantaluppi, con cui sto lavorando al mio disco. Si sente che è un produttore di esperienza, riesce a dare grande personalità ai brani, a rinnovarli e a farli suonare come tu nemmeno avresti potuto immaginare. Sono curioso di sapere come uscirà l’album. Con lui è tutto una sorpresa.

Chiudo chiedendoti il tuo punto di vista in merito allo status quo della musica italiana in questo momento e cosa auspichi che accada nel futuro imminente.

La musica italiana sta vivendo un periodo molto florido. Ci sono moltissimi artisti, escono moltissimi album, ognuno può scegliere cosa ascoltare e troverà qualcosa di adatto ai propri gusti. È vero che si pubblicano molti più brani, però grazie a Spotify, Apple Music, Amazon music e via dicendo, le persone hanno modo di ascoltare molta più musica e quindi molti più artisti. In ogni caso, credo che la grande sfida sia quella di durare nel tempo. Ci sono stati tanti fenomeni del momento, artisti diventati virali, che sono stati sulla bocca di tutti e che poi non hanno combinato niente. Secondo me i veri talenti si vedranno sul lungo periodo. Sono curioso anche io e onestamente incrocio le dita.

Raffaella Sbrescia

(Dis) Amore è il nuovo album dei Perturbazione. Intervista a Tommaso Cerasuolo

(Dis) amore -cover album

Dopo una lunga attesa i Perturbazione tornano su pubblica piazza con (Dis) amore. Un concept album doppio, stratificato, variegato e ricco di spunti sia letterari che musicali. Il racconto racconta l’evoluzione di un rapporto a due servendosi di personaggi senza nome e senza sesso che attaversano la scoperta, l’innamoramento, la pienezza della condivisione, il consolidamento, il dubbio, le crepe, il silenzio, la distanza, l’assenza, il dolore, il disamoramento. Si tratta di persone che, nella loro unicità, ci lasciano lo spazio necessario per identificarci attraverso dettagli carnali e tangibili. Lo speciale diventa normale in disco che parla sottovoce ma con fermezza e che per questo è destinato a lasciare un segno.

Intervista a Tommaso Cerasuolo.

Ciao Tommaso, questo lavoro si prende il tempo necessario per raccontarci una storia dentro tante storie attraverso una stratificazione di sentimenti e immagini. Come vi è venuta questa idea?

In questo lavoro c’è forte corrispondenza tra musica e vita. Le nostre canzoni sono molto aperte, ognuno le abita a suo modo e anche i testi sono in grado di evolversi nel tempo lasciando dei. Non c’è un utilizzo metaforico delle immagini, la nostra scrittura può essere felicemente abitata da chi la fa sua. Il nido domestico dei protagonisti del disco ci ha dato il là per pensare ad un progetto raccontato in ordine cronologico.

La prima sensazione che balza alla mente è una forte corrispondenza filmica, come se ogni canzone fosse propedeutica all’altra in una susseguirsi di inquadrature traslabili nel reale.

Abbiamo effettuato un lavoro di stratificazione. All’inizio abbiamo valutato quanto materiale avessimo sull’innamoramento e disamoramento da un punto di vista non convenzionale. Quando poi abbiamo capito che volevamo sviluppare il lavoro in ordine cronologico, abbiamo cesellato la scrittura quasi come se ci stessimo muovendo con una cinepresa. Le voci dei due protagonisti non sono definite, ognuno le abita come vuole. A volte ci serviva l’esterno per raccontare in che modo potesse influire il contributo della società all’ interno dell’idillio domestico prima e della rottura poi. Amore e disamore hanno la stessa energia emotiva sia dentro casa che fuori. Abbiamo usato anche dei tagli di montaggio, a volte serviva l’inquadratura lunga, altre volte un bel primo piano con uno stacco breve senza essere ridondante. Abbiamo adottato un molto diverso di lavorare che ci ha regalato molta soddisfazione.

Ogni tassello è funzionale all’altro dunque.

Esatto. Abbiamo scritto in funzione della narrazione, questo è stato molto stimolante.

Da un punto di vista testuale, si evince un importante impegno narrativo. Da dove nascono queste suggestioni?

Prima di tutto dall’osservazione delle vite intorno a noi, siamo circondati da parenti e amici della nostra età che hanno vissuto montagne russe emotive ma ci siamo ispirati sicuramente anche a tanta letteratura. Una scrittrice molto importante è Natalia Ginzburg, la scintilla iniziale è nata nei primissimi pezzi. In particolare “Io mi domando se eravamo noi” è proprio una frase che la scrittura usa in un contesto abbastanza diverso da quello attuale ma comunque parla dello spaesamento. In particolare abbiamo attinto da spettacolo teatrale, rappresentato presso il Teatro Stabile di Torino alla fine del 2016, che si intitolava “Qualcuno che tace”, una trilogia tratta dai pezzi teatrali della Ginzburg. Rossano (ndr) è più letterario di me ma abbiamo questo collaudatissimo metodo di scrittura a 4 mani; lui scrive con una sua metrica sapendo che io poi ci metto mano e smonto i versi per cercare linee melodiche, siamo molto elastici. Ross dà sempre moltissimo materiale e in questo disco c’è moltissimo di suo. Ad esempio aveva letto delle pagine di Albinati per il tema dell’adulterio e del possesso, poi c’è l’influenza di John Cheever, e poi ancora Romagnoni, George Fontana, Buzzati, Parise, Domenico Starnone. Si tratta di letture che aveva interiorizzato e che è riuscito a mettere in luce con una predisposizione emotiva importante. Ci sono anche frasi afferrate dalla vita reale, come accade nel brano “Taxi Taxi”. Una sera Io Cris e Rossano eravamo a Milano per della promozione, il tassista parlava di storie di persone estranee in un turno di notte e abbiamo fatto nostro il suo racconto. Al fianco alla razionalità letteraria è bello imbattersi nella realtà per rendersi conto della reale vibrazione e sfumatura che stai cercando.

Forse è  per questo che è destinato a fare la differenza?

Questo è un aspetto importante. Il problema della musica italiana è che c’è un abuso di parole astratte come mondo, universo, infinito, vita, amore, cuore, tutto è grande. A noi piace scendere nel dettaglio, afferrare la realtà con dettagli molto carnali, dare l’idea della concretezza nella scrittura, presentare un’immagine personale per farci capire da chi ci sta ascoltando. In questo modo dal particolare puoi aggiungere l’universale. Un po’ avviene con la siepe di Leopardi, senza la siepe non c’è l’infinito; in questo modo le cose vengono messe a fuoco e diventano tangibili.

 Un altro aspetto che dà completezza a questo lavoro è anche la varietà musicale che lo attraversa.

 I testi di Natalia Ginzburg erano ambientati negli anni ‘60 e ‘70 per cui ci siamo presi dei riferimenti di quelle atmosfere. La musica è come una pietra che rotola si un piano inclinato e tu ci finisci sopra (ride ndr).

La cosa bella di Cris che ha prodotto tutto il lavoro è che ha ampliato molto il suo bagaglio e lo spettro armonico perché ha lavorato a tanti altri progetti un po’ più sghembi, sotterranei di matrice blues. L’anno scorso Cris ha musicato un bel documentario su Anna Magnani, diretto da mio fratello e che è stato presentato anche a Cannes. Tutte queste cose sono finite nel suo bagaglio e io, che sono un cagnaccio che usa l’istinto per lavorare sulla parte metrica e melodica, mi sono reso conto di trovarmi su terreni nuovi. Abbiamo suonato tanto i pezzi in sala prove e abbiamo cercato di registrarli in modo da restituire fedelmente questo mood, tenendo anche i piccoli errori, senza mettere a posto i rullanti o quantizzare tutto. Adesso la musica è sempre tutta in briglia, molto artificiale, il gusto attuale ricorda il gluttammato: tutto è buono ma si assomiglia molto come sapore. Noi volevamo essere selvatici e meno sovraprodotti.

Coerenti in tutto nella forma e nella sostanza.

Il messaggio che danno questi personaggi è racchiuso nella capsula del tempo che contiene la nostra verità, fatta di entusiasmi ma anche di sbagli, di assenze. Senza le parentesi non verrà fuori la verità.

Il brano più prezioso è “Conta su di me”. Il concetto di fiducia è, ad oggi, quello più perseguibile da parte di tutti noi.

La fiducia arriva a due terzi del disco e non è un caso. I temi si compenetrano: pazienza, fiducia, sostegno reciproco sono racchiusi in una dichiarazione di coraggio e allo stesso tempo di resa. Questa è una canzone disarmata ma è anche una delle più belle del disco. Possiamo aver attraversato grandi paludi ma dentro una grande tempesta per un attimo di squarciano le nubi e quello che rimane è l’autenticità di un rapporto che unico che nessuno potrà toglierci.

 Raffaella Sbrescia

Video: Io mi domando se eravamo noi

 

“Mentale strumentale”: il tesoro nascosto dei Subsonica. Recensione

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Mentale strumentale” nasce nel 2004 per sancire in modo netto, anticonvenzionale e definitivo la virata verso la libertà dei Subsonica. La rottura all’epoca fu drastica, radicale e soprattutto scomoda. Sedici anni dopo, quel lavoro ritrova la luce per offrirci un viaggio spaziale e artistico, culturale con una finalità nobile: le royalties dell’album andranno infatti a sostegno della Fondazione Caterina Farassino, impegnata con il progetto “Respira Torino”, nato per supportare le attività degli ospedali di Torino e Asti durante l’emergenza sanitaria in corso. La linea di continuità dal passato a oggi risulta evidente nelle intenzioni, in quel sano gusto per la jam session nel senso più autentico del termine. La tracklist non è semplice, così come non è di immediata fruizione. Suoni freddi, distopici, industriali cercano una via di ingresso all’interno del substrato cognitivo e si fanno via via strada in modo contorto e tortuoso. Si passa dal mood metallico di “Decollo a voce off” passando dagli strumenti acustici di “Detriti nello spazio” fino alle percussioni esotiche delle corde boliviane e di un bodhran indiano arrivando alle voci angeliche di Madame Mystere “A di addio”. L’attualità del progetto è tangibile grazie al saggio utilizzo di synth analogici mixati con strumenti a corde e le oniriche suggestioni delle voci trasfigurate di Samuel.Malinconia, oscurità, esoterismo hanno spesso accompagnato il percorso musicale dei Subsonica che, in questo senso, non si sono mai risparmiati. Inquietudini, angosce, speranze, desideri convivono in modo a tratti originale e curioso, a tratti perturbante e sinistro. Il flusso musicale è liquido, così come la fruizione di questo album non può che essere soggetta a diverse interpretazioni anche mutabili nel corso di diverse occasioni di ascolto. “Mentale Strumentale” richiede concentrazione, attenzione e analisi. Le tracce finali e in particolare “Rientro in atmosfera” appaiono come il preludio a una nuova parte di un racconto emozionale rimasto in sospeso, pronto per raggiungere nuovi mondi inesplorati.

Raffaella Sbrescia

  1. Decollo – Voce Off
  2. Cullati Dalla Tempesta
  3. Artide 3 A.M.
  4. A Nord Di Ogni Lontananza
  5. Detriti Nello Spazio
  6. A Di Addio
  7. Tempesta Solare
  8. Delitto Sulla Luna
  9. Strumentale
  10. Rientro In Atmosfera

Scritto nelle stelle: la recensione del nuovo album di Ghemon

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Scritto nelle stelle” è il nuovo album di Ghemon (Carosello Records). In queste nuove undici tracce, l’artista mette a fuoco una fotografia nitida, vivida, concreta di un rinnovato status quo. Coerente alla sua filosofia, Ghemon riesce ad affinare ancora una volta l’uso delle parole ma soprattutto lavora molto bene con il sound. Soul, r’n’b, hip hop, rap, jazz convivono in una miscela sonora che è un unicum raffinato, vivace e mai banale. Trasparente, onesto, per questo a tratti scomodo, Ghemon mette in risalto una personalità spigolosa, mai facile da accettare nella sua totalità ma sempre capace di mostrarsi attraente.

Si parte da “Questioni di principio”, all’interno del brano la disamina di Ghemon è ampia: analisi, giudizi, ridimensionamento, libertà sono i grandi temi che ruotano in questi 4 minuti intrisi di classe. Elettricità e chimica attraversano la trama di “In un certo qual modo”, in cui traspare purezza di intenti e di penna. I pensieri fuori tempo massimo di “Champagne” come Stappo una boccia di champagne per il pericolo scampato, chissà se non mi fossi fermato dove sarei a quest’ora sanciscono una sana presa di coscienza e la voglia di chiudere finalmente un cerchio. Le giornate incompiute raccontano di un periodo diverso da quello che viviamo ma riescono a incastrarsi stranamente benissimo con questa quarantena in lockdown: No, ma quale cena fuori, non provarci nemmeno / Hai ragione, che i miei amici non li vedo da un po’ / È un momento pieno zeppo di giornate incompiute / E di pessime battute nei gruppi WhatsApp / Di delivery che tanto mangio davanti al computer. Così canta Ghemon un po’old school, un po’ avanguardista. Molto intima è “Cosa resta di noi”: un’elaborazione del lutto, il racconto di un’evoluzione personale complessa e mai facile. Tu sei il coraggio che a volte mi manca, scrive Ghemon in “Inguaribile e romantico”. E ancora: faccio fatica in mezzo alle persone perché non so cosa ci si aspetti da me”. Il genio senza coraggio serve a poco. Quanta verità in “Buona stella”. Suggestivi i flashback fedelmente aderenti alla quotidianità tra scuse, assenze, silenzi, ritardi, prese di coscienza di “Io e te” e “Un vero miracolo”. Di grande impatto e promettenti sono le velleità da crooner mostrate nella perla del disco “Un’anima” piena di macchie e di zone d’ombra sì, ma anche fascinosa e raffinata. Il disco si chiude con “K.O”: una ritmica più dura ma funzionale a una dichiarazione d’intenti nitida e definita: mettere da parte l’aria da vittima e non mollare mai il colpo.

 Raffaella Sbrescia

Video: Buona stella

TRACKLIST 

01. Questioni di principio
02. In Un Certo Qual Modo
03. Champagne
04. Due Settimane
05. Cosa Resta Di Noi
06. Inguaribile e Romantico
07. Buona Stella
08. Io e Te
09. Un Vero Miracolo
10. Un’Anima

Settebello: la recensione del nuovo album di Galeffi

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SETTEBELLO” (Maciste Dischi/Polydor/Universal Music) è il titolo del secondo album del cantautore romano GALEFFI pubblicato lo scorso 20 marzo 2020. Prodotto dai Mamakass, duo composto da Fabiò Dalè e Carlo Frigerio, l’album si contraddistingue all’interno di un mare magnum di proposte grazie ad un tipo di approccio alla musica decisamente vivo, frenetico, creativo. Galeffi, all’anagrafe Marco Cantagalli, fa tesoro del felice connubio con i produttori che insieme a lui fanno parte della squadra autorale della Warner Chapell e, senza la frenesia di voler sfornare tormentoni, si prende la sacrosanta libertà di sperimentare mettendo in piedi una tracklist di tutto rispetto. “Settebello” strizza l’occhio al passato in maniera intelligente e dinamica, i testi nascono da suggestioni contemporanee e da rapporti difficili da mantenere ma si accompagnano a reminiscenze jazz, a giri di basso caldi e sinuosi, a echi funky e ad affondi blues. “Ho un cruciverba nella testa, ma quasi mai la soluzione”, canta e scrive Galeffi, a tratti molto vicino allo stile e alle intenzioni di Cesare Cremonini. Inquieto, incerto, appassionato, sguaiato, violento, crudo, nudo, Galeffi mette in campo la sua voce lasciandone scorgere diverse sfumature, vive e attraversa le note rendendole vive, significanti, intense. Cantautorato, itpop, rock, jazz funky, blues, surf garage convivono felicemente senza stancare mai. Il brano più controverso del disco è “Cercasi amore”: nata come una canzone elettronica, successivamente diventata un pezzo per chitarra e voce, poi una ballad ed infine una canzone rock. La gemma della tracklist è invece “America”, il colpo di scena, l’asso dal cilindro, il frutto della volontà dell’artista di prendersi il lusso di mostrarsi per quello che è e intanto “Butto la pasta quel tanto che basta per non sentire il vuoto che c’è”. Vibrano i richiami allo stile di Ghemon in “Grattacielo”, ormai immancabile il divertissement strumentale, stavolta intitolato “Quasi quasi”. Il disco si chiude con “Bacio illimitato”,quasi a sigillare l’epopea sentimentale fallimentare che attraversa un’emotività incerta e in cerca di una nuova consapevolezza che l’esperienza sicuramente saprà dare ad un cantautore dall’ottimo potenziale.

Raffaella Sbrescia

Video: America

Tracklist:
1. Settebello
2. Monolocale
3. America
4. Dove Non Batte Il Sole
5. Grattacielo
6. Quasi Quasi
7. Tre Metri Sotto Terra
8. Cercasi Amore
9. Gas
10. Bacio Illimitato

Live Drive In: Il progetto pensato per promuovere la rinascita della musica dal vivo.

Live Drive In, progetto, musica dal vivo, coronavirus

Live Drive In, progetto, musica dal vivo, coronavirus

LIVE DRIVE IN è il progetto ideato da un gruppo di addetti ai lavori del mondo dello spettacolo per fornire un’immediata risposta all’attuale sospensione delle attività relative a cinema, teatro e musica live causata dall’emergenza Covid-19. In diverse città italiane altrettante location si trasformeranno per l’estate 2020 in spettacolari drive-in attrezzati con mega schermi e palcoscenici per tornare a cantare come un’unica voce. Il format nasce da un’idea di Utopia Srl, Zoo Srl, Italstage, e 3D Unfold, aziende leader nei rispettivi campi legati alla produzione, all’allestimento e alla progettazione di eventi e che vantano un’expertise ed una storica affidabilità, costruita sul campo nella realizzazione dei più grandi concerti, tour ed eventi italiani degli ultimi anni.

In un momento storico in cui ci si chiede come poter tornare a vivere la socialità in piena sicurezza e come poter concepire un’estate nel rispetto delle normative contro il Coronavirus, LIVE DRIVE IN vuole essere promotore del primo festival completamente Covid Safety-First, che risponda quindi alle esigenze di sicurezza del momento e permetta di tornare a vivere la socialità e la musica live già dalle primissime fasi della riapertura: una grande ed ambiziosa soluzione per permettere al pubblico di riavvicinarsi alle sue passioni ed abitudini, promuovendo una nuova fruizione dell’intrattenimento stesso.

 

Non solo: l’obiettivo è anche e soprattutto quello di sostenere tutta la filiera di cinema, teatro e musica live, ad oggi in ginocchio con più di 300 mila lavoratori stimati in disoccupazione e perdite per decine di milioni di euro ogni settimana. Il progetto vuole essere quindi anche un appello al Governo, al Ministero della Cultura e alle Istituzioni Nazionali per porre l’attenzione su un settore importante come quello dell’intrattenimento. Permettere a questo settore di ripartire significa infatti far tornare al lavoro molti professionisti che ad oggi vedono un blocco totale delle loro attività.

Un progetto solido che ha già raggiunto uno stato avanzato di realizzazione e che mira ad esser condiviso con quante più realtà locali possibili: Comuni, Assessorati, promoter locali che stanno aderendo con grande entusiasmo e partecipazione, in un dialogo che ha già portato all’individuazione di aree fruibili al format nella sua capienza massima, in un’ottica di sostenibilità del progetto stesso a livello regionale. Le città che finora hanno aderito al progetto sono: Milano, Roma, Firenze, Torino, Bologna, Napoli, Verona, Catania, Genova, Bari, Cagliari, Cosenza, Mantova, Avellino, Reggio Calabria, Lamezia Terme, Lido di Camaiore, Olbia, San Benedetto del Tronto e Palermo.

Un format del passato, quello del drive-in, che viene quindi rimodulato in una declinazione del tutto nuova, quasi completamente ad impatto zero grazie all’utilizzo di generatori ad energia rinnovabile, bagni auto-igienizzanti e materiali ecosostenibili: individuando delle location dove poter allestire spettacolari drive-in attrezzati con mega schermi e coloratissimi palcoscenici, le città italiane si faranno pioniere di un nuovo modo di pensare gli eventi, in cui gli autoveicoli saranno lo strumento sociale di una nuova con-partecipazione, che è allo stesso tempo tutelante contro il rischio di contagio.

Cosi come già sperimentato in Norvegia e in Germania, dove i primi passi verso questa direzione sono stati già mossi, LIVE DRIVE IN è una risposta concreta al bisogno di divertimento open-air, di leggerezza, positività e speranza nel futuro, per ricominciare a vivere le nostre città nel rispetto delle misure di distanziamento sociale necessarie a farci sentire tutelati.

Sempre più vicini, sempre più protetti.

 Comunicato stampa – Goigest

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