Amici 20: Intervista a Esa Abrate

Abbiamo incontrato Esa Abrate, il giovane compositore e direttore d’orchestra, tra i partecipanti ad “Amici 20″. Anche Esa ha risposto alle nostre domande e a quelle dei ragazzi che lo supportano quotidianamente dalle Pagine Fans.

Esa Abrate

Esa Abrate

Esa, partiamo dai tuoi inizi: tu sei direttore d’orchestra, compositore, autore e polistrumentista. Come ti sei affacciato al mondo della musica?…

Il mio rapporto con il mondo della musica parte all’età di otto anni. Mi sono avvicinato alla musica grazie allo studio della chitarra. È un po’ colpa della frase che ripetevo sempre a mia madre, “Mamma ho la musica in testa”. Da lì ho cominciato a studiare musica classica, perfezionando la mia formazione in Conservatorio. Già dagli anni del Liceo musicale però, mi sono reso conto che mi piaceva di più cantare, quindi canto e direzione d’orchestra sono poi sempre andati di pari passo, fino a quando, sul lungo rettilineo, diciamo così, il canto ha scalato meglio la marcia, prendendo il sopravvento.

Come è nato il tuo inedito “Ci sto male”?

“Ci sto male” è una canzone nata da una situazione in cui pensavo che le cose andassero in una certa maniera, per poi rendermi conto che era andato tutto diversamente, quindi il pezzo è nato “banalmente” dalla normalissima sensazione di stare male per qualcosa in cui si credeva fermamente, e che poi non è successo.

Video: Ci sto male

 

Quali sono gli artisti che hai ascoltato e ti hanno formato, sia umanamente che musicalmente?

L’artista che mi ha accompagnato sempre nel corso della vita è stato Michael Jackson. È stato un punto fermo, sia nella musica, che nel modo in cui si contamina nel genere che fa. Mi ha sempre affascinato.
Quando poi mi sono avvicinato al canto, i miei riferimenti sono stati anche altri artisti, ma sempre internazionali. Ho iniziato a scrivere in italiano solo durante la prima quarantena. Quello è stato un periodo utile per lavorare su me stesso e sulla mia musica. In quella fase ho capito che non volevo solo scrivere e cantare in inglese, ma volevo comporre anche in italiano, per essere più leggero e diretto, e per permettere a chi mi ascoltasse di sposare il mio pensiero.

Un bilancio personale dell’esperienza di “Amici”?

Beh, bilancio super positivo. Non mi aspettavo assolutamente di rimanere così colpito da tutte le cose belle della Scuola.
Per me, entrare ad “Amici”, è stata la conferma che quello che stavo facendo era la cosa giusta, visto che mi ero lasciato alle spalle qualcosa di più fattibile come la direzione d’orchestra, per una cosa meno sicura come il canto. Ho dovuto lottare per questa scelta, e avevo bisogno di dimostrare, prima a me stesso e poi agli altri, che un po’ avevo ragione.
Il percorso all’interno della Scuola è stato tortuoso ma bello, con momenti di up and down, ma sono molto contento delle cose che ho imparato e di come sono cresciuto, artisticamente e personalmente, soprattutto in una fase difficile come quella che stiamo vivendo. Il mio obiettivo era quello di entrare e vincere per me stesso, ossia fare un percorso onesto ed uscire nel miglior modo possibile, a testa alta, con la consapevolezza di poter fare fuori ancora molte cose, e lasciando agli altri un messaggio positivo.

C’è molta curiosità tra i tuoi fans sul singolo “Solo se ti va”…

Io non sono molto propenso in generale a dedicare una canzone a qualcuno; mi è capitato raramente di fare questa cosa. Magari mi faccio ispirare da una situazione più che da una persona. Per spiegare come è nata “Solo se ti va”, utilizzo la metafora della scena di un film, del tipo “tre mesi prima… tre mesi dopo”; ecco la canzone descrive proprio quello che succede tre mesi dopo, per far capire come sono cambiate le cose e come si è evoluta una situazione…

Quale è l’esperienza umana e artistica più difficile che hai dovuto affrontare, e che ti ha reso orgoglioso di te stesso?

Bellissima domanda. Non ho mai avuto problemi nel raccontare la mia vita (Esa è stato adottato in Italia n.d.r.) ma parlare della propria vita e scriverne sono due cose differenti. Nel parlare del tuo passato e della tua vita, puoi in qualche modo proteggerti, invece nello scrivere devi dire tutta la verità. Bisogna essere se stessi al cento per cento, completamente nudi. In questo senso, l’esperienza più difficile è stata scrivere “Nato due volte”, il primo inedito che avete ascoltato ad “Amici”. C’è una frase in cui dico “Mi hanno insegnato a perdonare, Grazie Mamma e Papà”; con quella frase intendo dire che, dopo quattordici anni, sono riuscito a perdonare il mio padre biologico per come sono andate le cose. È stato un passo importante ma difficile.

Domanda con risposta secca: tre sostantivi o aggettivi per definire la musica.

Riempitiva, Fedele, Rifugio

Un pensiero per le Fan Page e i Fans che quotidianamente ti scrivono e ti seguono con grande affetto.

Ogni giorno mi arrivano delle bellissime frasi, e penso “Come è possibile, proprio a me”…
La prima cosa che voglio dire è un Grazie enorme sentito col cuore. Per un artista sentire che le persone credono in quello che fai significa farcela anche per loro. La seconda cosa che dico è “scusa”, perché non riesco a rispondere a tutti nello stesso momento come vorrei. La terza è “Ci vediamo presto”. Appena possibile, mi piacerebbe incontrare tutti i miei Fans, chiacchierare con loro, fare foto, e fare un bel concerto. Adoro stare tra le persone!

Una curiosità prima di lasciarci. Tra le persone che ti hanno sempre sostenuto c’è anche Martina Beltrami, cantante amatissima della scorsa edizione di “Amici”.

Sì, Martina è mia vicina di casa a Rivoli, ma praticamente è mia sorella.

Giuliana Galasso

Amici 20: intervista a Gaia Di Fusco

Abbiamo incontrato la dolcissima Gaia Di Fusco, la diciannovenne interprete campana che ha partecipato al Talent “Amici”, e che ha risposto alle nostre domande, e a quelle dei Fans, giunte in redazione.

Gaia

Gaia

Gaia, partiamo proprio dall’esperienza di Amici. Il tuo percorso è stato breve e intenso, come hai scritto tu stessa sui tuoi social, ma ha messo comunque in luce il tuo grande talento.

Grazie per le belle parole. Il mio timore era proprio quello di non riuscire a metterlo in luce, vista la brevità del percorso. Ho imparato tanto e mi sono divertita tanto. Certo, non mi sarebbe dispiaciuto se fosse durato un po’ di più, ma è andata bene egualmente. Ti ringrazio per aver sottolineato che è uscito fuori comunque qualcosa di me da questa breve esperienza.

Ci avevi già incantato con la tua voce, grazie alla partecipazione, qualche anno fa, al Talent “All Together Now”. Che ricordo hai invece di quella esperienza?

Come tutte le esperienze che nascono per caso, è stata inaspettata anche quella, così come “Amici”. Ho un bellissimo ricordo di “All Together Now”. Ogni esperienza è unica e ti regala insegnamenti che ti porti a vita.

Quale musica hai ascoltato e ha influenzato la tua formazione artistica?

Non ho un genere musicale preferito. Ho sempre ascoltato e ascolto ancora oggi un po’ di tutto. Un’ artista che mi ha sempre ispirato, ed è per me un grande punto di riferimento artistico è Mina.

Il tuo inedito ” Forse neanche un bacio”, è una canzone che somiglia alle nostre storie d’amore. Come recita una frase della canzone… Le promesse d’amore mancate dove vanno a finire?

Eh, bella domanda… come dico nella canzone… “Buchi neri nell’atmosfera”. Me lo chiedo anche io dove vadano a finire le promesse d’amore mancate. Speriamo che alla fine ci sia un riscontro positivo e diventino concrete.

Molte promesse d’amore mancate finiscono però nelle canzoni…

Questo è vero. In fondo la musica è il mezzo più vero, il mezzo che ti lascia sognare e ti lascia esprimere al cento per cento.

Tra le cover presentate ad “Amici”, quale hai amato di più?

Tutte le cover che ho cantato ad “Amici” non facevano parte del mio repertorio, quindi per me è stato ancora più bello e magico scoprirle all’interno della scuola, studiarle, perfezionarle, ed eseguirle. Una di quelle che mi ha colpito di più, per quanto riguarda la musica internazionale, è stata sicuramente “No More Tears”, che ho cantato al serale, e che porterò sempre nel cuore, mentre per quanto riguarda i pezzi italiani, porto con me “Di sole e d’azzurro” di Giorgia.

Come è stato lavorare con Arisa, e quale è stato, da Coach, il consiglio più importante che ti ha dato?

Lavorare con Arisa era il sogno di sempre. Seguire ed ascoltare alcuni artisti e poi ritrovarseli davanti che ti ascoltano e ti danno consigli, è una cosa sensazionale. Arisa è la persona alla quale devo di più perché è lei che mi ha voluto fortemente nella scuola; le sarò grata per sempre.

Stai lavorando ad un nuovo singolo o all’album?

Per adesso non ancora. Sto aspettando un progetto concreto e vedremo come andrà. Vi terrò aggiornati. Sarete i primi a saperlo.

Oltre alla tua voce, è molto amato il tuo sorriso. Tu sorridi sempre, anche nei momenti più difficili.

Sì, è vero, sorrido sempre. Ognuno si costruisce il proprio scudo, e il sorriso è il mio.

Gaia

Gaia

C’è qualcuno all’interno della scuola di “Amici” con il quale hai costruito un rapporto di amicizia speciale?

Inizialmente è stato un po’ destabilizzante entrare in un contesto di classe già formato, anche dal punto di vista dell’amicizia. Però, per fortuna, ho un carattere gioviale, e sono riuscita ad integrarmi subito. Se dovessi fare dei nomi, direi Serena e Tommaso (Ballerini n.d.r.). Serena mi manca tantissimo. Anche lei è entrata nella Scuola a metà percorso, e siamo diventate unite da subito. Spero che alla fine del Talent potremo recuperare il tempo perso. Tommaso è stato invece una grande scoperta. Una persona buona, educata, gentile, con la quale mi sono sempre confidata nei momenti di fragilità. Una persona meravigliosa.

Una domanda simpatica da parte dei tuoi Fans: Pizza o Sushi?

Beh, su questa vinco facile: Pizza, da buona campana.

Un pensiero per le Pagine Dedicate e i Fans, che ti supportano e ti seguono con grande affetto ogni giorno?

Io devo moltissimo a loro. Senza di loro non sarei arrivata al punto dove sono arrivata.
Il sostegno fa tanto per un’artista. Spero un giorno, quando sarà possibile, di poter organizzare un incontro e ringraziare personalmente ognuno di loro. Il supporto non è mai banale né scontato.

Domanda con risposta secca. L’ artista, uomo o donna, con cui ti piacerebbe duettare al più presto?

Mi ripeto: Arisa. A me basterebbe anche solo farle i cori. A parte gli scherzi, la mia stima nei suoi confronti era già altissima, ma dopo averla incontrata, mi sono follemente innamorata di lei, come artista e come persona.

Giuliana Galasso

malifesto: tutto sul nuovo album di Malika Ayane

Esce oggi “malifesto” il nuovo album di Malika Ayane, nonchè sesto progetto discografico dell’artista prodotto con Antonio Filippelli e Daniel Bestonzo e registrato a Milano. Il titolo del disco si rifà alla riscoperta del valore delle emozioni e all’importanza di manifestarle, alla leggerezza, il migliore degli atteggiamenti per mettersi di fronte alle cose senza paura, con il coraggio di riconoscersi anche quando tutto attorno cambia. Una fotografia di diversi stati d’animo che l’artista ha deciso, a modo suo, di manifestare scegliendo un gioco di parole quanto mai azzeccato.

MALIFESTO DIGITAL ARTWORK

Malika Ayane è un’artista che tramite la sua voce e i testi delle sue canzoni ama narrare il presente, e lo fa anche in “malifesto” (Sugar), che contiene il singolo inedito con cui si è esibita nella 71° edizione sanremese, dal titolo “Ti piaci così”, brano che racconta la consapevolezza di sé, lo scoprirsi risolti, l’avere voglia di vivere con gusto, il riconoscersi senza biasimo, il celebrare se stessi anche solo per il solo fatto di essere al mondo.

Uno degli aspetti più interessanti del percorso che ha portato alla nascita del disco è che Malika ha inviato una serie di foto e video al produttore per dargli delle suggestioni estetiche, per dare un suono alle immagini o seguire quello che un’immagine può evocare. Il disco è figlio di una approfondita ricerca all’interno del cantautorato francese e belga. La produzione è volutamente minimale e si muove sinuosamente intorno alla timbrica unica di Malika. Il suono è principalmente composto da batterie strette registrate con pochissimi microfoni, filtrate nei simulatori di nastri e Vinile e Drum Machine come la Linn o la CR78 che creano il tappeto ritmico. Il basso Hofner è stato utilizzato apposta per creare un disco “bassocentrico”. Poche chitarre elettriche, più spazio a strumenti acustici a corda come la chitarra classica, l’ukulele, la chitarra acustica e l’AutoHarp. Per i tasti la scelta è caduta su pianoforte verticale, Clavi, Rhodes e synth come Juno 60, Jupiter, il tutto abbracciato da tappeti di Mellotron e Archi.

Video: Ti piaci così

La tracklist è composta da 10 brani che Malika Ayane ha scritto e composto insieme ad un nutrito gruppo di autori: Pacifico, Antonino Di Martino, Alessandra Flora, Leo Pari, Colapesce, Antonio Filippelli, Daniel Bestonzo e Rocco Rampino. Il viaggio di Malika Ayane parte da “Peccato Originale”, l’amore irrazionale, e prosegue con “Ti piaci così”, brano sul riconoscersi e celebrarsi per essere al mondo. Da “Telefonami”, il sapore malinconico di un amore appeso nonostante il tempo e la distanza, la tracklist continua con il racconto della maturità in “Come sarà” e la celebrazione dell’agire nonostante le avversità in “Per chi ha paura del buio”. Sesto brano del disco è “Mezzanotte” a cui seguono il bisogno di vivere senza sovrastrutture descritto in “A mani nude”, la necessità di splendere raccontata in “Brilla”, il bisogno di sciogliere le catene in “Formidabile” e, infine, la consapevolezza di esserci raccontata in “Senza Arrossire”.

Malika Ayane @ Julian Hargreaves

Malika Ayane @ Julian Hargreaves

“Malifesto” è il figlio di Naïf e Domino. Se dal primo eredita l’immediatezza, dal secondo prende la cura certosina della scelta di ogni suono, di ogni immagine da raccontare. Dal primo il sudore da dancefloor, dal secondo la lucida e distaccata osservazione delle cose. Il presente in cui è nato questo album è quello dilatato e infinito che stiamo attraversando. Memoria, immaginazione e immedesimazione sono i mezzi con cui Malika scava in profondità nei suoi stati d’animo mettendo in luce che al netto del contesto sociale o geografico, la vita degli umani è fatta per tutti delle stesse sensazioni che si mescolano e alternano come le stagioni, i ritmi o gli ingredienti in una cucina. Malifesto è un disco sul presente, scritto nel presente mentre si vive il presente. Interpretazione è forse la parola più importante di questo album perché ognuna delle persone che ha lavorato alle canzoni di questo album, dalla scrittura al mix, ha colto un’intenzione e l’ha raccontata con il suo linguaggio rispettando e valorizzando il lavoro e il linguaggio di chi si era occupato della fase precedente e preparando il terreno a chi sarebbe arrivato dopo. Malika Ayane si dice molto soddisfatta di aver scritto con persone nuove e in un modo nuovo mescolando le sue parole con quelle di artisti e autori originali. Magari in un altro momento, il disco sarebbe nato in Normandia ma anche a Milano, nel mese di gennaio, Malika Ayane è riuscita a ritagliare intorno a sé una cornice su misura per mettere in luce il meglio di una vocalità matura, piena, rotonda, completa.

 

 

Måneskin: “Con Teatro d’ira Vol.I siamo pronti a tornare ad infuocare i palchi”

Dopo essersi aggiudicati la vittoria della 71ma edizione del Festival di Sanremo con il brano “Zitti e Buoni” già certificato disco d’oro, i Måneskin pubblicano il nuovo album “Teatro d’ira – Vol.I”.

Scritto interamente dai Måneskin, il nuovo album è stato registrato tutto in presa diretta al Mulino Recording Studio di Acquapendente (VT) – luogo da cui hanno presentato l’album con un minilive – rimandando alle atmosfere analogiche dei bootleg anni ’70, con l’idea e la voglia di ricreare la dimensione live vissuta dal gruppo nel loro primo lungo tour di 70 date fra Italia e Europa. Un disco tutto suonato, crudo, contemporaneo, capace di rispecchiare lo stile e il sound della band che, tra l’altro, ha appena annunciato i nuovi concerti della nuova tournée si concluderà nell’iconica Arena di Verona il 23 aprile 2022. In attesa di gustarci la loro performance all’Eurovision Song Contest 2021, ecco cosa ci hanno raccontato i Måneskin.

TEATRO D'IRA - VOL I

Il teatro, metafora in contrasto con l’ira del titolo, diventa lo scenario in cui questa prende forma. Non si tratta di una collera contro un bersaglio, ma di un’energia creativa che si ribella contro opprimenti stereotipi. Una catarsi che genera, grazie all’arte, una rinascita e un cambiamento in senso positivo.  La nostra non è una rabbia nei confronti di qualcuno, ma un’ira che smuove, che crea le rivoluzioni – raccontano i Måneskin – un’ira catartica rivolta alle oppressioni e agli oppressori, che porta a sfogarsi e a ribellarsi verso tutto ciò che ti fa sentire sbagliato e che, come risultato, porta a una rinascita e a un cambiamento. Abbiamo voluto collocare questa forza molto potente in un contesto, quello del teatro, che nell’immaginario comune viene percepito come elegante e pacato. Ci piace questa antitesi: un contrasto che vive nel momento in cui il sipario si apre e, al posto di uno spettacolo o di un balletto, ci si ritrova catapultati in questa esplosione di energia. Il teatro è una metafora a rappresentare l’arte, il luogo dove questo impulso potente genera qualcosa di artistico e positivo. L’obiettivo del disco è avvenuto in seguito alla maturazione acquisita in questi anni. Durante l’ultimo tour abbiamo capito qual era la nostra forma più naturale. Ognuno di noi ha studiato molto, sia a livello individuale che di gruppo. Abbiamo cercato di trasmettere la dimensione live all’interno del disco senza imporci limiti. Nasciamo live e moriremo live, siamo partiti dalla strada, per l’esattezza in Via del Corso a Roma, quella è stata una scuola per noi. Il nostro linguaggio spazia dall’italiano all’inglese, ci sono brani che toccano estremi opposti senza essere di nature diverse. “I wanna be your slave” ci potrebbe regalare le prime denunce (ridono ndr), vorremmo andare oltre la volgarità delle immagini descritte, si tratta di un modo per descrivere le sfaccettature della sessualità delle persone e di come questa sfera possa essere influente. Ci siamo fatti ispirare tantissimo dall’atmosfera dei club di Londra e lo stesso è valso anche per “For your love”, il primo brano che abbiamo scritto per questo album e che presenta un intreccio strumentale molto naturale. “In nome del padre” è il pezzo più spinto e l’abbiamo scritto per ultimo. Il senso è che noi facciamo musica con così tanta passione che le diamo un’importanza sacrale; non siamo blasfemi. “Lividi sui gomiti” segue un crossover tra rock e hip hop. In questo testo abbiamo voluto parlare di tutto quello che c’è dietro il nostro lavoro: lo studio, l’impegno, la disciplina. “Coraline” è una favola senza lieto fine. Non c’è un cavaliere che salva la principessa bensì il cavaliere guarda inerme il suo appassimento. Ne “La paura del buio” parliamo del rapporto conflittuale tra l’artista e la musica: fare arte regala gioia ma anche ansia. L’abbiamo scritto a Roma, un archeggiato che torna ridondante nelle strofe, emerge nel ritornello e scoppia nello special.

Suonare dal vivo è la cosa che ci manca di più, non aspettiamo altro, è la parte in cui ci sfoghiamo al massimo e che ci godiamo al meglio. Naturalmente ci manca anche il confronto diretto con il pubblico, non vediamo l’ora di recuperare con gli interessi.

Video: Zitti e buoni

A proposito di live, si avvicina l’Eurovision Song Contest, è su tutti i giornali la notizia che riporta la necessità di aver dovuto modificare il testo. Non si tratta di una retromarcia, siamo ribelli, non siamo mica scemi! Non ci ha fatto piacere dover cambiare il testo ma c’è anche il buonsenso da seguire. Da regolamento era obbligatorio eliminare le parolacce altrimenti ci avrebbero squalificato. Bisogna rendersi conto della realtà dei fatti, per noi l’importante è esprimerci con la nostra musica, sarà un ottimo modo per farci conoscere da un pubblico europeo più ampio. Le parolacce non sono il fulcro della canzone.

Non è nostro interesse incasellarci in una casella, certo non siamo i Led Zeppelin, siamo dei ragazzi che suonano un tipo di musica e che suonano gli strumenti analogici. Siamo liberi, abbiamo le nostre influenze ma a noi non interessa se ci dicono che non siamo veramente rock. Se non è rock quello che siamo riusciti a conquistare con la nostra identità, cos’altro lo è? Dobbiamo per forza staccare la testa ai pipistrelli?

La scrittura dei nostri pezzi è molto eterogenea. Non abbiamo un modus operandi, non pensiamo che ci sia un iter giusto o sbagliato, l’importante è il risultato, anche se magari ci vuole più tempo per raggiungerlo. Rischiando di sembrare presuntuosi, pensiamo di essere un progetto valido per l’estero. Scrivere in inglese fa parte di noi, siamo anche stati cercati da una band estera e faremo un brano con The Struts. Non abbiamo paura dell’ignoto, anzi, siamo pronti a buttarci a capofitto!

 

 

 

CALENDARIO TOUR

 

Martedì 14 dicembre 2021 || Roma @ Palazzo dello Sport – SOLD OUT

Mercoledì 15 dicembre 2021 || Roma @ Palazzo dello Sport – SOLD OUT

Sabato 18 dicembre 2021 || Assago (MI) @ Mediolanum Forum – SOLD OUT

Domenica 19 dicembre 2021 ||Assago (MI) @ Mediolanum Forum – SOLD OUT

Domenica 20 marzo 2022 || Casalecchio di Reno (BO) @ Unipol Arena –NUOVA DATA

Martedì 22 marzo 2022 || Assago (MI) @ Mediolanum Forum –NUOVA DATA

Sabato 26 marzo 2022 || Napoli @ PalaPartenope – NUOVA DATA

Giovedì 31 marzo 2022 || Firenze @ Nelson Mandela Forum –NUOVA DATA

Domenica 3 aprile 2022 || Torino @ Pala Alpitour –NUOVA DATA

Venerdì 8 aprile 2022 || Bari @ PalaFlorio –NUOVA DATA

Sabato 23 aprile 2022 ||Arena di Verona –NUOVA DATA

 

 

Io Sì (Seen) candidata agli Oscar 2021: Laura Pausini racconta le sue emozioni a cuore aperto

Solo due settimane fa Laura Pausini si è aggiudicata il Golden Globe con Io sì (Seen) premiata per la migliore canzone originale. Ieri, invece, il brano, frutto della collaborazione tra la Pausini, Diane Warren e Nicolò Agliardi, nonché colonna sonora del film La vita davanti a sé del regista Edoardo Ponti con (la madre) Sophia Loren è entrato nella rosa dei cinque brani nominati per la categoria Best Song alla prossima cerimonia degli Oscar. Oggi la cantante ha condiviso tutte le emozioni di questo momento d’oro con la stampa italiana e internazionale.

Mi sento bisognosa di tanta energia e tanta positività. Questa nomination arriva in un momento particolare ed è per tante ragioni controversa rispetto alle difficoltà che stiamo vivendo, proprio per questo il suo valore va al di là della mia musica e della mia persona.

Non so cosa abbia di particolare la mia vita, da quando ho vinto il Festival di Sanremo 28 anni fa, mi chiedo continuamente perché. Da quel giorno è nato dentro di me il desiderio di non volermi accontentare e ho voluto essere una persona disciplinata, impegnata e fare sempre il meglio che potevo. La vittoria del Golden Globe e ora questa nomination sono fatti così grandi che non so come prenderli. A volte mi sento piccola rispetto a queste cose, mi chiedo sempre se sono sicura di volermi prendere queste responsabilità ma poi non riesco a dire di no. È mio dovere nei confronti di questa vita non arrendermi. I premi sono bellissimi però significano anche qualcosa. Ogni volta che si riceve un riconoscimento, significa ogni volta ricominciare e adoperarsi in qualcosa di nuovo. Questo ogni tanto mi spaventa, perché non so se sono in grado, nessuno di noi in fondo lo è. Oggi sono una donna che ha conservato molte cose di quella ragazzina di 18 anni, in questi anni ho anche imparato tanto ma rimane la stessa ansia e anche il mio modo di gioire è rimasto uguale. Il principio di cantare è sempre uguale però attorno ci sono tante cose che non mi immaginavo. Tutti questi cambiamenti negli anni mi hanno spesso spaventata, ogni volta invece di tirarmi indietro mi sono buttata al centro di una nuova sfida. Mi chiedo cosa ci possa essere dopo gli Oscar, forse proprio il mio pianobar degli esordi. Il contesto in cui mi sento sempre più piccola è sicuramente Sanremo, quando vado all’estero la cosa che mi dà più forza è vedere il riconoscimento unanime che arriva nei confronti della mia voce, specialmente dagli addetti ai lavori. Durante i primi anni non capivo perché succedesse tutto a me, sono nata con questa voce, questo rappresenta il mio più grande orgoglio ma implica anche che devo darmi da fare sulla ricerca delle canzoni, dei musicisti, degli autori; un lavoro lungo, bellissimo, complicato che mi dà grinta nonostante la mia fragilità di fondo. Questi traguardi mi danno la voglia di spingere sull’acceleratore che ho dentro di me e vedere se davvero mi merito quello che ho.

pausini

Sarà strano per voi ma quando mi chiama Pippo Baudo sono sempre in ansia, mi sento nervosa. Magari può sembrare assurdo ma sono più tranquilla quando parlo con Beyoncè, mi sono dovuta istruire e capire che le star alla fine sono persone che hanno un talento ed è questo che le rende davanti ai miei occhi delle persone differenti e in quanto tali speciali. I primi 10 anni vivevo con agitazione il fatto di incontrare persone così famose, ci ho dovuto lavorare ma alla fine sono quelle italiane quelle che mi fanno agitare di più. Da due settimane la canzone sta esplodendo in America nella versione in italiano ed è nei primi 30 posti in classifica radio. Sono veramente orgogliosa di tutto questo. Sophia Loren mi ha scelta sapendo che la canzone sarebbe stato il proseguimento del suo messaggio. Da tanti anni cercava di fare un film in grado di trasmettere un messaggio di inclusività e so che teneva particolarmente a questo aspetto. Sentirla farmi i complimenti mi dà così tanta gioia ma mi fa anche sentire in grande contraddizione con quello che stiamo affrontando tutti in questo momento.

Per questo sono convinta che bisogna lavorare duro, bisogna raccontare quello che fai, non ho paura di impegnarmi, so cosa significa darsi da fare, mi rimbocco le maniche anche dopo che ho vinto un Golden Globe. Non può essere solo fortuna, ho fatto un lavoro dentro di me. Magari vi posso non piacere come cantante o come persona ma sono fatta così. All’estero tutto questo non è così anormale, in Italia sento di avere una grande responsabilità, mi sento sempre di dover spiegare il perché, anche a me stessa. Questo è l’unico paese in cui ho fatto un tour negli stadi, il Sud America mi ha formato di più come donna, mi hanno insegnato un modo di essere e di vivere ma i più grandi risultati li ho ottenuti a casa mia. Da due anni non viaggio mentre in genere trascorro a casa circa 20 giorni al massimo. Faccio fatica in questo periodo a sentirmi in equilibrio ma devo essere sempre al top anche se non lo sono. Solo voi italiani mi avete visto come sono a Sanremo, voi mi avete visto dire “Italia abbiamo vinto ancora” perché mi sento orgogliosa di essere italiana ed è questo quello che mi viene in mente in quei momenti di grande gioia.

Video: Io Sì (Seen)

Normalmente non mi preparo dei discorsi per le nomination. Non me li sono mai scritti, anche per autoconvincermi che non avrei vinto. Stavolta mi sono ripromessa che lo avrei fatto se fossi finita nella rosa dei cinque finalisti e questo discorso lo voglio dedicare al mio babbo: ho cominciato con lui quando ero piccola. Mio padre è un musicista, un cantante, ha lavorato nelle orchestre romagnole, tra cui anche quella di Raoul Casadei (che è nei nostri pensieri). Quando ero ragazzina, mio padre ha deciso di provare ad affrontare una nuova sfida, di lasciare la vita nelle orchestre e aprire un piano bar. A casa studiava, preparava tantissime canzoni, il repertorio comprendeva anche quello che il pubblico chiedeva. Spesso stava in garage, provava di tutto, tanti stili ed è lì che ho conosciuto la musica. Mio padre mi ha spiegato perché le canzoni sono importanti per la vita delle persone quando trasmettono un messaggio quando avevo solo otto anni. Non mi ha mai chiesto di cantare ma forse ha semplicemente aspettato quel giorno del mio compleanno in cui gli ho chiesto in regalo un microfono. In quel momento abbiamo iniziato qualcosa di unico insieme. Mio padre mi ha sempre detto che i miei sogni erano troppo piccoli, non mi azzardavo neanche a sognare di andare a Sanremo. Nella mia vita volevo fare piano bar e volevo essere la prima donna a farlo. Il mio principio è sempre rimasto cantare e questa nomination la dedico a mio padre, che forse la meriterebbe più di me.

Dedico infine un pensiero a Diane Warren con cui mi sento praticamente ogni giorno da agosto. Ci siamo conosciute molti anni fa quando vivevo a Los Angeles, abbiamo cercato di fare canzoni insieme per dei miei vecchi dischi ma non era mai scattata la scintilla. Questo è il nostro momento, siamo molto gasate, ci scriviamo spesso anche cose del passato, lei è una combattente, non ha nessuna intenzione di perderlo questo Oscar, soprattutto alla dodicesima nomination. Lei è innamorata del messaggio del film per questo crede che questa canzone sia più speciale. Il tema dell’accoglienza è vitale per gli esseri umani; il 70% dei nominati ha una canzone con un tema sociale legato al mondo politico e l’Academy è molto attenta a questo aspetto. Il mondo cinematografico non lo conosco ma mi sono rivolta a un ufficio stampa specializzato che mi sta aiutando a capire come muovermi al meglio. Voglio provare a crederci, a questo punto vamos!

 Raffaella Sbrescia

 

 

 

 

 

 

Ritratti di Sanremo 2021: il commento finale

Si è conclusa un’edizione storica del Festival di Sanremo, la numero 71. Tra mille polemiche si è consumato un atto d’amore, quello per la musica. Amadeus e Fiorello si portano a casa un traguardo importante sebbene abbiano farcito tanti momenti in modo superficiale, sprecando l’occasione di radunare per davvero il popolo italiano in modo coscienzioso e veramente sentito. Tante, troppe gag e qualche gaffes evitabile con ospiti di basso profilo culturale e poca risonanza internazionale. Si è fatto quel che si poteva, ovviamente, ma il parco autorale avrebbe fatto bene a osare e scuotere a fondo le coscienze lanciando dei messaggi incisivi e ficcanti. Queste cinque serate sono state importanti sì, ma anche noiose. È stato veramente difficile resistere fino alle 2.00 di notte per una visione d’insieme completa ed esaustiva. Il monito è quello di asciugare e rendere dinamico un programma che deve necessariamente stare al passo con i tempi, evolversi mantenendo una natura istituzionale. Ricordiamoci, infatti, che il Festival di Sanremo ambisce a rispecchiare il tempo che viviamo, la realtà che ci circonda e la percezione dei sentimenti.

premi sanremo

La vittoria dei Måneskin con “Zitti e buoni” è un nuovo inizio, è la sovversione della regola, è la fiducia al giovane che si impegna e che si spende senza metti termini per arrivare ad un obiettivo nonostante il pregiudizio e lo stereotipo. Il podio è senza dubbio figlio del televoto e, se neanche Chiara Ferragni con i suoi 23 milioni di follower riesce a regalare al marito Fedez la vittoria, vuol dire che c’è ancora speranza per il merito. “Chiamami per nome” è una bella canzone, Francesca Michielin ha dimostrato di essere un’artista completa e dalle spalle larghe per due, il videoclip ha un messaggio forte e importante a sostegno dell’arte e dei teatri ma Fedez, dotato di grande sensibilità, ha molto da lavorare sia sul canto che sulla presenza scenica. Il terzo gradino è di Ermal Meta che, con la sua classe e la sua arte, ha conquistato il Premio per la miglior composizione musicale, nonché la serata dedicata alle cover; due importanti riconoscimenti che testimoniano una volta in più il suo spessore.

Un altro riconoscimento importante arriva a Colapesce e DiMartino con il premio della Sala Stampa Lucio Dalla. Il brano “Musica Leggerissima” è il più trasmesso dalle radio e meritatamente. Il testo ci racconta della voglia di sfuggire all’abisso della depressione  e incarna in modo celato il nostro stato d’animo. Ok, c’è un’ampia somiglianza a “We are the people” degli Empire of the Sun e allora? Conosciamo sia Antonio che Lorenzo da tempo immemore e un arrangiamento catchy non può in nessun modo inficiare due penne di alto profilo artistico.

sanremo maneskin

La scoperta di questo Festival è Madame: giovane, criptica, ribelle e dalle idee molto chiare. E’ lei a vincere il premio  Sergio Bardotti per il miglior testo che, con le sue tre chiavi di lettura, va accuratamente rivisito dato che il modo di cantare di Madame è decisamente peculiare e tante parole se le porta via in un saliscendi vocale vorticoso.

La signora del bel canto si conferma Orietta Berti che, con il suo nono posto, ci ricorda che saper cantare è un dono e va preservato nel tempo.

Con il suo Sanremo da remoto, Irama, costretto all’isolamento a causa della positività al Covid di un suo collaboratore, conquista un ottimo quinto posto con il sentore che, con un’esibizione live, l’artista avrebbe potuto mirare tranquillamente al podio.

Il grande conquistatore quest’anno rimane Willie Peyote, vincitore indiscusso del premio della critica Mia Martini. Il suo testo è ricco, scomodo, vibrante, accusatore e spinge contro l’ipocrisia, lo schiavismo dell’hype e il sistema tutto.

Il grande flop, invece, è quello di Achille Lauro. I testi scritti per lui prima e dopo ogni “quadro” erano veramente bellissimi e ricchi di spunti di riflessione, peccato che invece ogni esibizione è stata una farsa: non bastano gli sforzi di Gucci e la bravura dei truccatori per creare un’icona. Achille Lauro non sa cantare ed è triste vedere come un intero paese ha dovuto sorbirsi per cinque serate una bluff artistico così supponente.

Per concludere, siamo felici che il cast si sia svecchiato un bel po’ e che finalmente si sia scelto di dare spazio al nuovo. Speriamo sia una via senza ritorno, che non ci si guardi indietro e che si continui a guardare il presente con occhio attento e lungimirante. Intanto “Zitti e buoni” ci sorbiremo un altro lockdown in attesa di tempi migliori.

Raffaella Sbrescia

Classifica finale Sanremo 2021

  1. Maneskin Zitti e buoni
  2. Francesca Michielin / Fedez Chiamami per nome
  3. Ermal Meta Un milione di cose da dirti
  4. Colapesce/Di Martino Musica leggerissima
  5. Irama La genesi del tuo colore
  6. Willie Peyote Mai dire mai (La Locura)
  7. Annalisa Dieci
  8. Madame Voce
  9. Orietta Berti Quando ti sei innamorato
  10. Arisa Potevi fare di più
  11. La Rappresentante di Lista Amare
  12. Extraliscio feat. Davide Toffolo Bianca luce nera
  13. Lo Stato Sociale Combat Pop
  14. Noemi Glicine
  15. Malika Ayane Ti piaci così
  16. Fulminacci Santa Marinella
  17. Max Gazzè Il farmacista
  18. Fasma Parlami
  19. Gaia Cuore amaro
  20. Coma_Cose Fiamme negli occhi
  21. Ghemon Momento perfetto
  22. Francesco Renga Quando trovo te
  23. Gio Evan Arnica
  24. Bugo E invece si
  25. Aiello Ora
  26. Random Torno a te

 

Bugatti Christian: cinque nuovi inediti per Bugo e il commento a un Festival di Sanremo diverso

BUGATTI CRISTIAN, l’album di BUGO è il nuovo progetto pubblicato il 5 marzo 2021 su etichetta Mescal e distribuito da Sony e include 5 nuovissime canzoni, tra le quali E INVECE SÌ in gara tra i big al 71° Festival di Sanremo.

BUGO_BUGATTI CRISTIAN

“In questo progetto ci sono 5 nuovi brani che completano un percorso iniziato lo scorso anno. Ho voluto lasciare tutti i feat. Che ho fatto con i Pinguini Tattici Nucleari, con Ermal Meta e anche con Morgan. “Sincero” in quella versione era bellissima e ci tenevo a lasciare viva una creatura artistica valida. Il trait d’union che unisce il tutto sono i produttori Simone Bertolotti e Andrea Bonomo che dal 2018 mi hanno seguito in quest’avventura in termini di arrangiamenti e scelta delle canzoni.

Non faccio musica per prendere in giro nessuno, anche nel disco la mia voce è senza effetti. Solo in “Videogame”, canzone particolare, ho voluto osare con un po’ di vocoder rimanendo in linea con tema del brano. L’idea alla base del disco era mettere insieme tanti singoli, poi il brano “O che cosa” mi dà un po’ di respiro pur rimanendo coerente con quello che dico all’interno del disco.

Non faccio dischi concettuali, cerco di lanciare un messaggio a chi mi ascolta. Con questo progetto è come se mi presentassi, per questo l’ho chiamato per cognome e nome. All’interno c’è la mia visione sul mondo su diversi argomenti: il desiderio di stare bene, di riuscire, la forza della nostalgia, la complessità del vivere e tutto quello che ho vissuto dal 2018 a oggi.

Lo sfogo che ho postato sui miei social è stato figlio della stanchezza di questi giorni vissuti in modo particolare. Tornare qui dopo un anno e vedere i primi articoli in cui veniva riproposta ancora la vicenda dell’anno scorso che in qualche modo mi ha cambiato la vita mi ha dato fastidio. Volevo parlare di musica, penso e credo che per alcuni la mia musica non sia stata importante e ne ho sofferto. La mia arte forse è stata offuscata da questo e per me è stato pesante da affrontare.

Video: E invece sì

Il mio modo di cantare è impreciso, anche i miei idoli lo sono. Lungi da me paragonarmi a loro in qualsiasi modo ma quello che voglio dire è che il mio modo di essere è sempre stato questo. Mi sono concentrato, il palco di Sanremo è difficile e importante, che Bugo piaccia o no volevo semplicemente cantare al meglio la mia canzone.

Io e miei fan ci vogliamo bene, non è affatto scontato che dopo 20 anni continuino a seguirmi. Questo Festival è stato un po’ un crescendo: arriviamo in teatro dopo una giornata trascorsa nel box, ci troviamo in una situazione straniante senza pubblico. La prima volta cerchi di prendere la situazione in mano, la seconda cominci a familiarizzare, la terza sei finalmente a fuoco. Stasera farò del mio meglio. I concerti sono la cosa che mi manca di più in assoluto, sono un artista da live e non da tv.

Raffaella Sbrescia

 

Francesca Michielin e Fedez in “Chiamami per nome”: una storia di amicizia e di attualità.

A poco più di 48 ore dalla pubblicazione su tutte le piattaforme di streaming, in radio e su YouTube, CHIAMAMI PER NOME, il nuovo singolo di FRANCESCA MICHIELIN e FEDEZ in gara alla 71° edizione del Festival di Sanremo nella categoria Campioni ha già raggiunto importanti risultati.

La canzone è attualmente al primo posto dei brani più ascoltati su Spotify Italia, iTunes Italia, Apple Music e anche su Amazon Music. Il video, che è stato girato in alcuni dei teatri più iconici di Milano, è primo in tendenza su YouTube e ha già superato 1.5 milioni di visualizzazioni. La stessa cifra di views è stata raggiunta anche dalla clip della performance sul palco del Teatro Ariston, durante la prima serata del 71° Festival di Sanremo, che da due giorni ricopre la seconda posizione tra i video più visti sulla piattaforma.

FEDEZ e FRANCESCA MICHIELIN

Chiamami per nome, in uscita per Sony Music, è scritto da Francesca Michielin, Federico Lucia, Jacopo D’Amico, Davide Simonetta, Alessandro Mahmoud, Alessandro Raina e prodotto da d.whale e nasce dalla voglia di sancire un’amicizia e una fortunata collaborazione artistica e segna l’atteso ritorno dei due artisti, che si esibiscono di nuovo insieme dopo i grandi successi di Magnifico e Cigno Nero.

Il video di Chiamami per nome, nato da un’idea di Francesca e Federico e diretto da Antonio Usbergo e Niccolò Celaia per YouNuts! vuole richiamare l’attenzione sulla situazione dello spettacolo dal vivo in Italia, duramente provato da mesi di chiusura imposta dall’emergenza sanitaria. Francesca Michielin e Fedez cantano dai palchi dei teatri milanesi (Teatro degli Arcimboldi, Teatro Menotti, Teatro Gerolamo e Teatro alla Scala) ormai chiusi da più di un anno e sono protagonisti di un piano sequenza assieme agli addetti ai lavori che, in tutta sicurezza, lavorano per mettere in scena uno spettacolo di cui diventano l’unico pubblico ad ora possibile. Chiamami per nome è contenuto in FEAT (Fuori dagli spazi), il nuovo progetto discografico di Francesca Michielin, in uscita il 5 marzo.

“Io e Francesca abbiamo scritto questa canzone senza pensare di partecipare al Festival. Dopo un paio di takes da remoto, ci siamo rimessi in contatto e abbiamo pensato di provare a fare qualcosa in studio insieme. Il brano è nato durante la scorsa estate e quando l’abbiamo chiuso, ci è venuta l’idea di provare a partecipare al festival di Sanremo con la consapevolezza che in questo momento la kermesse non rappresenta solo il cuore della musica ma anche tanto altro. Per me si tratta di un’esperienza totalmente nuova, racconta Fedez, non ho ovviamente idea di cosa significhi prendere parte al Festival in una condizione normale ma devo dire che nonostante le restrizioni legate all’emergenza Covid, l’atmosfera del backstage è fantastica. È una boccata di normalità incontrarsi con gli artisti, scaricare l’ansia insieme, guadare le esibizioni con lte tv a tubo catodico. Francesca è pazzesca, mi dà una forza e una carica incredibile. Sul palco mi agito e lo do molto a vedere, ho bisogno di guardarla e di mantenere il contatto visivo con lei; è la mia ancora”.

Video: Chiamami per nome

“Vivere questo Sanremo con Fedez è stato molto bello, spiega Francesca Michielin. Condividere l’emozione delle giornata, specchiarsi nelle emozioni dell’altro. La prima sera mi veniva da piangere guardandolo. Sono felice e grata, dono un anno del genere, in cui fare musica sembrava un’utopia, essere qui e poter raccontare la propria musica e vedere il pubblico così felice della nostra emotività mi riempie di orgoglio. Ho sempre avuto l’ansia della precisione, sono molto perfezionista ma stavolta mi sono concentrata sull’emotività e sul darmi. Questa esperienza ha rappresentato una boccata di ossigeno. L’altra sera con la cover abbiamo realizzato un arrangiamento molto complesso, c’era progressione armonica con strutture e vestiti sonori, archi, brass band. Abbiamo cambiato tono vocale, abbiamo trasformato un classico della tradizione in chiave ska punk, renderlo dritto è stato complesso ma divertente. Abbiamo anche riadattato armonicamente tre celeberrimi duetti. Nell’essere insieme si condivide tutto gioia e ansia e siamo veramente felici dei risultati che stiamo ottenendo. Questo Festival rispecchia il panorama attuale, mia nonna Lucia ha espresso apprezzamenti per La rappresentante di lista. Questo dimostra che, come in tutte le cose innovative, c’è necessità di assestamento. Non abbiamo mai avuto l’obiettivo della classifica, saliamo sul palco per portare un racconto e per fare cose dopo il Festival. La musica continua oltre la classifica e noi rimarremo concentrati su questo”.

Raffaella Sbrescia

 

 

Ti piaci così: Malika Ayane in gara a Sanremo presenta “Malifesto”

MALIKA AYANE partecipa al 71° Festival della Canzone Italiana di Sanremo, in gara nella categoria Campioni, con il brano “Ti piaci così” (Sugar), scritto e composto in collaborazione con Pacifico, Rocco Rampino e Alessandra Flora. “Ti piaci così” è già disponibile su tutte le piattaforme digitali di streaming e download (https://SugarMusic.lnk.to/Tipiacicosi) e attualmente in Top10 nelle radio, secondo dati ufficiali EarOne.

Il brano è estratto dall’album “Malifesto” che uscirà su etichetta Sugar il 26 marzo 2021 in vinile, CD e su tutte le piattaforme streaming e download. Il pre-save è già disponibile a questo link: https://sugarmusic.lnk.to/malifesto

Video: Ti piaci così

“Il Festival di Sanremo” ha sempre scandito diverse fasi importanti del mio percorso. È bello tornarci con un senso di gratitudine, bellezza, di libertà. Quest’anno torno con un brano che sento sulla pelle, un pezzo uptempo che vivo con leggerezza e sentendomi a mio agio. Non mi piace il termine “accettazione” di sé perché ha un’accezione negativa. Il lavoro su me stessa mi ha richiesto molti anni, faccio yoga, ho seguito un percorso di terapia, faccio pugilato, mi sono rimessa a studiare la chitarra . Tutto questo mi permette di mettermi meglio a fuoco, di sentire quello che faccio e che sento. Non è questione di body positivity, il senso è che alla fin fine non siamo poi così male. Ti ripetono spesso che non sarà mai possibile che gli altri ti vedano in modo diverso se non lo fai tu per primo, tutto deve avvenire con un processo. Ho iniziato a rendermi contato che essere bravi non significa essere degli accademici ma lasciare più spazio anche al divertimento. Arriva un momento in cui realizzi di non avere un tempo eterno a disposizioni. Per me che sono ossessionata dal presente, mi sono resa conto che ogni istante è quello che stiamo vivendo e non va sprecato.

MALIKA_TI PIACI_COSì

Il mio nuovo album “Malifesto” è un gioco di parole e racchiude in qualche modo il proseguo dei miei due lavori precedenti. La parte emotiva di Naïf e quella estetica di Domino si sono fuse, c’è un bell’equilibrio tra la narrazione delle emozioni e il sentirle vive sulla pelle. Questo è stato possibile grazie a un lavoro autorale fatto con tantissimi italiani diversamente da quanto fatto in precedenza. Ho lavorato con Leo Pari, DiMartino, Colapesce, Pacifico. Abbiamo avuto una bella visione collettiva della stessa cosa, ci sono stati diversi ping pong con i testi ed è per questo che è facile immedesimarsi senza cadere nel drama. Si tratta di un disco equilibrato, breve, con 10 testi brevi e intensi, contraddistinti da un ampio lavoro di ricerca sull’estetica musicale francese“.

Raffaella Sbrescia

 

Måneskin: Ci stiamo mostrando per quello che siamo e non vediamo l’ora di suonare nei nostri primi palazzetti”

I Måneskin annunciano la pubblicazione del loro nuovo album “Teatro d’ira – Vol.I”, in uscita il 19 marzo 2021. Questo sarà il primo volume di un nuovo progetto più ampio che si svilupperà nel corso dell’anno e che racconterà in tempo quasi reale gli sviluppi creativi della band insieme alle prossime esperienze. Un percorso ambizioso e in continuo divenire, partito dai singoli “Vent’anni” (disco di platino) e dall’inedito “Zitti e buoni”, che portano in gara nella categoria Campioni alla 71ª edizione del Festival di Sanremo.

Scritto interamente dai Måneskin, il nuovo album è stato registrato in presa diretta, rimandando alle atmosfere analogiche dei bootleg anni ’70, con l’idea e la voglia di ricreare la dimensione live vissuta dal gruppo nel loro primo lungo tour di 70 date fra Italia e Europa. Un disco tutto suonato, crudo, contemporaneo, capace di rappresentare lo stile e il sound della band. Il teatro, metafora in contrasto con l’ira del titolo, diventa lo scenario in cui questa prende forma. Non si tratta di una collera contro un bersaglio, ma di un’energia creativa che si ribella contro opprimenti stereotipi. Una catarsi che genera, grazie all’arte, una rinascita e un cambiamento in senso positivo.Un invito a scrollarsi di dosso etichette preconfezionate per vivere appieno ed essere se stessi, senza paura del giudizio.

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Intervista

“Il brano Zitti e buoni è nato molto tempo prima della nostra esperienza a X Factor. Il brano ha subito diverse modifiche, era nato con un’identità diversa e ogni volta abbiamo rivisto il sound in base alla nostra evoluzione fino ad arrivare all’attuale versione. Con questa canzone non ci rivolgiamo a nessuno in particolare, si tratta di una dichiarazione di intenti. Siamo una band che ha studiato molto negli ultimi anni per arrivare a un sound e a un’identità riconoscibile. Quello che vogliamo raccontare è che questa è la nostra musica, la nostra strada, il nostro progetto e nessuno potrà spostarci da questo. L’idea di portare questo brano a Sanremo è giunta in modo naturale mentre scrivevamo il nostro nuovo album. Questo brano ci rispecchia così tanto ed è così anti sanremese che finisce per essere il più giusto per noi. Molti tendono a pensare di doversi omologare al canone sanremese per poter calcare un palco storico. Quello che noi stiamo mostrando, e di cui siamo molto fieri, è che se uno crede in ciò che fa, i risultati ripagheranno di tutto. Siamo felici di ottenere questi risultati con un sound molto duro e diverso da quello che si trova in cima alle classifiche in questo momento. Non vogliamo imporci limiti o incasellarci in generi alla moda, vogliamo fare quello che ci piace. Questo discorso è valso anche per la cover: abbiamo scelto “Amandoti” e abbiamo voluto al nostro fianco Manuel Agnelli, figura di riferimento per noi, per dare voce ad un genere musicale. E’ stato bello condividere questa esperienza con Manuel, anche nell’arrangiare il brano. Siamo stati molto liberi e siamo felici di come stia andando l’esperienza. Siamo venuti qui con poche aspettative, sapevamo di portare un testo non in linea con il contesto, proprio per questo il feedback esterno ci stupisce. Un risultato del genere non era ne’ scontato né pronosticabile.

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Il nuovo album uscirà il 19 marzo e sarà il racconto di quello che abbiamo vissuto negli ultimi anni. Siamo riusciti a ritagliarci dei momenti da dedicare alla scrittura durante il tour e nei backstage. A Londra siamo rimasti affascinati da una scena piena di musicisti e tanti gruppi che ci hanno dato tanti input per scrivere. Siamo poi andati al Mulino Recording, una casa studio dove abbiamo potuto utilizzare tanti strumenti e amplificatori a valvole registrando in presa diretta. Ci sarà un’anima strumentale impattante, “Zitti e buoni” è un ottimo apripista per pezzi uptempo, forti e fuori di testa. Tutto questo progetto nasce da un grande impegno e un percorso di crescita continua, non vediamo l’ora di poterlo suonare durante i nostri primi show nei palazzetti!

Nella vita, così come sul palco ci muoviamo diretti verso i nostri obiettivi. Questo vale per qualunque ambito, dal vestiario ai gusti personali. Cerchiamo di fregarcene dei pregiudizi e delle critiche. Victoria è precisa e puntuale, nonché super organizzata. Thomas risolleva gli animi con la sua positività, Edgar è il maestrino di turno che ti dice esattamente dove sei sul pentagramma e cosa fare mentre io sono il fiammifero che dà fuoco a tutto”, racconta Damiano. (ride ndr).

Video: Zitti e buoni

Se ci chiedete perché la nuova generazione abbia mollato la chitarra, vi rispondiamo che la musica si evolve. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere un importante background grazie ai nostri genitori che ci facevano ascoltare tanto rock. Ci rendiamo conto che i ragazzi di oggi abbiano magari altri gusti. Suonare la chitarra elettrica non è una cosa di tendenza, non c’è un motivo radicato. c’è un altro orientamento. Ci piacerebbe riportare in auge il genere rock con degli strumenti analogici. Agli inizi della nostra carriera, riscontravamo molte difficoltà a suonare nei posti piccoli perché avevamo tanti strumenti ed eravamo in quattro. In questo momento è dura ma siamo assolutamente fiduciosi per il futuro. Intanto cerchiamo di maturare, solidificare la nostra identità. Non ci sentiamo né incompresi, né dei grandi geni, siamo dei musicisti con un potenziale e facciamo il nostro cercando di essere soddisfatti di quello che facciamo. I nostri fan sono molto aperti, diciamo basta ai teen idol, le persone ci seguono per quello che siamo e questo dimostra una volta in più che la sincerità paga. Sempre”.

Raffaella Sbrescia

 

 

 

 

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